<?xml version='1.0' encoding='UTF-8'?><?xml-stylesheet href="http://www.blogger.com/styles/atom.css" type="text/css"?><feed xmlns='http://www.w3.org/2005/Atom' xmlns:openSearch='http://a9.com/-/spec/opensearchrss/1.0/' xmlns:georss='http://www.georss.org/georss' xmlns:gd='http://schemas.google.com/g/2005' xmlns:thr='http://purl.org/syndication/thread/1.0'><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057</id><updated>2012-02-27T02:55:02.574-08:00</updated><title type='text'>IVO TIBERIO GINEVRA</title><subtitle type='html'>Scrittore giallo noir - Ornitologo - Giudice esperto FOI (Federazione Ornicoltori Italiana) specializzazione Ibridi, Esotici, Indigeni</subtitle><link rel='http://schemas.google.com/g/2005#feed' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/posts/default'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default?max-results=100'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/'/><link rel='hub' href='http://pubsubhubbub.appspot.com/'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><generator version='7.00' uri='http://www.blogger.com'>Blogger</generator><openSearch:totalResults>55</openSearch:totalResults><openSearch:startIndex>1</openSearch:startIndex><openSearch:itemsPerPage>100</openSearch:itemsPerPage><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-7491311856482486437</id><published>2012-02-27T02:55:00.000-08:00</published><updated>2012-02-27T02:55:02.578-08:00</updated><title type='text'>MEGLIO NON CHIEDERE</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.francobrain.com/literae/88438008.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" lda="true" src="http://www.francobrain.com/literae/88438008.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: justify;"&gt;Autore: &lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Donald Westlake&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Editore: Marco Tropea&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anno: 1996&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La trama&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;John Dortmunder, artista del crimine e ladro di onorevole carriera, ne ha viste tante e tante ne ha fatte. Ma questa volta l’incarico che ha accettato è davvero strano: si tratta di recuperare un femore. Non uno qualunque, si capisce, ma quello che ottocento anni fa sosteneva la nobile figura di una casta giovanetta, cui toccò l’orribile sorte di essere uccisa e mangiata dai suoi familiari, e il raro privilegio di essere poi beatificata. E adesso due minuscoli paesi dell’Europa orientale si disputano quel che resta delle sacre spoglie mortali di Santa Ferghana. Il problema è che all’ONU c’è solo un posto libero e a decidere quale tra le due nazioni l’occuperà è un potente prelato cattolico. Inutile dire che il paese capace di assicurarsi la santa reliquia si troverebbe in posizione decisamente avvantaggiata. Sulle prime Dortmunder è un po’ scettico di fronte alle proposte dell’ambasciatore di uno dei due paesi, ma poi non riesce a resistere: un piccolo ritocco alla paga, ed eccolo chiamare a raccolta la sua banda di sbandati per gettarsi in questa nuova impresa che lo trascinerà nel bel mezzo di un incidente internazionale di dimensioni epiche.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Recensione di &lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;pubblicata su &lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;span style="color: red;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La scrittura di Westlake è semplice, diretta e scorrevole. La trama è ottimamente congegnata, con logica, sapiente e geniale. L’umorismo che verga ogni pagina non è mai invasivo ed è sempre appropriato. Tutti i personaggi sono descritti in modo singolare. Hanno un tratteggio psicologico completo, perfetto e realistico. Dortmunder (il protagonista) e la sua gang di ladri, pagina dopo pagina, ti entrano nel sangue con la loro sfortuna e con i loro elaborati piani criminali, ma più d’ogni altra cosa affascina la filosofia commerciale del furto, propria di questa banda di newyorchesi originali. Il furto che è inteso come attività imprenditoriale, gode sempre di un’organizzazione minuziosa, ma purtroppo, e qui sta il bello, la banda di Dortmunder non riesce mai ad evitare la malasorte, unica variabile costante in questa, come nelle loro altre imprese.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A Westlake va riconosciuto il merito di avere introdotto l’umorismo nel genere noir. Lui stesso nel 1965 soleva dire di non essere più capace di scrivere con la serietà propria del genere, addirittura affermava di divertirsi con le sue trovate esilaranti, e proprio questa ironia presente nel continuo pericolo che sovrasta i comportamenti della banda di ladri, rende più credibile e reali le azioni delittuose del gruppo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Nel romanzo Meglio&lt;/em&gt; non chiedere tutto è ben fatto. Nessuna azione è lasciata al caso e ogni cosa ha una logica nella penna dello scrittore americano. Tutto quadra perfettamente come in un meccanismo d’alta precisione e ciò fa cogliere appieno la gran capacità narrativa di Westlake, che lo proclama di diritto fra gli scrittori più talentuosi del continente americano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Leggere per credere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Un personaggio del romanzo &lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Trascrivo un tipico passo della scrittura di Westlake, mentre presenta un personaggio; in questo caso si tratta di Tiny Bulcher uno dei protagonisti del romanzo &lt;em&gt;Meglio non chiedere.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;"Entrando&lt;/em&gt; &lt;em&gt;nella stanza, Dortmunder fece un cenno con il capo all’oratore e chiuse la porta dietro di sé con il sedere. L’oratore che sembrava una collina portata in vita da una animazione elettronica, era un mostro umano – o un uomo mostruoso – chiamato Tiny (come dire microbo) Bulcher da qualcuno dotato di un umorismo macabro, o di buone gambe, oppure di entrambe le cose. In compagnia di esseri umani di misura e stazza normali, Tiny Bulcher sembrava…diverso. Ricordava alla maggioranza delle persone quella cosa che credevano vivesse di notte nel ripostiglio della loro cameretta, quando erano piccoli piccoli, e si svegliavano, ed era proprio assolutamente buio in tutta la casa, e restavano a letto sapendo di quanto fossero piccoli e la porta del ripostiglio era l’unica cosa nell’intero vasto universo che potevano vedere, e sapevano, che proprio dentro a quel ripostiglio, in quel momento, ad allungare la mano verso la maniglia, c’era… Tiny Bulcher.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;“Ciao, Tiny” lo salutò Dortmunder che, attraversata la stanza per andare a sedersi al tavolo accanto a un Andy Kelp distaccato, piazzò la bottiglia di Burbon tra di loro.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;“Ciao Dortmundet” rispose Tiny, con la voce simile al motore di un idrovolante con problemi alla guarnizione di tenuta. Ridacchiò un suono simile a un crocchiare di ossicini, commentando: “Mi dicono che sei andato a pesca. Solo che il pesce puzzava".&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Curiosità&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.antoniodecurtis.org/ignoti1.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; height: 263px; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em; width: 321px;"&gt;&lt;img border="0" height="261" lda="true" src="http://www.antoniodecurtis.org/ignoti1.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;Il ladro Dortmunder, personaggio carismatico dei romanzi degli “ineffabili cinque” è stato interpretato in una pellicola dall’attore americano Robert Redford (The hot rock) e lo stesso Westlake fu sorpreso nell’apprendere questa notizia. In effetti, anche se non ho visto il film mi riesce difficile vedere questo premio Oscar nei panni di un delinquente avvilito, rassegnato, dall’aspetto piuttosto comune e al contempo dotato di trovate geniali. Al suo posto avrei meglio immaginato il nostro Gigi Proietti e meglio ancora il vecchio Vittorio Gassman, prototipo scassato del capobanda de I soliti ignoti. Chissà se Peppe “er Pantera” (Vittorio Gassman), Mario (Renato Salvatori), Michele “Ferribotte” (Tiberio Murgia), Tiberio (Marcello Mastroianni) e Capannelle (Carlo Pisacane), i nostri cinque del film diretto da Monicelli, chissà se non hanno ispirato le gesta degli ineffabili cinque di Westlake. Ma una cosa è sicura: per quanto la fantasia dello scrittore americano sia stata brillante ed infinita, e per quanto bravi sono stati gli attori del cinema americano, nessuno è mai riuscito a inventare un personaggio, incredibile e geniale come il nostro Dante Cruciani (Totò) mentre spiega come scassinare una cassaforte a quella scalcagnata banda del miglior cinema italiano che abbiamo avuto.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: justify;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/div&gt;&lt;/em&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-7491311856482486437?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/7491311856482486437/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2012/02/meglio-non-chiedere.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7491311856482486437'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7491311856482486437'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2012/02/meglio-non-chiedere.html' title='MEGLIO NON CHIEDERE'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-741102449510380492</id><published>2012-02-25T07:11:00.000-08:00</published><updated>2012-02-25T07:11:31.346-08:00</updated><title type='text'>PENSA UN NUMERO</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.iperborea.com/images/stories/files_intranet/libri/librocatalogo/cover/000283/20111123124708_pensa_un_numero.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" lda="true" src="http://www.iperborea.com/images/stories/files_intranet/libri/librocatalogo/cover/000283/20111123124708_pensa_un_numero.jpg" width="186" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Autore: &lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;strong&gt;Anders Bodelsen&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Editore: &lt;strong&gt;Edizioni Iperborea&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il romanzo in questione è datato 1968,&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;ma è arrivato in Italia solo nel 2011&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Trama in sintesi&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Piccolo-borghesi si nasce. Criminali si diventa. Una fredda sera di dicembre, nei sobborghi di Copenaghen, Flemming Borck, prima di lasciare lo sportello della banca dove lavora da lunghi, monotoni anni e tornare alla sua grigia vita da scapolo senza speranze, scopre in maniera del tutto casuale il piano di un rapinatore che da giorni fa la posta al suo sportello travestito da Babbo Natale. E se fosse l’occasione della sua vita? Quando arriva il fatidico momento, il cassiere non si fa trovare impreparato e grazie a un geniale stratagemma intasca il grosso del bottino. Né la banca, né la polizia, né i colleghi sospettano di essere stati raggirati dall’inedito malvivente, ma purtroppo Sorgenfrey, lo squilibrato rapinatore, sì. Scatta così una serrata caccia ai ladri tra doppi giochi e tripli inseguimenti, in cui Flemming, pericolosamente affiancato dall’interessata femme fatale Alice, scopre di aver superato un rischioso confine, e di non poter più tornare indietro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Recensione di &lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;pubblicata su&lt;span style="color: red;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;span style="color: red; font-size: large;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="color: red;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Odio il Natale. Odio profondamente la sua falsa atmosfera festosa, e soprattutto odio soggiogarmi agli obblighi dettati dal consumismo. Per questo e solo per questo regalo a tutti dei libri. Anche a chi non li legge e con gran piacere, li regalo a chi li odia, così almeno capiscono, che a me dei loro patetici pensierini di Natale, non me ne frega un cazzo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;I libri li scelgo sempre di autori italiani, specialmente se non sono famosi e se la casa editrice è una medio piccola che fatica a restare a galla nei gorghi dei mostri americanizzati supermarket della cultura.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;All’improvviso i miei occhi vedono un libro con la copertina di un accattivante verde azzurrato e soprattutto con un bello zampone di Babbo Natale disteso su un tavolo autoptico con la sua bella targhetta identificativa attaccata allo stivale. È di un certo Anders Bodelsen, danese, classe 1937. Il libro poi è del 1968 e il titolo &lt;em&gt;Pensa un numero&lt;/em&gt;, non mi piace. In teoria incarna tutti i requisiti di una scelta che non avrei mai fatto, ma quel piedone morto di Babbo Natale è un’esca appetitosa. Il messaggio comunicativo che incarna il regalo fatto a chi detesto, e incontro solo a Natale è veramente troppo bello. Mi decido. Compro tutte e sei le copie a disposizione, ma una la tengo per me.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Speravo leggere di Babbi Natali morti ammazzati, torturati nel peggior modo possibile e invece non ce n’é manco uno ucciso, anzi mi capita pure di affezionarmi all’unico presente nel romanzo perché non è come tutti gli altri. È speciale. È unico, pensate che va in banca tutto vestito di rosso, con un bel barbone bianco e al cassiere passa un foglio di carta con su scritto: QUELLO CHE HO IN TASCA E’ UNA PISTOLA. DAMMI TUTTO IL DENARO CHE HAI IN CASSA SENZA ATTIRARE L’ATTENZIONE. Ora ditemi voi come faccio a non amare questo meraviglioso Babbo Natale. Ma c’è anche di più. Il cassiere della banca, un tale anonimo e insignificante essere umano, che corrisponde al nome di Borck, intuisce della rapina e pensa bene di fottere lo stesso ladro e soprattutto, la sua banca.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il mix è senza dubbio originale. I suoi personaggi credibili e ricchi di un tratteggio psicologico magistrale. L’azione non c’è perché incentrata nella conservazione e successiva spendita del danaro, senza alterare il ritmo di vita per non destare sospetti, dove tutto scorre inesorabile e lento verso una soluzione finale con un colpo di scena davvero paradossale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il libro è godibile. Ben curato nelle atmosfere del mio caro aborrito clima natalizio e ottimamente congegnato nella trama. Bork con i suoi inutili colleghi e gli altri personaggi dell’opera, sono descritti con un umorismo raffinato e introspettivo davvero degno di nota.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La mancanza dell’azione, o meglio, della doverosa tensione, che è l’elemento principe della letteratura del genere, è proprio la sua inusuale e assurda forza del romanzo. L’interesse nella lettura non viene mai meno e canalizza il lettore, con lentezza verso la soluzione finale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Pensa un numero, me lo sono bevuto in un giorno. Divertendomi. Anders Bodelsen è senza dubbio un grande scrittore e mi è maledettamente dispiaciuto di aver regalato un libro così bello a chi di sicuro non lo leggerà mai….ma così è la vita. Al momento ve lo consiglio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-741102449510380492?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/741102449510380492/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2012/02/pensa-un-numero.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/741102449510380492'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/741102449510380492'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2012/02/pensa-un-numero.html' title='PENSA UN NUMERO'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-2414476238188772481</id><published>2012-02-14T05:10:00.000-08:00</published><updated>2012-02-14T05:10:55.647-08:00</updated><title type='text'>LA SORTE</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/-mp8IxHqZm9E/TtPCheD7-KI/AAAAAAAAFG4/p6C6EqfcGeg/s1600/copertina+la+sorte001.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" src="http://2.bp.blogspot.com/-mp8IxHqZm9E/TtPCheD7-KI/AAAAAAAAFG4/p6C6EqfcGeg/s320/copertina+la+sorte001.jpg" width="226" yda="true" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Francesco Zaffuto&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Commedia in due atti&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;u&gt;recensione di Ivo Tiberio Ginevra&lt;/u&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La sorte è un riuscito esempio di come si coniugano in una commedia, il realismo e la metafisica fino al punto di rendere tutti i personaggi astratti e vivi al tempo stesso. Il suo messaggio, velato da ironia, proposto, infatti, sotto la forma della commedia, è drammaticamente attuale e mette in primo piano la tragedia della giustizia e del potere, proponendoci con una semplice trama, la commistione malata fra politica e magistratura, con il logico mancato rispetto dei diritti e della dignità umana. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Per raccontarci questo, l’autore sceglie uno stile semplice, addirittura essenziale, dove neanche una parola è messa a caso, dove la morale è sconfitta da un personaggio grossolano, ma potente, con chiari riferimenti al nostro ex capo del governo (Berlusconi) e ad altro ancora più ex di lui (Craxi). In questa commedia si vive il degrado dell’etica, anzi la sua stessa morte.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La sorte è un’eccellente opera teatrale di pubblica denunzia, sotto forma allegorica, tanto cara a Pirandello e Rosso di San Secondo, quest’ultimo compaesano del nostro Francesco Zaffuto, chiaro segno che la nostra terra continua a produrre pregevoli frutti letterari. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L'opera è integralmente fruibile in rete al link &lt;a href="http://groviglidiparole.blogspot.com/2011/10/la-sorte.html"&gt;http://groviglidiparole.blogspot.com/2011/10/la-sorte.html&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-2414476238188772481?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/2414476238188772481/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2012/02/la-sorte.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2414476238188772481'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2414476238188772481'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2012/02/la-sorte.html' title='LA SORTE'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/-mp8IxHqZm9E/TtPCheD7-KI/AAAAAAAAFG4/p6C6EqfcGeg/s72-c/copertina+la+sorte001.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-6638593499683829121</id><published>2012-02-07T01:10:00.000-08:00</published><updated>2012-02-07T01:10:16.753-08:00</updated><title type='text'>PERCHE' NO</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.sognihorror.com/img/copertina%20Perch%C3%A8%20no.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" sda="true" src="http://www.sognihorror.com/img/copertina%20Perch%C3%A8%20no.jpg" width="228" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;CRISTINA ZAGARIA&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;EDIZIONI PERDISA POP&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;ANNO 2009&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Recensione di &lt;strong&gt;Ivo Tiberio Ginevra &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;pubblicata su &lt;span style="color: red;"&gt;thrillerpages.blogspot.com&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Ho sempre avuto un’attrazione per quei libri di poche pagine che all’interno racchiudono grandi contenuti, pertanto, se da naufrago mi aggiro negli scaffali di una libreria alternativa e mi trovo dinanzi ad una copertina accattivante, con i suoi bei colori e una veste grafica ricercata, una casa editrice che è sinonimo di serietà e avanguardia, un titolo intrigante, e per finire una scrittrice che è anche una gran bella donna… resto senza nuove scelte e procedo subito all’acquisto. Eccovi spiegato come il libro di Cristina Zagaria è finito nelle mie mani con quasi tre anni di ritardo, ma in compenso Perché no, l’ho letto e riletto fra sabato e domenica. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;E sono stato subito costretto a rileggerlo, perché le sue cento pagine me le sono bevute in un sorso e non ho avuto il piacere di godere appieno di tutti quei meravigliosi particolari che lo fanno un libro eccellente, insieme alla sua costruzione, semplice e concatenata al tempo stesso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il romanzo è ispirato da un fatto di cronaca realmente accaduto nei vicoli di Napoli (una maestra di scuola elementare è rapinata per strada da due suoi ex alunni) e tutto parte intorno alle otto di mattina, quando Daniele, un ragazzino di tredici anni del rione Sanità, decide di marinare la scuola insieme al suo coetaneo Francesco, perché devono fare una cosa importante. Devono diventare ommini. Uomini! A tredici anni. E per far questo devono compiere una rapina perché Mario ha garantito a Francesco che se il colpo va bene, ci presenta gli amici di suo padre, ci fa entrare nel sistema e cominceremo ad avere dei compiti. All’inizio poca roba, ma saremo leali, affidabili e presenti, sarà tutto in discesa. Lui dice che è un bene cominciare quando si ha la nostra età. Sono due i vantaggi. Per la legge non siamo adulti, quindi abbiamo molte più libertà e ai grandi serviamo. E poi perché, quando arrivi a diciotto anni, hai già una carriera, un curriculum, non sei l’ultimo arrivato. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Da contro altare a queste figure negative c’è la vittima, la maestra Adriana, con un marito in cassa integrazione nello stabilimento Fiat di Pomigliano D’Arco ed un padre allettato a causa di una malattia incurabile. Una vita, la sua, fatta di lavoro, affetti sinceri e sacrifici.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;Perché no&lt;/em&gt;, è un racconto verista, dove si respira l’odore della povertà e il sapore delle espressioni dialettali, travolti da un ritmo narrativo dettagliato e intenso dato proprio dalla brevità del racconto. L’azione stessa si compie in una sola giornata, anzi, in meno delle canoniche 24 ore e questo fa aumentare di molto il pathos della lettura.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;em&gt;Perché no&lt;/em&gt;, non è solo un semplice romanzo di denunzia sociale sulla delinquenza minorile di Napoli, non è solo la storia di una rapina andata a male, ma è una radiografia completa e impietosa del malessere di una città, narrata senza alcun taglio giornalistico e soprattutto senza alcuna retorica, senza alcun canone stereotipato, senza la solita mercificazione dei problemi partenopei. Solo la storia, nuda e cruda, che ti colpisce dritta al cuore o se preferite al cervello. Che ti lascia partecipare senza aver drammatizzato il racconto, perché tutto è la lucida fotografia non del singolo fatto, non di una sola città, ma di un popolo intero, perché Napoli siamo tutti noi. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Noi non possiamo essere indifferenti a questa tragedia giornaliera e la scrittrice fa vivere il nostro disinteresse trasportandoci come personaggi all’interno della storia, &lt;strong&gt;ora come&lt;/strong&gt; “una donna che stava uscendo da un fioraio, che rientra dentro”. &lt;strong&gt;Oppure&lt;/strong&gt; “Poco più avanti” &lt;strong&gt;come&lt;/strong&gt; “una coppia di anziani che rimane ferma sulla soglia del portone. Né dentro né fuori”. &lt;strong&gt;Ora&lt;/strong&gt; “Sull’altro marciapiede” &lt;strong&gt;dove&lt;/strong&gt; “vedo due signore affrettare il passo”.&lt;strong&gt;Oppure su&lt;/strong&gt; “Uno scooter” &lt;strong&gt;che&lt;/strong&gt; “passa a cinque centimetri da noi”. “C’è gente in giro che cammina accanto a lei”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Indifferenza. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;E peggio ancora è quando la Zagaria ci fa partecipi del dramma &lt;strong&gt;come&lt;/strong&gt; “il fioraio” &lt;strong&gt;che&lt;/strong&gt; “si volta e scompare nel negozio”. &lt;strong&gt;Oppure come&lt;/strong&gt; “la coppia di anziani che finalmente si muove dalla soglia del portone e s’incammina verso la scuola, con la testa alta e lo sguardo fisso in avanti”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La noncuranza signori. Ma riflettete bene su questa noncuranza. Se volete chiamatela pure indifferenza, disinteresse, insensibilità, ma non scordate che questa cosa non vive solo a Napoli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Per finire leggo dalla biografia di Cristina Zagaria che non è napoletana, e non posso fare a meno di complimentarmi con lei, per come ha fatto parlare le strade di Napoli e soprattutto per come i suoi odori si sono trasformati in schiaffi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Brava.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-6638593499683829121?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/6638593499683829121/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2012/02/perche-no.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/6638593499683829121'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/6638593499683829121'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2012/02/perche-no.html' title='PERCHE&apos; NO'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-4300897036780119344</id><published>2012-02-07T00:18:00.000-08:00</published><updated>2012-02-07T00:18:32.501-08:00</updated><title type='text'>TU SEI IL MALE</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.nuovasocieta.it/images3/Giulia/tuseiilmale.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" sda="true" src="http://www.nuovasocieta.it/images3/Giulia/tuseiilmale.jpg" width="210" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Roberto Costantini&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Marsilio Editore &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Anno 2011&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;RECENSIONE DI &lt;strong&gt;IVO TIBERIO GINEVRA&lt;/strong&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;pubblita su &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;span style="color: red; font-size: large;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;Io sono sicuramente una delle ultime voci che si aggiunge al coro di lodi a Roberto Costantini, pertanto, visto che pubblico e critica sono unanimemente d’accordo, scrivo una semplice recensione focalizzando quelle che secondo me sono le caratteristiche migliori espresse dallo scrittore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Tu sei il male&lt;/em&gt; è un ottimo romanzo. La costruzione è perfetta. La trama gialla buona. La scrittura fluida. Il tratteggio dei personaggi ed in particolare del protagonista, il commissario di PS Michele Balistreri, è davvero eccellente. L’ambientazione nelle due Italie del 1982 e del 2006 molto accurata. In sintesi un gran bel romanzo, che forse per diventare indimenticabile, avrebbe dovuto avere, una sfoltita di almeno un centinaio di pagine per evitare un calo di tensione nella parte centrale del romanzo (troppi personaggi e troppe fila da riannodare soprattutto nel finale).&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;Personalmente credo che il successo stia tutto nella bravura di Costantini che ci ha saputo far vivere, tramite una lucida analisi psicologica, la trasformazione del protagonista; da strafottente, cinico, superficiale, erotomane e arrivista giovane commissario di polizia, ma del tutto insensibile al fascino dei potenti, a quello depresso, solitario, calcolatore, onesto ed anche malato, senza dubbio più terreno, comprensibile e vicino alla realtà dei nostri giorni. Non era facile rendere partecipe il lettore di questa metamorfosi, e l’operazione è perfettamente riuscita. Per far questo Costantini ha dovuto curare l’ambientazione della Roma dell’82 e di quella successiva del 2006, collegandole ai trionfi della nazionale di calcio in coppa del mondo. Da queste due Italie viene fuori la minuziosa foto di una civiltà impietosa e arrogante. Razzista e servile. Arruffona, bigotta e potente nei giochi di palazzo. Mirabilmente descritta e vissuta da un Balistreri che è uomo del nostro tempo, in particolare dei cinquantenni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;Una cosa è certa: il commissario Michele Balistreri, con un solo romanzo, è entrato con prepotenza a far parte di quelle mitiche figure di commissari del nostro immaginario collettivo, le cui gesta aspetteremo con impazienza, ma con un deciso calo di pagine, perché 700, sono decisamente troppe per un giallo/thriller.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Una curiosità&lt;/strong&gt;. Mi sono accorto, da gran malato di football nazionale e internazionale, che quasi tutti i personaggi del romanzo portano il nome di calciatori noti e meno noti dei vari campionati di calcio. Un esempio? Hagi, Mircea, Lacatus, Lato, Florean, Iordanescu, Floris, Vasile, Marius, Greg, Orlandi, Alessandrini, Pasquali, eccetera eccetera. Addirittura uno di questi si chiama Geoana, che nel contesto del discorso cela, magari una fede calcistica nel Genoa. Ora mi dico: Sarà una semplice coincidenza? Saranno messaggi subliminali? O forse la realtà è che noi giallisti ci stiamo amminchiando il cervello a furia di cercare sempre un indizio nascosto?&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia; font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Georgia;"&gt;Trama&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Roma, 11 luglio 1982. La sera della vittoria italiana al Mundial spagnolo Elisa Sordi, giovane impiegata di una società immobiliare del Vaticano, scompare nel nulla. L’inchiesta viene affidata a Michele Balistreri, giovane commissario di Polizia dal passato oscuro. Arrogante e svogliato, Balistreri prende sottogamba il caso, e solo quando il corpo di Elisa viene ritrovato sul greto del Tevere si butta a capofitto nelle indagini. Qualcosa però va storto e il delitto rimarrà insoluto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Roma, 6 luglio 2006. Mentre gli azzurri battono la Francia ai Mondiali di Germania, Giovanna Sordi, madre di Elisa, si uccide gettandosi dal balcone. Il commissario Balistreri, ora a capo della Sezione Speciale Stranieri della Capitale, tiene a bada i propri demoni a forza di antidepressivi. Il suicidio dell’anziana donna alimenta i suoi rimorsi, spingendolo a riaprire l’inchiesta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma rendere finalmente giustizia a Elisa Sordi dopo ventiquattro anni avrà un prezzo ben più alto del previsto. Balistreri dovrà portare alla luce una verità infinitamente peggiore del cumulo di menzogne sotto cui è sepolta, e affrontare un Male elusivo quanto tenace, che ha molteplici volti uno più spaventoso dell’altro.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-4300897036780119344?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/4300897036780119344/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2012/02/tu-sei-il-male.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4300897036780119344'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4300897036780119344'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2012/02/tu-sei-il-male.html' title='TU SEI IL MALE'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-8867953884626866890</id><published>2012-01-26T06:47:00.000-08:00</published><updated>2012-01-26T06:47:36.164-08:00</updated><title type='text'>I materiali del killer</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.illibraio.it/gallery/Biondillo-materialidelkiller.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" gda="true" height="320" src="http://www.illibraio.it/gallery/Biondillo-materialidelkiller.jpg" width="206" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Gianni Biondillo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times; font-size: large;"&gt;Casa editrice Guanda&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times; font-size: large;"&gt;Anno 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;span style="font-family: Times;"&gt;recensione di &lt;strong&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/strong&gt; pubblicata su&amp;nbsp;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;span style="color: red;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt; &lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: left;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;Lo dico senza mezzi termini perché voglio essere abbastanza chiaro, &lt;em&gt;I materiali del killer&lt;/em&gt; di Gianni Biondillo è uno dei migliori romanzi pubblicati da autori italiani nel 2011, e non mi riferisco solo a letteratura del “genere giallo”, ma anche a quella con la “L” maiuscola.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;Mi rattrista molto il pensiero che parecchi appassionati giallisti non abbiano colto l’innovazione messa in opera da Biondillo, che con &lt;em&gt;I materiali del killer&lt;/em&gt; eleva la minore e bistrattata categoria del romanzo di genere, a romanzo di qualità, riuscendo a trattare nell’arco di 360 pagine, tematiche di grande spessore attuale e culturale, il tutto con un linguaggio fresco, schietto, ironico, decisamente personale e senza mai abbandonare la trama gialla con la sua azione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;I materiali del killer&lt;/em&gt;, pertanto, deve essere letto con una mentalità aperta al rinnovamento, uscendo dalla gabbia della trama e della ricerca di un colpevole a tutti i costi. Accostatevi alla lettura con l’intento di studiare un nuovo linguaggio sperimentale riflettendo sui mutamenti cui va incontro la nostra società contemporanea. Biondillo, alla fine, non ha fatto altro di far capire che non può essere narrato un bel nulla se estrapolato dalla realtà globalizzata nella quale siamo immersi, e non tace affatto su alcuni fenomeni sociali che vanno denunziati e approfonditi, come la condizione degli stranieri e dei rom che servono alla nostra classe politica ai soli fini elettorali, pubblicitari o propagandistici. Anche la globalizzazione criminale che indifferente calpesta i diritti dei più deboli nel silenzio convivente della civiltà democratica è una grande risorsa di questo romanzo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;A mio parere è giusto narrare, seppur in forma romanzata, delle tragedie del terzo mondo spazzato dai luridi interessi della nostra criminalità d’esportazione, e addirittura è più che doveroso per far capire le dinamiche affaristiche e la portata di questa condotta delittuosa in quel grande serbatoio che è il continente africano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;E’ giusto ricordare che a diverse centinaia di chilometri dal nostro bel paese, si combatte un guerra giornaliera per la sopravvivenza, dove i deboli sono vessati da guerre combattute da eserciti di mercenari e predoni che altro obiettivo non hanno se non affamare, depredare e uccidere. È giusto ricordare che da questo dramma giornaliero nasce il fenomeno dell’immigrazione clandestina. È giusto ricordare che da questa legittima aspettativa di vita costantemente infranta dall’indifferenza dell’occidente e dal profitto delle bande criminali, nasce quell’immorale traffico di esseri umani, capace di calpestare con freddezza la vita umana, trattandola alla stessa stregua della merce avariata. Andata a male.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;Se non riuscite a comprendere, commuovervi o immedesimarvi in questa tragedia, che dal Biondillo viene sempre trattata all’interno del tratteggio psicologico di Halie, il suo protagonista, non potrete mai godere appieno di questa lettura e di capitoli come: “&lt;em&gt;Tranne i bambini&lt;/em&gt;” oppure la sezione 6 de “&lt;em&gt;Il volo delle libellule&lt;/em&gt;”. Questa è grande letteratura, anche meritevole di essere inserita nelle antologie scolastiche. C’è tutto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;Riguardo alla trama, non a caso ho usato il termine “protagonista” quando ho scritto di Haile. Io credo che in questo romanzo il vero personaggio principale non è l’ispettore Ferraro, o il commissario Rinaldi e la sua squadra, ma proprio Haile, “l’implacabile”, con tutto quello che rappresenta e il mondo che gli gira intorno come Zahra, Sayed. Credo che se gli ammiratori dell’ispettore Ferraro, delusi da questo romanzo, lo rileggessero spostando l’ottica dal loro beniamino su Haile e su quanto ho detto prima, godrebbero dell’incisiva costruzione psicologica del personaggio, del perfetto stile narrativo e della stessa trama gialla, che riserva un finale in grado di ricordarci atmosfere surreali e introspettive che personalmente mi hanno riportato alla mente sensazioni suscitate in precedenza da scrittori ben più illustri del nostro Biondillo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;In conclusione credo che questo I materiali del Killer sia il più bello dei quattro romanzi dell’ispettore Ferraro, e che Biondillo ha dato una grande prova di maturità intellettuale, con scrittura lucida e attenta alle dinamiche sociali contemporanee, innovando, nobilitando e reinventando la letteratura del genere “giallo”. Non è un capolavoro, ma è di sicuro un gran bel romanzo, di certo sconsigliato a chi si appresta a leggerlo con la tradizionale mentalità di “scoprire chi è l’assassino”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: right;"&gt;&lt;span style="font-family: Times; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Gianni Biondillo ha vinto il Premio Scerbanenco 2011 con I materiali del killer (Guanda), giudicato Miglior romanzo noir italiano dalla giuria del Courmayeur Noir in Festival - LA STAMPA «perché è un romanzo innovatore che esce dai binari tradizionali del genere, che mette a confronto la realtà metropolitana con le inquietudini e le ansie che attraversano il Mediterraneo».&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-8867953884626866890?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/8867953884626866890/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2012/01/i-materiali-del-killer.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/8867953884626866890'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/8867953884626866890'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2012/01/i-materiali-del-killer.html' title='I materiali del killer'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-6691762424167054905</id><published>2011-12-20T08:23:00.000-08:00</published><updated>2011-12-20T08:23:47.652-08:00</updated><title type='text'>Ucciderò Mefisto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2010/02/uccidero-mefisto-copertina.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" oda="true" src="http://lapoesiaelospirito.files.wordpress.com/2010/02/uccidero-mefisto-copertina.jpg" width="226" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Autore: Valter Binaghi&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Anno: 2010&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Editore: PerdisaPop&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Recensione di Ivo Tiberio Ginevra &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;publicata su &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: red; font-size: large;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il caso è semplice per il commissario di polizia Leonetti. Fausto Blangè è reo confesso. Ha ucciso il suo analista, il dottor Giacomo Collinaro con un colpo di pistola in faccia. “&lt;em&gt;L’uomo ha una bella voce, il tono affabile, privo d’inflessioni, l’espressione impostata senza risultare contraffatta, come di uno per cui parlare è un talento naturale più che una professione&lt;/em&gt;”, ma oltre ad ammettere l’omicidio, Blangè non dice altro di sensato. “&lt;em&gt;Chiamava il suo custode: l’airone. L’airone, capisce? Un uccello e poi parlava di Faust, e Margherita, e Mefistotele&lt;/em&gt;”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il caso per il commissario Leonetti è già chiuso in partenza, e chiuso rimane, però nella natura del tutore dell’ordine c’è un tarlo. Vuole capire il perché di questo delitto efferato. Blangè ha tutto, nessun problema economico, una carriera universitaria avviata. È uno scrittore di best seller, ricercato dalle televisioni e dalla stampa come opinionista. Vince premi letterari. Ha un promoter che gli ha dato credibilità nell’ambiente culturale, una produttrice televisiva che cura la sua immagine ed anche una bella studentessa come amante. Licia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’intuizione di Leonetti sta tutta nell’aver capito cos’è che manca all’assassino, e non cos’è che possiede. Fausto Blengè, infatti, non ha più una famiglia, non ha più l’amore della sua l’adorata moglie Margherita, perché è morta e con lei il suo universo di valori positivi, ma non si tratta solo di una semplice morte per malattia o altra causa naturale, si tratta di suicidio e di suicidio estremo. Margherita si è fatta dilaniare sulle rotaie da un treno della metro, a Milano, fra l’indifferenza e le maledizioni dei pendolari.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il movente dell’omicidio è trovato da Leonetti nell’identificazione della vittima in Mefisto, perché è indubbio che il successo, la carriera e anche le amanti sono arrivati a Blangè tardi, e solo dopo l’inizio della terapia da Collinaro. Prima di allora, mai un editore, una televisione, o uno studente si era interessato a quel professore di lettere nei licei, oppure ad uno solo dei suoi romanzi. Leonetti capisce che il prezzo dell’agognato successo è frutto di una terapia condizionante e plasmatrice che ha come effetto collaterale quello di subordinare la vita di Margherita al successo di Blangè, però tutto regge fino al giorno del suicidio della donna. Dopo quel gesto insano, la mente dell’omicida prenderà coscienza dell’immane perdita. Sarà scarnificata dal dolore, dal pentimento, dalla voglia di vendetta fino ad essere governata da un solo pensiero: “&lt;em&gt;Ucciderò Mefisto&lt;/em&gt;”, allora và da Collinaro, gli spara in faccia e confessa l’omicidio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il caso è chiuso. È sempre stato chiuso. Questa la storia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Valter Binaghi è un pazzo e mi sentirei di dire, anche da catena, perché con questo breve romanzo si è andato ad infilare nei terreni sacri della letteratura mondiale, dove il vecchio dilemma di avere ed essere è stato degnamente trattato attraverso i secoli, da tanti scrittori famosi, vedi per tutti Ghoethe con il Faust. &lt;em&gt;Ucciderò Mefisto&lt;/em&gt; è un ripercorrere allusivo del dramma. Anche i nomi dei personaggi sono gli stessi. Faust sta a Fausto, e da anonimo professore di liceo e mediocre scrittore diventa professore universitario e scrittore di successo. Margherita sta a Margherita come una donna innamorata sta ad una donna innamorata che perde il suo amore. E Collinaro, lo psicanalista, sta a Mefisto come solo un diavolo sa fare con la sua vittima. Lui dona l’effimero per togliere l’essenziale. E proprio la vita, l’amore, è il prezzo da pagare a Mefisto. Solo che la vittima lo capisce. Rompe il teorema e anche se tardi, non ci sta più. Ha rimorso, si vendica e uccide il diavolo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Tutto a prima lettura sembra una cosa scontata e per niente originale, ma alla prima lettura! Alla seconda ti accorgi del vero talento di Binaghi, anzi arrivi a paragonarlo a un genio scatenato. A mente fredda ti rendi conto che “&lt;em&gt;Ucciderò Mefisto&lt;/em&gt;” è un bel concentrato d’illuminate pagine e di un grande esercizio stilistico.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il contrasto fra i fogli scritti in corsivo (che a prima lettura disturbano perché distraggono dalla storia) con quelli che narrano dell’indagine del commissario Leonetti, lo afferri solo dopo perché non c’è alcuna trama gialla da seguire. Solo dopo capisci che il corsivo è il legittimo ed indispensabile scandagliare dell’animo umano e afferri (e apprezzi) il suo contrasto con il quotidiano concreto e semplice.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cento pagine dove c’è un grande amore finito male. La tragedia della gelosia, del tradimento, della solitudine. Dove c’è l’ossessiva ricerca dell’ambizione, del successo, della notorietà e soprattutto un’analisi impietosa e critica dell’ambiente editoriale e televisivo nei confronti di scrittori giovani e meno giovani disposti a tutto pur di essere pubblicati da un editore che non ha alcun interesse nell’opera letteraria.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cento pagine così ricche di spunti e contenuti, che probabilmente in mano ad un altro scrittore sarebbero diventate, quattrocento, seicento e forse anche di più, e che invece Binaghi riesce a concentrare in poco spazio, con la forza di un cazzotto in bocca che per giorni farà sentire il suo malessere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Ucciderò Mefisto&lt;/em&gt; è un romanzo intriso da sensi di colpa, incomprensioni, solitudine. Apologia del consumismo, narrato con semplicità apparente, grande stile letterario e senza alcun moralismo, vera prova di forza dello scrittore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Ucciderò Mefisto&lt;/em&gt; è un gran libro. Da leggere e soprattutto da rileggere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="color: black;"&gt;&lt;strong&gt;recensione di Ivo Tiberio Ginevra&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-6691762424167054905?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/6691762424167054905/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/12/uccidero-mefisto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/6691762424167054905'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/6691762424167054905'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/12/uccidero-mefisto.html' title='Ucciderò Mefisto'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-3861342668499983117</id><published>2011-12-14T07:10:00.000-08:00</published><updated>2011-12-14T07:10:34.523-08:00</updated><title type='text'>Quattro e quattro otto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/-fmFuMF0SCUM/TmXrPBqBXGI/AAAAAAAAEmU/nprrOOWc_vk/s320/8.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" oda="true" src="http://1.bp.blogspot.com/-fmFuMF0SCUM/TmXrPBqBXGI/AAAAAAAAEmU/nprrOOWc_vk/s320/8.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Claudio Arbib e Rodolfo Rossi &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Todaro Editore&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Anno 2011&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Trama in sintesi&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Roma. Il “solito” commissario svolge la “solita” indagine sul “solito” omicidio senza un nome e senza un perché. Man mano che la vicenda si dipana però il commissario Corvino scopre inaspettate e insospettabili relazioni tra la carriera ecclesiastica di un alto prelato, la morte prematura di un giovanissimo orfano e gli impicci di delinquenza piccola e grande.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Le cose poi si complicano.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il tutto in una partita dove perfino la pittura manierista e i Cavalieri di Malta giocano un ruolo cruciale. E il più ovvio dei commissari precipita nel gorgo della meno ovvia delle storie…&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Recensione di&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt; pubblicata su&lt;/strong&gt; &lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: red;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: red;"&gt; &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo è un romanzo poliziesco scritto a quattro mani da un musicista (Rodolfo Rossi) e un ingegnere (Claudio Arbib). Entrambi prima di iniziare la storia si sono posti una domanda essenziale: quale tratteggio psicologico dare al protagonista della storia, il commissario di Polizia Corvino?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La risposta è tutta nella postprefazione scritta alla fine del libro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Se uno vi dicesse che ci sono molti commissari di Polizia che amano cucinare o che sono appassionati di pesce, perché non dovreste crederci? In fin dei conti il nostro è un Paese bagnato da tre mari e con tradizioni culinarie nobili e varie. Ora nella storia che vi abbiamo raccontato si parla di un commissario di polizia non di primo pelo, patito della cucina di mare che pratica tra le mura di casa con una certa abilità. Però i commissariati italiani sono migliaia (cinquantuno solo quelli che dipendono dalla questura di Roma, e di questure in Italia ce ne sono 103) e fra tutti questi servitori dello stato non era in fondo altrettanto plausibile, almeno per cambiare, che il nostro fosse uno di quelli che detestano le spine e sono incapaci di cuocersi un uovo?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;In effetti si può ben supporre che la maggior parte dei commissari abbia vizi e virtù degli italiani ritenuti normali: fuma qualche sigaretta, o beve con moderazione, ama la famiglia, guarda la TV, frequenta centri commerciali, evada qualche piccolo balzello e, considerando i politici indistintamente dei ladri, non si fa problemi a votare all’occorrenza il più ladro di tutti. I tempi che corrono autorizzano a immaginare alcuni, pochi, che condividano perfino qualcuna delle abitudini degli italiani a ragione o a torto ritenuti meno normali, per esempio il gioco d’azzardo, le puttane o qualche droga cosiddetta leggera. Ma allora perché parlare di commissari amanti del pesce o della cucina?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il fatto è che presentare un commissario con i difetti che abbiamo elencato incontrerebbe ostacoli di vario tipo: i governi europei stanno facendo grandi sforzi per prevenire le malattie derivate dall’alcol, dal fumo e da altri eccessi, e ci mancherebbe solo un messaggio positivo sul versante della droga. Per quanto riguarda le abitudini alimentari, l’alta incidenza di malattie cardiovascolari che ci ritroviamo qui da noi, sconsiglia di fare troppa pubblicità a cibi come la carne, per tacere delle sterili polemiche che potrebbero sorgere con vegetariani e animalisti. Il pesce è una buona via di mezzo: anche se si tratta pur sempre di animali, le sue virtù nutritive – fosforo, pochi grassi, omega-3 – e ne fanno un soggetto senza dubbio adatto alla mensa di un tutore dell’ordine, o almeno di un avversario del disordine alimentare. A tutto questo si aggiunga che un uomo in cucina attira sempre la simpatia delle massaie, le quali, statistiche alla mano, risultano tra le più appassionate lettrici di storie poliziesche.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Tirando le somme, prima di scrivere questa storia abbiamo verificato se il commissario che ce l’ha raccontata ricadesse o no in una categoria spendibile in un giallo per famiglie e politicamente corretto. Siamo stati pure troppo fortunati.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;In caso contrario, avremmo dovuto scrivere un noir o uno splatter e consigliarvi di tenerlo lontano dai bambini e adolescenti.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il risultato alla fine è quello di avere creato un personaggio ordinario, con le intrinseche contraddizioni dell’uomo moderno, che si muove all’interno di una trama gialla colta e garbata, dove è proprio la trama in se stessa, la parte godibile del romanzo. I personaggi del commissariato, dottor Corvino &lt;em&gt;in primis&lt;/em&gt;, fanno solo da contorno, o meglio, servono diligentemente l’opera narrativa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’indagine in sé è molto originale, intercalata da ottimi déjà-vu che hanno il sapore di storia, con rimandi ad antiche memorie all’interno di un mondo, da sempre in mano al potere e ai potenti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Quattro e quattro otto&lt;/em&gt; è una lettura diversa, lontana dai soliti stereotipi americani tutto sangue e tormento, tecnologia e volgarità. È una lettura moderna e raffinata al tempo stesso. Forse un po’ più di mordente, o qualche battuta di spirito avrebbe dato al libro un maggiore godibilità, ma come ho detto all’inizio, i personaggi sono del tutto comuni e proprio per questo, credibili.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;Credo proprio che possiamo dare la nostra fiducia al commissario Corvino. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;recensione di Ivo Tiberio Ginevra&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-3861342668499983117?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/3861342668499983117/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/12/quattro-e-quattro-otto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/3861342668499983117'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/3861342668499983117'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/12/quattro-e-quattro-otto.html' title='Quattro e quattro otto'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/-fmFuMF0SCUM/TmXrPBqBXGI/AAAAAAAAEmU/nprrOOWc_vk/s72-c/8.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-723116267920273603</id><published>2011-12-14T06:57:00.000-08:00</published><updated>2011-12-14T06:57:14.082-08:00</updated><title type='text'>Salto d'ottava</title><content type='html'>&lt;div align="left" style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://img3.libreriauniversitaria.it/BIT/493/9788883724930g.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" oda="true" src="http://img3.libreriauniversitaria.it/BIT/493/9788883724930g.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;Autore: Antonio Paolacci&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;Editore: Perdisa Pop&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif; font-size: large;"&gt;Anno: 2010&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Trama:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;È la parodia di un ragazzo. Fantoccio deforme, sporco di se stesso, adagiato nella polvere bagnata, ma soprattutto immobile, e questo sì che è strano: Chiunque sia, non muoverà più un dito, mai più, ha finito di svegliarsi la mattina, ha finito di allacciarsi le scarpe. E siccome gli somiglia – stessa taglia, stesso modo di vestire – allora ecco cosa fa la paura più del sangue e delle altre schifezze: l’identità del morto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Un uomo e un ragazzo. Ventiquattro ore per entrambi. Un cadavere di adolescente in una fabbrica abbandonata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;L’uomo è un produttore cinematografico preda di una strana forma di smarrimento. È un uomo che ha atteso, che attenderà fino all’ultimo istante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Il ragazzo è un sedicenne affascinato dalla cultura dello skateboard. Quando s’imbatterà nel cadavere di un suo coetaneo, sarà l’inizio delle domande. Omicidio? Incidente? E scoprirlo, importa davvero? Sullo sfondo, una sessualità vissuta di nascosto: incontri anonimi, trasgressione e prostituzione s’incrociano a un’eloquente poetica delle persone qualunque.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Recensione di Ivo Tiberio Ginevra&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt; pubblicata su &lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;span style="color: red;"&gt;&lt;strong&gt;www.thrillercafe.it&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Un Matteo. Adolescente, benestante, apatico, e solo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Un Matteo. Adulto, benestante, apatico e solo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Un unico Met che per 24 ore rivive dentro i due Matteo, con la forza di un ricordo incancellabile, che ha per sempre segnato il destino del Matteo ragazzo e del Matteo uomo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Tutto nasce al “&lt;em&gt;Rottame&lt;/em&gt;”, un vecchio capannone industriale in rovina che avvolge nelle sue spire l’omologato anticonformista Met (Matteo), sedicenne, Skateboader, figlio di papà e della sua ricca civiltà del benessere. Che sa esagerare bene nella sua protesta esteriore contro una società che gli consente di vivere senza problemi e avendo tutto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Matteo. Met. Spinello e Skate ieri, oggi peercing e tatuaggio. Jeans a zampa di leone, occhiali da vista rotondi e barba incolta ieri, oggi jeans col culo di fuori, occhiali da killer e capello rigorosamente rasato, o colorato o gellato. Omologato! Met. Matteo. Come uno di oggi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;Al rottame, in mezzo al lerciume, all’odore di acre dell’abbandono, immerso “&lt;em&gt;nel vento che s’infila in quelle zanne di finestre rotte&lt;/em&gt;”, Met scopre un: “&lt;em&gt;fantoccio deforme, sporco di se stesso, adagiato nella polvere bagnata, ma soprattutto immobile&lt;/em&gt;”. Met al rottame, scopre come si è senza vita. Il fantoccio gli somiglia, ha la sua stessa età e perfino i vestiti simili ai suoi, allora scopre quello che potrebbe diventare. Ha paura. Fugge. Si rintana nella sua anticonformista cameretta di una casa agiata e piange, forse no, non piange. Non sa cosa fare, o meglio, il suo IO lo sa benissimo, ma preferisce fare l’unica cosa che gli hanno insegnato: NIENTE, e NIENTE è l’unica cosa che ha imparato bene da mamma e papà, dalla sua società e dal suo tempo, perché di sicuro NIENTE è l’unica cosa sicura, e lui si omologa volentieri obbedendo ai dettami invisibili della sua sterile coscienza con un’alzata di spalle. Solo il travaglio di una notte, una notte soltanto dove muore Met, e poi l’indomani, tutto va al suo posto fino al giorno in cui Met ricompare a Matteo il giorno del suo compleanno con una torta con “&lt;em&gt;non so quante candeline&lt;/em&gt;” ci sono. Fatto sta che Matteo adesso è un uomo, non ha più lo skate, ma una bella macchina che prima di montare accarezza il cofano. Non ha più ai piedi le mitiche All Star, oppure i jeans sgualciti di una nota casa americana, ma semplicemente “&lt;em&gt;una camicia da duecentonovantanove euro, calzoni e giacca che superano i mille&lt;/em&gt;” e con le scarpe “&lt;em&gt;si porta addosso il budget mensile di una famiglia&lt;/em&gt;”. Certo, ha anche un matrimonio naufragato con una figlia che vede poco e niente, un lavoro prestigioso di produttore cinematografico che lo arricchisce e che non gli piace. Certo Matteo ha anche altre cose che mezzo mondo gli invidia, ma a lui interessano quel tanto, perché da dopo quel dannato giorno al rottame è divenuto un nichilista sarcastico e solo, che cerca l’amore mercenario che paga per un sesso inutile, che paga per parlare e sentire parlare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La colpa del risveglio di Met è tutta del regista Campestri, che ha proposto a “&lt;em&gt;Matteo Qualcosa&lt;/em&gt;”di girare un video alternativo, un omologato video documentary/convenzional al rottame. A Matteo quel video importa. Non sappiamo perché gli importa così tanto, ma gli importa veramente. C’è però un ostacolo, il “&lt;em&gt;fagotto&lt;/em&gt;”. Deve rimuoverlo per non ostacolare le riprese. E lo fa. Deve fare i conti con la sua memoria. I conti con se stesso e con quella “&lt;em&gt;cosuccia irreversibile&lt;/em&gt;” che gli riecheggia nella memoria. E li fa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;em&gt;Salto d’ottava&lt;/em&gt; è un piccolo libro di un centinaio di pagine. Una gemma. Un capolavoro stilistico. Un gran saggio sulla crisi d’identità dell’uomo moderno che vive solo nel consumismo, nell’indifferenza, nella solitudine, nell’apatia, nell’individualismo, senza ambizioni, valori o prospettive di crescita. È un romanzo denuncia, feroce e critico verso le debolezze dell’uomo contemporaneo, raccontato come una metafora dove, e spesso, siamo costretti ad identificarci.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;La narrazione a prima lettura è complessa, ma rileggendola si capisce appieno che non poteva essere scritta in altro modo se non questo. Un linguaggio unico, pregnante, veloce e asciutto, con salti di tempo di vent’anni e passa, nell’arco delle ventiquatt’ore; con salti di stile dalla prima persona narrante alla terza. Con riflessioni di gran pregio: “&lt;em&gt;La memoria è immagine…. La memoria è montaggio….La memoria è collegamento….La memoria è conforto…. La memoria è collisione…. La memoria è salto….&lt;/em&gt;”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;em&gt;Salto d’ottava&lt;/em&gt; di Antonio Paolacci, è un gran bel libro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="right" style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Times, &amp;quot;Times New Roman&amp;quot;, serif;"&gt;&lt;strong&gt;recensione di Ivo Tiberio Ginevra&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-723116267920273603?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/723116267920273603/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/12/salto-dottava.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/723116267920273603'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/723116267920273603'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/12/salto-dottava.html' title='Salto d&apos;ottava'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-4912242385446981443</id><published>2011-11-11T03:35:00.000-08:00</published><updated>2011-11-11T03:35:32.376-08:00</updated><title type='text'>Intervista a Gianluca Ferraris</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.premioalpen.it/images/autore_ferraris.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nda="true" src="http://www.premioalpen.it/images/autore_ferraris.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Intervista di Ivo Tiberio Ginevra a &lt;strong&gt;Gianluca Ferraris&lt;/strong&gt;, autore di &lt;em&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/gioco-sporco-gianluca-ferraris/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: #990000;"&gt;Gioco sporco&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/em&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;pubblicata su &lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;span style="color: red;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="color: red;"&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: Com’è nato Gioco sporco?&lt;br /&gt;[R]: Il libro nasce dall’osservazione di un fenomeno molto diffuso ma poco raccontato: la presenza e la pervasività della criminalità organizzata nel mondo del gioco, non solo in quello illegale. Una tendenza che, dopo alcuni anni di disorientamento da parte dei clan colpiti dalla repressione e dalla regolamentazione del mercato, adesso è esplosa di pari passo con l’aumento degli scommettitori e delle possibilità di gioco.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: Da dove hai preso l’ispirazione?&lt;br /&gt;[R]: Dalla vita di tutti i giorni, come dovrebbe sempre accadere per un romanzo di questo tipo. Da decine di sentenze e ordinanze di custodia cautelare che mi sono passate sotto gli occhi negli ultimi anni, che sembravano sceneggiature fatte e finite di un B-movie di mafia. Dal bar sotto casa mia dove prima di riuscire a pagare il caffè, la brioche, le sigarette, ti tocca fare a sportellate con la massaia che gioca al Superenalotto, con l’operaio che cerca un Gratta&amp;amp;Vinci qualsiasi, con lo studentello che prova ad azzeccare i risultati delle partite. Stanno lì, tutti in fila per comprarsi un pezzo di sogno a buon mercato. E sui loro sogni speculano in tanti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: In quanto tempo hai scritto il libro?&lt;br /&gt;[R]: Molti si stupiscono quando rispondo che ci ho messo poco più di tre mesi. In realtà la raccolta dei materiali ha richiesto più tempo, ma una volta ideata la struttura sono andato avanti velocemente. Poi facendo il giornalista sono per natura abituato a lavorare in fretta, con la differenza fondamentale che scrivere un libro ti permette a volte di andare a braccio: ci si sfoga e ci si diverte molto di più.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span id="more-5313"&gt;&lt;/span&gt;[D]: Notti insonni?&lt;br /&gt;[R]: Sì, qualcuna, ma non è un grosso problema se stai creando. Le notti insonni diventano un guaio quando ti prendono a tradimento e non hai niente da fare se non pensare alla tristezza della vita reale. Per questo scrivere di notte lo trovo bellissimo: nel momento in cui tutti rincorrono le ombre, tu puoi divertirti a crearne altre che non siano le tue. Non è male.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: Dicono del tuo libro che sembra proprio un’inchiesta truccata da romanzo. Hai una risposta da dare? E come definiresti questo romanzo?&lt;br /&gt;[R]: Per certi versi è vero. Anzi, visto che si tratta di situazioni che hanno già avuto molti riscontri dalla cronaca giudiziaria, la primissima idea era stata proprio quella di scrivere un saggio. Poi dopo una lunga chiacchierata con Francesco Colombo, che è l’editor di Giorgio Faletti e sarebbe diventato anche il mio, abbiamo deciso insieme di misurarci con qualcosa di diverso, di più ampio respiro, e che contemporaneamente mi desse la possibilità di raggiungere il pubblico nel miglior modo possibile. La stessa cosa che da anni, e molto meglio di me, scrittori come Massimo Carlotto, Wu Ming o Sandrone Dazieri. Gioco sporco è nato così, e credo che abbia tutti gli ingredienti per essere definito un romanzo dal punto di vista narrativo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: Ho visto che alla fine del libro hai una lista di persone che ringrazi sentitamente. Qual è stato il miglior consiglio che hai avuto mentre scrivevi il romanzo?&lt;br /&gt;[R]: Quello di mia moglie, alla quale come a ogni compagna tocca sempre sorbirsi le prime bozze. Dopo dieci pagine scarse mi ha detto: «Guarda che questo più che Goodfellas sembra un articolo di giornale che cita Goodfellas. Dimenticati del lavoro che fai e scriverai meglio». Da quel momento tutte le volte che ho potuto mi sono allontanato dalla scrivania e dalle ore diurne. Aveva ragione lei.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: E’ indubbio che Gioco sporco denuncia per l’ennesima volta le infiltrazioni della criminalità organizzata nel nostro tessuto sociale, in forte espansione in alcuni settori e soprattutto nelle regioni ricche del nord Italia. Hai una concreta soluzione da proporre ai nostri governanti per arginare il fenomeno?&lt;br /&gt;[R]: L’unica soluzione possibile, come diceva Giovanni Falcone, è quella di prosciugare il bacino dove nuotano i criminali. Togliere loro le certezze ambientali in cui si muovono e prosperano, e soprattutto aggredire i loro patrimoni. Maroni oltre a catturare i latitanti sta facendo un lavoro importante anche da questo punto di vista: sequestri e confische sono in deciso aumento. Eppure qui a Nord politica e sistema economico continuano a dare l’impressione di nascondere la testa sotto la sabbia.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://m2.paperblog.com/i/38/381507/gioco-sporco-di-gianluca-ferraris-L-bE6oPI.jpeg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nda="true" src="http://m2.paperblog.com/i/38/381507/gioco-sporco-di-gianluca-ferraris-L-bE6oPI.jpeg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: Vuoi dire qualcosa al nostro «Stato biscazziere?»&lt;br /&gt;[R]: La liberalizzazione dei giochi, che in teoria doveva servire a far emergere il «nero» mettendo all’angolo il business mafioso, non ha fatto invece che accelerarne la crescita. E ormai gli effetti sono sotto gli occhi di tutti: per cautelarsi non basta appiccicare un bollino sulle slot machine. Ma è chiaro che nessuno Stato rinuncerebbe a tenere la presa su un settore che gli consente di incamerare 7 o 8 miliardi di tasse l’anno.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: Voglio farti la stessa domanda che qualche tempo ho fatto a Massimo Maugeri in occasione di un passo di Le città invisibili di Italo Calvino che riporto: “L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui; l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrire. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”. Ci spieghi qual è il tuo inferno?&lt;br /&gt;[D]: Dici che Calvino si rivolterà nella tomba se rispondo che la penso esattamente come lui? Scherzi a parte, mai come di questi tempi è vero che l’inferno siamo costretti ad affrontarlo ogni giorno. Il mio personalissimo inferno è quello fatto di giorni tutti uguali, dove non riesci a trovare il tempo per coltivare passioni e affetti. Il mio personalissimo inferno è un orologio che corre più veloce di me. Gli antidoti a cui ricorro per non restare intrappolato sono banali, ma funzionano: scrittura, amore, amici, calcio e cibo. Rigorosamente in quest’ordine e provando a mischiarli il più possibile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: Nel libro ci regali un magnifico incipit degno di uno scrittore di bestseller di libri noir. Anche qualche altro capitolo veleggia su questi ritmi narrativi, e inoltre la caratterizzazione psicologica dei personaggi, è intensa e veramente ben tratteggiata. Ti chiedo: hai mai pensato di scrivere un bel noir, o un thriller?&lt;br /&gt;[R]: Naturalmente sì, ma non è facile. Oltre a tutto quello che hai descritto occorre una trama solida, credibile, e che senza concedersi voli pindarici riesca comunque a sorprendere e mantenere la tensione costante pagina dopo pagina. Con Gioco sporco ci sono riuscito perché maneggiavo molto bene la materia e perché, in fondo, non c’era troppo da inventare. Perché l’alchimia si ripeta devo trovare un’altra storia che colpisca me, prima di un eventuale lettore. Fortunatamente gli spunti non mancano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: Nel romanzo contrapponi con rassegnata ferocia il tema dell’innocenza di una povera ragazzona con problemi psichici a quello della crudeltà mafiosa di due scagnozzi della mala. Da dove hai preso lo spunto per scrivere una pagina di così intensa e amara scrittura?&lt;br /&gt;[R]: Anche in questo caso non ho dovuto inventarmi nulla, purtroppo. Episodi così si verificano di continuo, ce n’è stato uno molto simile in provincia di Avellino un paio di anni fa. Altri li ha raccontati Sergio Nazzaro, un bravissimo scrittore napoletano, nel suo sottovalutato Io per fortuna c’ho la camorra. Il tratto comune è che non esiste più, ammesso che ci sia mia stata, una criminalità etica o rispettosa dei più deboli. Quella è vera fiction. In particolare le nuove leve ormai sono fuori controllo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: Cosa ami di più del tuo romanzo?&lt;br /&gt;[R]: Il fatto che esista. Che sia stato concepito. Che sia nato. E che sia molto simile a come immaginavo sarebbe stato il mio primo romanzo. Balsamo per il mio ego.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: Cosa ti è piaciuto di più quando hai riletto il romanzo?&lt;br /&gt;[R]: Alcuni passaggi che avevo scritto davvero di fretta, come il meeting d’affari tra il Ragioniere e lo Slavo: è come se quella fretta fosse rimasta in pagina, creando la giusta tensione. Sicuramente è solo un caso, però mi piace vederla così.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: Cosa c’è nel futuro di Gianluca Ferraris?&lt;br /&gt;[R]: La sfera di cristallo non ce l’ho e per giunta l’oroscopo di Branko su Chi dice che mi trovo nel pieno del mio quadrimestre nero. Di sicuro vorrei continuare a scrivere libri, perché come ti ho detto sono una valvola di sfogo eccezionale per chi fa il giornalista. Ho tre o quattro idee in fase di valutazione da diversi editori: saggi, un romanzo, un racconto breve. Ci sono anche stati degli approcci dall’estero e dal mondo del cinema per i diritti di Gioco sporco, ma è davvero troppo presto per dire se si concretizzerà qualcosa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;[D]: Domanda alla Marzullo: “Fatti una domanda e datti una risposta”&lt;br /&gt;[R]: Sei felice? A tratti. Ma non sono appagato. Chi smette di battersi vive solo a metà.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;intervista di Ivo Tiberio Ginevra&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-4912242385446981443?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/4912242385446981443/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/11/intervista-gianluca-ferraris.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4912242385446981443'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4912242385446981443'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/11/intervista-gianluca-ferraris.html' title='Intervista a Gianluca Ferraris'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-6145726738321523735</id><published>2011-11-04T10:54:00.000-07:00</published><updated>2011-11-04T10:54:02.801-07:00</updated><title type='text'>Thrillerpage....Thriller Gialli e Noir.: RACCONTI - MADRE E FIGLIA di Ivo Tiberio Ginevra</title><content type='html'>&lt;a href="http://thrillerpages.blogspot.com/2011/10/racconti-madre-e-figlia-di-ivo-tiberio.html?spref=bl"&gt;Thrillerpage....Thriller Gialli e Noir.: RACCONTI - MADRE E FIGLIA di Ivo Tiberio Ginevra&lt;/a&gt;: Clicca Play, e leggi il racconto. L’assistevo oramai da vent’anni. Si era ridotta a un vegetale. Ogni giorno la pulivo due volte da capo a...&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-6145726738321523735?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/6145726738321523735/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/11/thrillerpagethriller-gialli-e-noir.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/6145726738321523735'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/6145726738321523735'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/11/thrillerpagethriller-gialli-e-noir.html' title='Thrillerpage....Thriller Gialli e Noir.: RACCONTI - MADRE E FIGLIA di Ivo Tiberio Ginevra'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-6591646577357773856</id><published>2011-10-10T06:03:00.000-07:00</published><updated>2011-10-10T06:03:41.117-07:00</updated><title type='text'>Intervista ad Alessandro Perissinotto</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://lnx.whipart.it/imagesart2/1172974772-Alessandro_Perissinotto.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320px" kca="true" src="http://lnx.whipart.it/imagesart2/1172974772-Alessandro_Perissinotto.jpg" width="246px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Ecco la mia intervista pubblicata su &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;span style="color: red; font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;ad Alessandro Perissinotto, autore di “Semina il vento”, edito da Piemme. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Semina il vento è un romanzo bellissimo che riesce ad emozionare suscitando anche profonde riflessioni. Una su tutte è quella sul razzismo. Cos’è il razzismo per Alessandro Perissinotto?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Razzismo è semplicemente negare l’appartenenza a un comune gruppo umano, far prevalere altri criteri di aggregazione (geografici, culturali, ecc.) sui criteri che ci rendono uguali.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Crede che questa cultura del diverso da noi, specialmente riguardo alle convinzioni religiose, possa influire sullo sviluppo delle convivenze nel nostro mondo occidentalizzato? E se sì, quanto?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Siamo di fronte a un paradosso: l’Occidente ha creato mezzi di comunicazione potentissimi e, talvolta, si rifiuta di comunicare davvero; ha i mezzi, ma non la voglia per comunicare. L’incapacità di comunicare viene manipolata soprattutto a fini politici e i simboli religiosi, da sempre, costituiscono delle ottime bandiere dietro le quali far combattere le persone in nome di una ricompensa che i potenti non possono dare e che delegano a fantomatiche entità ultraterrene.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Semina il vento tratta anche i temi del fanatismo religioso con le sue intolleranze. Ha qualcosa da dire a questi imbecilli che si fanno saltare in aria in nome di dio seminando terrore e morte?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Non esiste solo il fanatismo religioso islamico, esiste il fanatismo protestante, ad esempio quello del reverendo Terry Jones che brucia copie del Corano, sostenendo che l’Islam è il diavolo, esiste il fanatismo cattolico di Radio Maria, con padre Livio Fanzaga che vede il diavolo in chiunque la pensi diversamente da lui e con punte, specie in Polonia, di chiaro antisemitismo. Ci sono vari modi per farsi saltare in aria, vari modi per portare morte e distruzione: non ho parole per rivolgermi ai kamikaze d’ogni tipo, io posso solo rivolgermi agli altri, ai moderati, e chiedere di condannare ogni fanatismo.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Come è nata l’idea di scrivere Semina il vento?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;L’idea nasce da due spunti diversi.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Mio padre mi raccontava che talvolta, a Torino, quando i fascisti venivano a prendersi gli ebrei, le persone scendevano in piazza e applaudivano dicendo “era ora che ci liberavate da questa gentaglia”. I semi dell’odio e della propaganda razzista avevano dato i loro frutti nel giro di qualche anno. Ecco dunque il primo spunto.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Il secondo nasce da un’ordinanza del sindaco di Varallo Sesia, che vieta l’uso del costume da bagno islamico, il cosiddetto burkini, in tutto il territorio del comune. L’assurdo è che in questo piccolo paese del nord Italia (come in tutta Italia) non c’era proprio alcun bisogno di emettere un provvedimento del genere, ma il sindaco si è giustificato dicendo che questo è il momento giusto di far capire che non siamo disposti ad accettare gli usi degli altri.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Molto di quello che c’è nel libro è vero, così come reale è la parte che riguarda le aberrazioni della lega nord sull’argomento razzismo o antisemitismo.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Parallelo storico fra i due spunti: L’odio rimane tale indipendentemente dall’obiettivo.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Cosa direbbe a chiunque usa e alimenta l’odio per fini politici?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Molti s’illudono di poter utilizzare l’odio e di poterlo controllare, ma una volta seminato l’odio cresce da sé, non è più possibile gestirlo, e l’odio porta alla morte. L’odio contro gli ebrei ha portato all’olocausto. Quando sono state promulgate le leggi contro gli ebrei in Italia, non si prevedeva quello che è poi accaduto. Naturalmente, anche da parte islamica vi è chi semina il vento. Non esce vincitore nessuno da questa guerra.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Semina il vento è anche la storia di una gran passione amorosa finita in tragedia. Perché ha tinto tutto di nero?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La scelta della dimensione tragica è legata alla tragicità dei tempi e delle strategie politiche. Io credo che lo scrittore abbia un compito di sentinella. Deve segnalare quali possono essere i pericoli, perché lui è abituato più di altri ad osservare la realtà. La tragedia potrebbe essere alle porte: il finale avverte dei pericoli cui si va incontro sottovalutando la portata dell’odio seminato in questi anni.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRIGAlBqyYFT3NgBn8K_rO3UdiKNBFwPzTmJau6Jc-bSrxlyJ9CSgSqJQ" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" kca="true" src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRIGAlBqyYFT3NgBn8K_rO3UdiKNBFwPzTmJau6Jc-bSrxlyJ9CSgSqJQ" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Fra i temi conduttori del romanzo c’è il sopravvento dell’incomunicabilità nei rapporti umani, portando tutte le relazioni, sia amorose che sociali al fallimento. Le chiedo: perché oggi non si comunica più? E cosa suggerisce per tornare a comunicare?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Io non credo che sia l’incomunicabilità il tema. Credo che oggi si comunichi tanto, ma c’è la difficoltà a capirsi. Non credo proprio che ci sia questa incomunicabilità, c’è forse una difficoltà a rendere queste comunicazioni profonde, significative. Il gioco delle amicizie su Facebook è indicativo: migliaia di amici virtuali, ma pochissime amicizie concrete.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Perissinotto si trova meglio nei panni di scrittore minimalista o in quelli di scrittore Thriller?&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Anche minimalista è una definizione nella quale non mi trovo esattamente perché gli americani hanno una poetica molto precisa che non è la mia. Quindi io spero di trovarmi bene semplicemente nei panni di scrittore, indipendentemente dalle etichette. La scrittura dei thriller mi ha appassionato e continua ad appassionarmi, ma vedo nella scrittura anche un ruolo sociale, e io mi sento chiamato a temi che si prestano poco ad essere integrati nella struttura del thriller. Già quando scrivevo i thriller in realtà speravo fossero di denuncia. Purtroppo per voi, amici di thrillercafè il mio nuovo romanzo non sarà un thriller.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Prendo in prestito da Marzullo, una domanda classica per terminare l’intervista: “Fatti una domanda e datti una risposta”.&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Coincidenza vuole che sia stato ospite di Marzullo proprio due settimane fa, ma non ho avuto occasione di sfruttare questa domanda, pertanto ne approfitto.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La domanda che posso farmi è: perché in un’epoca in cui è così facile comunicare, una parte della politica sceglie la strada dell’incomprensione?&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;La risposta che posso dare è che probabilmente nelle democrazie attuali buona parte degli uomini politici è la parte peggiore della società e dell’umanità. Il numero di compromessi a cui deve scendere un politico per ottenere un’elezione lo porta a trasformarsi nella parte peggiore della società. Quali favori devi promettere? Quanti soldi devi richiedere? E poi, più alta è la carica, maggiori sono i compromessi. Va da sé.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;Bene e con questo, nella speranza di non beccarci un po’ di querele da destra o sinistra, da centro… o di sopra e di sotto, terminiamo quest’intervista con Alessandro Perissinotto, che è riuscito a rispondere lucido su temi così complessi, mentre era alle prese con la riparazione di un vetro di casa, montando e smontando, siliconando e avvitando. Nel congedarmi le sue ultime parole sono state: “&lt;em&gt;Il bricolage è la mia passione&lt;/em&gt;” e questo lo rende ancora più umano, più vicino a noi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&lt;strong&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/strong&gt; per &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: red; font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="background-color: white; color: red; font-family: Verdana, sans-serif;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-6591646577357773856?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/6591646577357773856/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/10/intervista-ad-alessandro-perissinotto.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/6591646577357773856'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/6591646577357773856'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/10/intervista-ad-alessandro-perissinotto.html' title='Intervista ad Alessandro Perissinotto'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-4994431186140207214</id><published>2011-09-23T01:37:00.000-07:00</published><updated>2011-11-11T03:18:22.140-08:00</updated><title type='text'>Nel cuore della notte</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://cdn.blogosfere.it/angolonero/images/nel%20cuore%20della%20notte.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nda="true" src="http://cdn.blogosfere.it/angolonero/images/nel%20cuore%20della%20notte.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Autore: &lt;strong&gt;AA.VV&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Editore: Del Vecchio&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Anno: 2011&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Rensione di Ivo Tiberio Ginevra &lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;pubblicata su &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;span style="color: red; font-size: large;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;L’opera nasce dalla volontà di &lt;strong&gt;Katharina Schmidt&lt;/strong&gt; (traduttrice in tedesco d’alcuni autori italiani, fra i quali Nicolò Ammaniti) che ha riunito 9 scrittori con un unico tema: “La notte”, o meglio in un viaggio &lt;em&gt;nel cuore della notte&lt;/em&gt;, che inizia alle 21.00 per terminare alle 06.00.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Un viaggio dal tramonto all’alba, dove ognuno dei narratori ha un’ora a disposizione per una storia rigorosamente collegata alla notte.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Nello specifico la raccolta comincia con &lt;strong&gt;Nicola Verde&lt;/strong&gt; dalle 21.00 alle 22.00, per continuare in rigorosa sequenza con &lt;strong&gt;Gianmaria Testa, Bruno Morchio, Grazia Verasani, Andrea Ballerini, Lidia Ravera, Gianluca Morozzi, Sandra Petrignani&lt;/strong&gt; e per finire dalle 05.00 alle 06.00 con &lt;strong&gt;Caterina Bonvicini&lt;/strong&gt;.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Tutti scrittori diversi fra loro, con un solo unico progetto, narrare il tempo della notte scandito dalle ore. Ne viene fuori una piacevole raccolta dove ognuno di loro fornisce anche una sua libera interpretazione dello scorrere del tempo, perchè &lt;em&gt;“…il tempo non appartiene a nessuno. Che il tempo è il tempo…e per governarlo ci vuole il padreterno.”&lt;/em&gt; (&lt;strong&gt;Nicola Verde&lt;/strong&gt;) e ancora: &lt;em&gt;“Alla fine, quel rubare il tempo, non poteva che risolversi in un niente, perché il tempo non si lascia ingannare dal tempo! Per quanto lo si stiracchi di minuto in minuto per non dare nell’occhio”.&lt;/em&gt; (&lt;strong&gt;Nicola Verde&lt;/strong&gt;), oppure: &lt;em&gt;“Soltanto le ore non muoiono mai. I giorni, i mesi, gli anni, i secoli, persino i millenni passano, si consumano, se ne vanno per sempre, inghiottiti dal tempo. Le ore no, le ore sono sempre le stesse. Navigano libere nel nulla…. Si dispongono diligenti in fila, prima una 1, poi una 2, una 3 e così via fino a una 24 e incominciano il loro lavoro. I giorni, i mesi, gli anni danno le direttive e se ne vanno, una volta scaduti. Le ore, invece, restano sempre.”&lt;/em&gt; (&lt;strong&gt;Gianmaria Testa&lt;/strong&gt;) o per citare &lt;strong&gt;Bruno Morchio&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;“Il giorno sta scivolando via e porta con sé dieci anni trascorsi insieme. &amp;lt; Che dovrei fare? &amp;gt;, vorrebbe domandare. &amp;lt; Chiederti di aspettare, di prendere tempo? &amp;gt;. Lui che fin da bambino ha imparato che con il tempo non si gioca. Non possiamo né darlo né prenderlo, semplicemente non ci appartiene.”&lt;/em&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;I racconti si snodano nelle ore insieme alla vita degli uomini con le loro passioni, paure, riflessioni. Con il loro intreccio d’amore e morte, in un reticolo d’esistenze e dialoghi nel buio della notte, dove non ci sono più da indossare costumi o maschere dalla doppia personalità a protezione di se stessi.&lt;br /&gt;Ore della notte vere, in quanto schiette, dove l’uomo non ha bisogno di prendersi in giro. Ore dove è costretto ad essere sincero almeno con se stesso. Dove il pensiero è reale.&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Fra i nove racconti segnalo in particolar modo “Dalle 22.00 alle 23,00” di &lt;strong&gt;Gianmaria Testa&lt;/strong&gt; per il felice e originale esperimento letterario, &lt;strong&gt;Gianluca Morozzi&lt;/strong&gt;, “&lt;em&gt;Se fossi Batman&lt;/em&gt;” per l’incredibile epilogo del racconto e “&lt;em&gt;Quel che resta&lt;/em&gt;” di &lt;strong&gt;Bruno Morchio&lt;/strong&gt; per l’introspezione psicologica dei personaggi in riflessione sulla crisi del proprio matrimonio. Da sottolineare anche “&lt;em&gt;La chanson de Geneviève&lt;/em&gt;” di &lt;strong&gt;Grazia Verasani&lt;/strong&gt;, col suo singolare poemetto in versi, e “&lt;strong&gt;Il pittore&lt;/strong&gt;” di &lt;em&gt;Caterina Bonvicini&lt;/em&gt; che narra di un amore complicato e impossibile fra una giovane studentessa e un anziano pittore.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;Nel complesso si tratta di una raccolta monotematica, piacevole e snella, con all’interno qualche perla che la farà ricordare a lungo nella mente dei lettori.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: left;"&gt;&lt;strong&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-4994431186140207214?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/4994431186140207214/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/09/nel-cuore-della-notte.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4994431186140207214'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4994431186140207214'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/09/nel-cuore-della-notte.html' title='Nel cuore della notte'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-2780802335764894554</id><published>2011-09-08T02:23:00.000-07:00</published><updated>2011-09-08T05:11:43.930-07:00</updated><title type='text'>Cento per cento</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/wp-content/uploads/2011/09/cento-per-cento-naspini.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nba="true" src="http://www.thrillercafe.it/wp-content/uploads/2011/09/cento-per-cento-naspini.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Sasha Naspini&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Perdisa Pop&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Anno: 2011&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Trama in sintesi&lt;/strong&gt;:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“&lt;em&gt;Sono nato pugile, con la testa da pugile, il modo di camminare da pugile e tutto il resto. Al cento per cento. Non al settanta o al novantanove. Al cento per cento, signori miei. E uno così, in questo mondo di pugili al sessanta e all’ottanta per cento, fa baldoria, credetemi&lt;/em&gt;”. Così si presenta Dino Carrisi, immigrato italiano che ha iniziato con gli incontri clandestini per poi diventare due volte campione del mondo. Un grande boxeur che avrebbe continuato a vincere, se non fosse finito in carcere per l’omicidio della moglie. Da anni vive barricato in casa, malandato, scontroso, dedito al fumo e all’alcol. Oggi però ha deciso di concedere un’intervista in esclusiva. Ed ecco il documento integrale di quell’intervista, ecco che dalla sua voce affiora lo spettacolo di una vita non comune, dai primi incontri illegali alle luci sfavillanti della fama, dall’amore al rapporto con il suo allenatore, e poi gli incontri, i pugni, le sfide. Ad affiorare, però, sarà anche un’altra verità, una verità che arriva alla fine come un cazzotto ben preparato e assestato: il degno finale per un campione incapace di finire al tappeto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Recensione di Ivo Tiberio Ginevra per &lt;span style="color: red;"&gt;thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È la rabbia l’anima del romanzo. La sua essenza stessa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sei capitoli, come sei round. Dove all’inizio i due pugili si studiano e al sesto uno dei due è ko.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sei capitoli. Sei round. Tra &lt;strong&gt;Dino Carrisi&lt;/strong&gt; e Dean La Palma. Il primo all’angolo lo conosciamo tutti con i soprannomi di &lt;em&gt;Piede di Porco, Cerino, Corsaro, Nebbia Rossa&lt;/em&gt; e altri non è che l’italoamericano due volte campione del mondo; il secondo è un giovane giornalista rampante che conduce un programma di successo per la televisione americana Gli occhi dell’anima.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il combattimento si svolge nel Vermont, New Ingland; l’appartamento da dove dieci anni si è barricato Dino Carrisi dopo essersi ritirato dalla box. Dieci anni fuori dal mondo chiuso in quattro mura, senza donne, senza soldi, in compagnia solo del fumo, dell’alcool e della televisione sportiva che ancora lo tiene collegato al mondo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il match fin dalle prime battute è molto cruento, perché il giovane giornalista è determinato e soprattutto tenace nell’inseguire il suo scoop televisivo. Agisce con l’esperienza di un vecchio cronista e l’imprenditorialità di un rampante direttore di giornale, e facendo leva sui deboli meccanismi che hanno spinto il pugile ad uscire dal suo esilio volontario (all’apparenza semplici motivi economici), inizia a condurre la ripresa con decisione, ma sbaglia tutto, perché davanti a sè trova un pugile vero. Uno, come ama definirsi lui stesso, al cento per cento. E Carrisi è “&lt;em&gt;nato pugile, con la testa da pugile, il modo di camminare da pugile e tutto il resto. Al cento per cento, non al settanta o al novantanove, al cento per cento, signori miei&lt;/em&gt;.”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Carrisi è uno che al &lt;em&gt;cento per cento&lt;/em&gt; non ha solo combattuto sul ring, ma ha anche vissuto la sua stessa vita, dove tutto, le donne, l’alcool, il fumo, il linguaggio, è stato spinto fino all’eccesso, fino all’omicidio, e dove ogni sentimento, ogni azione, ogni tutto è estremo, così come l’amore, la rabbia, la vendetta, il silenzio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Carrisi sa anche lasciarsi perdere al cento per cento, e al contempo sa anche uscire di scena come un vecchio pugile che ha combattuto nel quadrato senza risparmiare un colpo, e gli ultimi, li tira al giornalista, al pubblico, a noi. Vincendo da sconfitto l’ultimo round contro i veri avversari di sempre: “Se stesso e la vita.”&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sarebbe troppo facile recensire questo libro fornendo anticipazioni sulla trama, e soprattutto su quei meccanismi sociali e psicologici che hanno portato il protagonista a vivere all’estremo (solitudine, emigrazione, aspetti economici, media, eccetera). Se scrivessi questo toglierei il piacere della lettura e scadrei nello stereotipo recensivo, pertanto non lo farò. Voglio solo dire che Naspini, in questo suo breve romanzo di appena centodieci pagine, senza fronzoli, e con un linguaggio diretto ed essenziale, sotto la difficile forma narrativa dell’intervista (e lo sottolineo), è riuscito a descrivere magistralmente un personaggio del tutto inventato come il pugile Dino Carrisi, e a renderlo umano e credibile, fino all’inverosimile, e Dino è un soggetto letterario che ricorderemo per lungo tempo perché è un uomo arrabbiato. Perché la sua rabbia è descritta fin troppo bene, come un solco da percorrere ogni giorno per tutta la vita, e lo ricorderemo anche per il suo senso d’impotenza e abbandono che lo pervadono fuori dal ring, insieme alla sua mancanza assoluta della comprensione della vita, perché Carrisi non ha capito proprio niente della vita, l’ha solo vissuta al cento per cento, con arroganza, ignoranza, creduloneria, sbagliando e risbagliando.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Carrisi è un personaggio nato per la box, che ha vissuto per questo e che adesso, dopo le sciagure e con la vecchiaia, non riesce e non vuole andare al tappeto. Vive al &lt;em&gt;cento per cento&lt;/em&gt; e vuole vincere anche la sua ultima sfida con il suo amato/odiato mondo dello spettacolo e proprio come un uomo di spettacolo rientrerà per congedarsi dalle scene mettendo a knockout il suo avversario di turno: il giornalista che lo sta intervistando. Una degna uscita di scena, forse l’ultima, ma non credo. Bravo Sacha.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-2780802335764894554?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/2780802335764894554/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/09/cento-per-cento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2780802335764894554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2780802335764894554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/09/cento-per-cento.html' title='Cento per cento'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-274992738744534620</id><published>2011-09-05T07:18:00.000-07:00</published><updated>2011-09-05T07:18:10.447-07:00</updated><title type='text'>Intervista a Francesca Bertuzzi</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.nonsolocinema.com/local/cache-vignettes/L165xH250/arton23172-a95c1.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nba="true" src="http://www.nonsolocinema.com/local/cache-vignettes/L165xH250/arton23172-a95c1.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;di Ivo Tiberio Ginevra per &lt;span style="color: red;"&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;http://www.thrillercafe.it/&lt;/a&gt;&lt;/span&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Francesca Bertuzzi, all’improvviso fai irruzione nel panorama letterario con una forza deflagrante e inaspettata. Il tuo “&lt;strong&gt;Il carnefice&lt;/strong&gt;” sta andando benissimo, ma tu chi sei? Fatti conoscere. Presentati ai lettori di Thriller Cafè. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Sì, può darsi che sia spuntata fuori un pochino dal nulla, non avevo mai provato a pubblicare racconti, o articoli, o altro che anticipasse il libro… Però sono anni che punto tutto sulla scrittura. Certo questo gli altri non lo sanno e mi diverto molto a immaginare i grandi nomi in classifica girarsi e vedermi nella colonnina con loro chiedendosi con aria basita “E questa chi è?”. Per il resto sono una grandissima amate del noir, thriller, horror… e tutto ciò che fa mozzare il fiato in gola.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Com’è nato Il carnefice? &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.nonsolocinema.com/local/cache-gd2/1322e3bb660b44a489904ab2228e7a17.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nba="true" src="http://www.nonsolocinema.com/local/cache-gd2/1322e3bb660b44a489904ab2228e7a17.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;È nato in una torrida estate passata in Svizzera a leggere noir in un rifugio in mezzo ai boschi, e una mattina mi sono svegliata con l’idea di base del libro… poi, mano a mano che andavo avanti a scrivere la storia, i personaggi hanno preso sempre più corpo, in particolare quello di Danny, la protagonista. Insieme a lei è venuta fuori l’idea di caratterizzarla con lo spirito di una ragazza pronta a tutto pur di non essere una vittima. Intorno a questa colonna vertebrale si è sviluppato il resto della storia.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;In quanto tempo hai scritto il libro?&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Al libro ho pensato a lungo prima di scriverlo, soprattutto perché mi ci volevo dedicare totalmente e quindi era sorto il problema di avere a disposizione un periodo da dedicare unicamente alla scrittura. Ho risparmiato per un paio d’anni, poi, una volta avuti i soldi da parte, potevo permettermi due mesi. E in quei due mesi l’ho scritto.&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Da dove hai preso l’ispirazione e perché hai ambientato la storia in un piccolo paese della provincia italiana? &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;L’ispirazione mi è venuta da un certo genere di letteratura e di cinema che mi appassiona e diverte… e negli anni, più sviluppavo questa passione, più le descrizioni di un certo tipo d’America, il Texas in particolare, mi ricordavano i luoghi dai quale proviene la mia famiglia. San Buono è il paese natale dei miei nonni, dove ho passato le estati della mia infanzia, e le polveri secche, i fucili da caccia, la schiettezza delle persone mi sono sembrati elementi perfetti per accostare l’Italia al Texas. Poi mi è piaciuto molto dare a Danny i connotati di quello che ho conosciuto dello spirito abruzzese: fierezza, schiettezza e testardaggine.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il tuo personaggio principale è una donna africana, giovane, bella e concreta. Come mai hai scelto una protagonista di colore? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcS2jYr34MHG4JERhv92GOcIb6yQ12zQ9gM-ry_DNWJPnLMAbaSgc6xA4PvR" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nba="true" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcS2jYr34MHG4JERhv92GOcIb6yQ12zQ9gM-ry_DNWJPnLMAbaSgc6xA4PvR" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;Da sempre, uno dei temi che mi crea più conflitto è quello dell’infanzia negata, e mi è sembrato che l’Africa centrale rappresentasse bene questo genere di sopruso… Luoghi in cui l’aspettativa di vita è sui 33 anni e l’iniziazione dei bambini ai gruppi dei guerriglieri è all’ordine del giorno. Danny doveva essere una specie di rivincita contro un certo tipo di ingiustizia.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A quale dei personaggi del libro sei più affezionata? E c’è qualcuno in particolare che ti somiglia?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Danny è la protagonista e non può che essere lei la mia preferita. È anche quella a cui ho dato di più di mio, condivido con lei anche il cane, Huan infatti è il mio amatissimo molosso. Poi in ogni personaggio c’è qualcosa che mi appartiene o che appartiene ai miei amici più cari… &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cosa ti è piaciuto di più quando hai riletto il romanzo?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il capitolo in cui scappano dall’Africa è quello che preferisco.&lt;/em&gt; &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho visto che alla fine del libro hai una lista di persone che ringrazi sentitamente. Qual è stato il miglior consiglio che hai avuto mentre scrivevi il romanzo?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Bè, durante la stesura della prima bozza del romanzo ho avuto accanto Marcello Bernardi, che leggeva capitolo dopo capitolo, e con cui parlavo spesso degli sviluppi della trama. Mi ha dato talmente tanti consigli che non saprei dire quale sia il migliore.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Continuo l’intervista facendoti le stesse domande che ci sono nella quarta di copertina del Il Carnefice… allora: Quanto pagheresti per avere una risposta alle tue domande più inconfessabili?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Le domande che ci sono sul retro del libro me le ponevo anch’io mentre scrivevo il romanzo… Mi piace pensare che sarei in grado di pagare il prezzo che richiede la verità.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Hai qualche fantasma che ti tormenta?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;C’è qualcuno che non ne ha?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cosa saresti disposta a fare per salvare chi ami?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;E anche qui mi piace pensare che se ce ne dovesse essere bisogno sarei disposta a tutto.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel libro ci regali una breve storia, mi riferisco a quella di Buon Natale e un episodio di vita nostalgica e familiare (le due sorelle che giocano nella tinozza) che indubbiamente mostrano la tua vena di narratore intimista, con uno scavo psicologico considerevole a tutto beneficio della conoscenza dei personaggi e nella trama stessa. Hai mai pensato di scrivere un romanzo intimista? Io te lo consiglio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-ash2/186770_100002165041652_5098305_q.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nba="true" src="http://profile.ak.fbcdn.net/hprofile-ak-ash2/186770_100002165041652_5098305_q.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;Io sono un’appassionata di genere e mi sono divertita molto a scrivere Il Carnefice, però credo che se mi dovesse capitare di pensare a una storia che necessiti di essere declinata in uno stile più intimista proverei… &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;em&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/em&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Scriverai altri Thriller? &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Il prossimo, l’ho già in mente… Un’altra ragazza da cacciare in una brutta situazione.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Cosa c’è nel futuro di Francesca Bertuzzi?&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Questo non lo so, però so di certo che cercherò di far diventare la scrittura il mio unico lavoro.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Fatti una domanda e datti una risposa.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Sei felice? Mai stata così felice!!!!!&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;intervista a Francesca Bertuzzi di Ivo Tiberio Ginevra per &lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;http://www.thrillercafe.it/&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-274992738744534620?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/274992738744534620/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/09/intervista-francesca-bertuzzi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/274992738744534620'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/274992738744534620'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/09/intervista-francesca-bertuzzi.html' title='Intervista a Francesca Bertuzzi'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-2842405046037170106</id><published>2011-09-05T07:00:00.000-07:00</published><updated>2011-09-05T07:00:52.789-07:00</updated><title type='text'>Intervista a Maria Tronca</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.siciliaonline.it/images/stories/articoli/notizie_gennaio_2011/maria_tronca_tn_medium.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nba="true" src="http://www.siciliaonline.it/images/stories/articoli/notizie_gennaio_2011/maria_tronca_tn_medium.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Intervista di Ivo Tiberio Ginevra per &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;span style="background-color: white; color: red; font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;www.thrillercafe.it&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Prima di fare quest’intervista ho cercato notizie di te su internet. Volevo sapere chi mi sarei trovato davanti per impostare meglio il colloquio. Mamma mia quello che è venuto fuori: direttrice di prodotti editoriali di successo per il web e la telefonia, collaboratrice in famose riviste femminili, curatrice di una collana di letteratura erotica con più di 150.000 copie vendute, fondatrice del primo vero social network dedicato agli animali. Vivi tra Palermo e Milano. Appena puoi scappi per l’India e quasi quasi ti si deve andare a riprendere, Insomma Maria Tronca: Chi sei? &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Sono una persona che ha imparato che nella vita è un dovere, oltre che un diritto, usare tutti i talenti che ci sono stati dati. Se non lo facciamo, ci priviamo della gioia e della soddisfazione che ne ricaveremo. E facciamo un torto anche agli altri, perché non ne godranno mai neanche loro. Il mio maestro indiano che si chiama Sathya, la mia guida spirituale, mi ha detto che il mio compito su questa terra è quello di dare emozioni alle gente. Ho sempre cercato di farlo in tutti i modi che conosco. E continuo in questo percorso. Ah, una cosa ti è sfuggita però: la cucina. Mi dicono che sia un'ottima cuoca, anche questo è un dono, ma fin'ora lo conoscono solo i miei familiari, parenti e amici. Ho pensato che è un ulteriore modo di dare emozioni e sto tentando di fare la cuoca a domicilio. Nel menù, per chi lo desiderasse, è compreso il racconto di una storia e la lettura dei fondi di caffè.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Allora a questo punto la domanda è d’obbligo: Nel tuo romanzo c’è la splendida idea della reincarnazione di uno dei due protagonisti. Era da un bel po’ di tempo che questa pratica non era riproposta, poi in chiave humour meno che mai. Siccome il tema è un po’ insolito, ci spieghi qual è il tuo rapporto con la reincarnazione?&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.rosalio.it/wp-content/Rosanero.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nba="true" src="http://www.rosalio.it/wp-content/Rosanero.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;Ci credo. Penso che siamo il frutto di tante e tante e tante vite passate, e che portiamo in noi memoria di tutte. Basta lasciarle venire fuori. Calogero ha appena iniziato un percorso. Spero.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In cosa vorresti reincarnarti e perchè?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Che bella domanda. In me stessa più saggia, meno emotiva e impulsiva. In me stessa che è riuscita a incanalare l'energia del vulcano che ha dentro in creatività e positività. In una persona che fa meno abbili, si può dire? Magari lo traduci tu. E che prende tutto un po' più alla leggera, perché credo che sia l'unico modo che permetta di avere una visione lucida della vita e che alla fine riesca a farti risolvere i problemi. Se ti lasci prendere dalla rabbia, dalla “passione”, non valuti bene e non vieni a capo di nulla anzi ti complichi la vita. Perché vorrei reincarnarmi in una Maria migliore? Perché alla fine della fiera mi sono affezionata a questo Cavallo Pazzo, mi piaccio e mi voglio bene.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Rosanero è un romanzo davvero forte, di grande impatto emotivo, originale, e a tratti anche divertente, quindi a te i miei migliori complimenti, ma spiegaci: come ti è venuta in mente una storia così singolare?&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Non lo so. Nel senso che ero in bagno, il mio pensatoio preferito, e ho pensato che sarebbe stato carino scrivere di un mafioso morto ammazzato la cui anima finiva nel corpo di una bambina di nove anni. E ho cominciato. Man mano si è sviluppato l'intreccio, quasi da solo. D'altronde sono i mie personaggi che inventano le storie e poi me le dettano. Io le trascrivo fedelmente. Certo ogni tanto litighiamo perché non siamo d'accordo su tutto. Ma di solito la collaborazione è ottima.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Nel romanzo mescoli sapientemente il tema dell’innocenza dei bambini alla crudeltà mafiosa, ambientando tutto in una Palermo “problematica e magica”. Traspare un profondo amore per questa città, le sue tradizioni, la gente ed al contempo un forte disprezzo per la criminalità organizzata. Cosa rimpiangi della tua Palermo e come vorresti che fosse?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.carmillaonline.com/archives/maria_tronca.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nba="true" src="http://www.carmillaonline.com/archives/maria_tronca.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;em&gt;Rimpiango l'aria che respiro ogni volta che torno. Aria che vuol dire profumi, suoni, sensazioni ma anche colori e atmosfere per me magiche. Il mare di Mondello, i cornetti dell'Antico Chiosco, le ciambelle di Scimone, la Taverna della Za Pina alla Vucciria. Il calore della gente, della brava gente. Odio invece l'arroganza di tutti quelli che credono di potere continuare a usare, violentare, torturare Palermo, come hanno fatto fin'ora, indipendentemente dal ceto sociale. Anzi, posso capire coloro che lo fanno per ignoranza, ma non riesco proprio a perdonare quelli che sono ai vertici della pubblica amministrazione e lo fanno scientemente, quasi orgogliosi di uscirne come sempre impuniti. Vorrei che la mia bella città fosse più amata e coccolata e quindi pulita, ospitale, curata. Nel corpo e nell'anima. Vorrei che fosse protetta da tutti coloro che ci vivono. Vorrei un sogno.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cosa pensi di Calogero Mancuso, l’eroe nero del tuo Rosanero?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Lo adoro. Perché lui si redime, lui si pente, lui ce la fa. E poi è un simpatico, un gran figo, e nonostante sia ignorante è intelligente. Il suo lato luminoso riesce a venir fuori e ad avere il sopravvento sul lato oscuro.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Cosa ami di più del tuo romanzo? &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;I dialoghi. Cerco sempre di scriverli come se ci fossero davvero due persone davanti a me che stanno parlando. A volte li recito ad alta voce, per vedere che effetto mi fanno, per verificare se siano credibili o no. I miei familiari sono abituati a sentirmi parlare da sola ad alta voce.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quanto tempo ti è servito per scrivere Rosanero?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Non me lo ricordo ma ti posso dire che tornata dal secondo viaggio in India ho scritto tre romanzi in un anno e mezzo, e Rosanero era il primo. Il secondo esce il 13 settembre e si chiama L'amante delle Sedie volanti.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La fine del libro lascia intuire che ci sarà un seguito. Forse un’altra reincarnazione. Puoi anticiparci qualcosa?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Solo un nome, Rais. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ho visto che nelle ultime pagine ringrazi Venezia, Miguel Bosè e Carla Bruni. Mi spieghi? Non riesco a metterli in correlazione?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Venezia perché Rosanero l'ho scritto lì. Ci ho abitato cinque anni e mezzo e dopo Palermo è la città che amo di più al mondo. Non è una città, è un sogno. Carla Bruni e Miguel Bosé perché fanno parte della musica che ascoltavo, e ascolto, mentre scrivo. Deve essere molto leggera, poco impegnativa, deve farmi compagnia ma non pretendete troppa attenzione altrimenti mi distrae. La musica, intendo. Loro sono perfetti, insieme a tanti altri, comprese le colonne sonore dei film di Bollywood.&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Fatti una domanda e datti una risposa. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Cosa vuoi fare da grande Maria?&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Voglio scrivere tutte le storie che ho in testa, dar vita alla moltitudine di personaggi che affollano il mio cervellino che non si ferma mai. Voglio cucinare per la gente e raccontare le mie favole che alla fine sono molto più vere di quanto appaiano. Voglio fare quello che so fare meglio: dare emozioni. &lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;intervista di Ivo Tiberio Ginevra&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-2842405046037170106?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/2842405046037170106/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/09/intervista-maria-tronca.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2842405046037170106'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2842405046037170106'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/09/intervista-maria-tronca.html' title='Intervista a Maria Tronca'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-7262506529964788811</id><published>2011-09-05T06:42:00.000-07:00</published><updated>2011-09-05T06:42:25.320-07:00</updated><title type='text'>Gioco Sporco</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://libreriarizzoli.corriere.it/is-bin/intershop.static/WFS/RCS-RCS_PhysicalShops-Site/RCS/it_IT/LibreriaRizzoli/big/978/8/8/6/9788860739315g.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nba="true" src="http://libreriarizzoli.corriere.it/is-bin/intershop.static/WFS/RCS-RCS_PhysicalShops-Site/RCS/it_IT/LibreriaRizzoli/big/978/8/8/6/9788860739315g.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Gianluca Ferraris&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dalai editore&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Due clan, uno campano e uno calabrese, combattono la loro battaglia quotidiana, che è al tempo stesso lotta per il potere e per la sopravvivenza.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sullo sfondo, un’Italia dove gioco d’azzardo, scommesse, ippica e slot machine sono diventati il crocevia di un business da miliardi di euro. Tra il lassismo di uno Stato biscazziere per convenienza e il sogno disperato di milioni di persone che non hanno altro in cui credere, si apre una zona grigia dove proliferano guadagni illeciti, consenso sociale e omertà, nel Sud come a Milano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Gioco sporco&lt;/em&gt; è un romanzo verità che attinge ai casi di cronaca degli ultimi anni. Un viaggio brutale e incalzante nel mondo della criminalità organizzata. Un’analisi senza sconti su cui riflettere per comprendere un fenomeno tutto italiano.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;«Dentro il capannone che brucia, l’ex fagotto umano umido di piscio e vomito si è trasformato in un teschio adagiato su un mucchio di ossa annerite. Pare una bandiera dei pirati, col sorriso sghembo e il naso spaccato. E una puzza di merda essiccata da far schifo. Non è più il Ragioniere. Non è più Giovanni. È solo un infame che ha sgarrato. Pochi minuti e lo sapranno tutti. Le voci corrono, da queste parti. Ed è così che si muore, da queste parti. Bruciati vivi in un capannone, nell’ultimo buco di culo di paese di quello che chiamano Mezzogiorno. Ma mezzogiorno di cosa?»&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Recensione di Ivo Tiberio Ginevra per &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: red; font-size: large;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Gioco Sporco&lt;/em&gt; si basa su una storia vera, realmente accaduta, e purtroppo è simile a tante altre di criminalità organizzata vecchia e nuova. Oltre ai nomi, i luoghi e qualche altra piccola cosa servente la narrazione, d’inventato, e ribadisco “purtroppo” c’è ben poco, perché ci troviamo dinanzi a un romanzo-verità, scritto da un giornalista che da anni si occupa di cronaca ed economia e che pertanto ha meglio potuto osservare e studiare l’evoluzione della criminalità organizzata.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il romanzo, infatti, narra di due famiglie meridionali la &lt;em&gt;Laurino&lt;/em&gt; di stampo camorristico e la &lt;em&gt;Mazzaferro&lt;/em&gt; tipicamente ‘granghetista che stringono fra loro un’alleanza criminale per meglio investire e far fruttare i loro capitali sporchi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Entrambi i clan sono in evoluzione continua, ma non mollano mai quelle che da sempre sono state le basi del loro proliferare delittuoso, e mi riferisco al pizzo, all’usura e all’estorsione. E di questo si muore nella realtà come nei romanzi: infatti Ferraris nel suo &lt;em&gt;Gioco sporco&lt;/em&gt;, fa assassinare un povero cristo calabrese che non vuole cedere al ricatto della ‘ndrina e che soprattutto le ha mancato di rispetto. Il rispetto, quello che si riserva agli uomini d’onore e alle loro famiglie. Il rispetto, altro minimo comune denominatore della potenza malavitosa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma oltre ai tradizionali canoni illeciti di ogni famiglia criminale, ai quali dobbiamo aggiungere il traffico di droga, dalla lettura del romanzo emerge l’esigenza di pulire il denaro sporco e soprattutto d’investirlo in nuove e lucrose attività. Queste esigenze hanno portato le criminalità organizzate ad esplorare nuovi mercati, a stringere nuove alleanze, ad investire i loro capitali in traffici assai redditizi e soprattutto, alla capacità d’infiltrazione nei territori del nord Italia con le relative capacità logistiche. L’ultima nuova frontiera, frutto di quel fiuto eccezionale per i nuovi affari illeciti che da sempre hanno avuto le mafie, è quella del gioco d’azzardo, da vedere come naturale evoluzione di quella già consolidata nelle scommesse ippiche e calcistiche della vecchia gestione. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ferraris ci dipinge perfettamente i clan dei Laurino e Mazzaferro, facendo risaltare il sacro vincolo della famiglia e l’ancoraggio alle antiche tradizioni, soprattutto nella calabrese, nonché l’attaccamento ai vecchi e nuovi affari.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Inquietante è la parte del libro narrante la penetrazione criminale nei settori del gioco d’azzardo (scommesse ippiche, sale bingo, slot machine, videopoker, scommesse su internet, gratta e vinci tutti regolarmente truccati) e del racket del totonero con i suoi risultati combinati. Non scordiamoci che è di solo qualche mese fa la notizia del figlio di un boss della camorra fotografato a bordo campo dello stadio di Napoli e che da poco si è appena conclusa l’inchiesta della Federcalcio sugli illeciti calcistici che ha visto coinvolti calciatori del giro della nazionale e squadre di serie B e C.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;In questo mondo moderno e globalizzato Ferraris ci fa assistere all’evoluzione delle nuove leve criminali oramai esperte d’internet ed economia, in grado di rischiare capitali in investimenti “sicuri” con l’aiuto d’altri clan criminali e la collaborazione di quelli altrettanto pericolosi dell’est europeo. Sinergie avide, senza scrupoli e quanto mai attuali. Sconvolgenti, brutali e tutte uguali fra loro, tese solo al profitto a qualunque costo e soprattutto a quello di non rimetterci.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Questi capitali, frutto delle nuove attività non ostacolate dal nostro “stato biscazziere”, una volta sommati a quelli tradizionali derivanti dall’estorsione, usura, droga, mettono in risalto un’economia totale e redditizia al massimo grado. Sapere poi che tutti questi denari provengono da gente comune oramai rassegnata al proprio destino e che la corruzione o l’indifferenza delle autorità (sindaci in particolare) consente alle mafie di infiltrarsi nei territori del nord con maggiore pressione, ecco, tutto questo porta allo scoraggiante convincimento che lasceremo un pessimo destino alle nostre future generazioni.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Da un punto di vista letterario il romanzo vive di un eccellente e marcato incipit, qualche episodio di buona letteratura e soprattutto di un’ottima caratterizzazione psicologica dei personaggi, ma rimane sempre ancorato ai canoni del romanzo-inchiesta, nel solco di quelli di Saviano, Nisini, Catozzella. Pertanto, anche se lo scrittore che di professione fa il giornalista, avvisa che non ci troviamo a leggere un saggio-inchiesta, ma un romanzo-verità, a mio avviso il taglio resta sempre di natura cronistica. Nel complesso si tratta di una lettura consigliabile, gradevole e decisamente attuale. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;strong&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-7262506529964788811?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/7262506529964788811/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/09/gioco-sporco.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7262506529964788811'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7262506529964788811'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/09/gioco-sporco.html' title='Gioco Sporco'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-5522393355139901804</id><published>2011-09-05T06:22:00.000-07:00</published><updated>2011-09-05T06:22:16.596-07:00</updated><title type='text'>Delitti esemplari (1957)</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_bAgQQB2Lkts/TJH7FQ3my4I/AAAAAAAAAOk/ecFjJrBJmME/s200/delitti+esemplari.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nba="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_bAgQQB2Lkts/TJH7FQ3my4I/AAAAAAAAAOk/ecFjJrBJmME/s200/delitti+esemplari.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;MAX AUB&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;SELLERIO EDITORE&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;recensione di Ivo Tiberio Ginevra per &lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;strong&gt;www.thrillercafe.it&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Leggendo un libro trovo una citazione di “&lt;em&gt;Delitti esemplari&lt;/em&gt;” di Max Aub.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;M’incuriosisco e dico: “&lt;em&gt;Max, il nome è il massimo che ci possa essere, ma è piccolo. Solo 3 lettere&lt;/em&gt;.” E poi “&lt;em&gt;Aub: un nome che è un enigma, un mistero. E poi è pure corto. E breve è anche il suo libro, Delitti esemplari. Solo 61 pagine delle quali 20 di presentazione. Quindi in tutto 41 pagine edite da Sellerio&lt;/em&gt;”. Tutto mi suona come il massimo del mistero e al contempo il minimo dello stesso. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Per un appassionato del genere, questi elementi sono un’esca invidiabile. Abbocco.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Risultato: letto 3 volte in una sola giornata e subito dopo partenza per una forsennata ricerca sul web di Max Aub e tutto quanto riguarda le sue opere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://i2.listal.com/image/780959/200full-.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" nba="true" src="http://i2.listal.com/image/780959/200full-.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;MAX AUB&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Padre tedesco, madre francese, nasce a Parigi nel 1914, vive in Spagna e poi in Messico. Si sentirà spagnolo tutta la vita. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Vita burrascosa. Forte ascesa sociale da giornalista fino a diventare addetto culturale presso l’Ambasciata spagnola a Parigi. Nel ’39 è accusato di essere comunista e rinchiuso in un campo di concentramento. Evade tre anni dopo e ripara in Messico, dove muore nel 1972.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La sua produzione letteraria è vastissima e abbraccia tutti i generi. Max Aub è, infatti narratore, drammaturgo, critico, poeta, giornalista, cineasta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Scrive opere d’intenso impegno politico fra le quali &lt;em&gt;Il labirinto magico&lt;/em&gt; e non abbandona mai la sua vena d’autore satirico, eccentrico, umoristico. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Artista nell’arte della mistificazione con anarchia, ironia, e puro divertimento riesce a farsi beffe della società in cui vive. Scrive &lt;em&gt;La vera storia della morte del generale Franco&lt;/em&gt;, in piena epopea franchista, inventa di sana pianta uno spagnolo pittore cubista, e lo fa diventare famoso interessando fior di critici per valutare le pitture e i disegni di questo mai esistito pittore e defunto in circostanze misteriose. S’inventa addirittura un epistolario con personaggi famosi e ne scrive la sua biografia, interrompendo a malincuore la burla solo dopo due anni, per riproporla nel 1963 simulando una Antologia di poeti e scrittori stranieri, anch’essi mai esistiti e tradotti in spagnolo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Max Aub fu un autentico e raffinato scrittore d’avanguardia, un serissimo mistificatore che confuse la critica, ma non inganno mai divertendoli, i suoi lettori. Egli stesso confessa: “&lt;em&gt;A me non preme la critica, preme di più la gente, il prossimo&lt;/em&gt;” (Lucrezia Panunzio Cipriani).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Purtroppo questo grande artista spagnolo è poco conosciuto in Italia perché non tradotto e quindi dobbiamo accontentarci di quel poco che c’è: fra questo i &lt;em&gt;Delitti Esemplari&lt;/em&gt;.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;DELITTI ESEMPLARI&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nascono nel 1957 e solo nel 1981 sono pubblicati in Italia dalla casa editrice Sellerio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I &lt;em&gt;Delitti esemplari&lt;/em&gt; è l’opera di un vero genio del secolo scorso. Nella sostanza si tratta di 82 confessioni d’altrettanti ipotetici delitti e “&lt;em&gt;Sono quelli che quotidianamente, in intenzione, si commettono, e che Aub, trasportando la realtà nella surrealtà, da per consumati: con lampeggiante fantasia, con davvero esemplare rapidità e leggerezza. Le antipatie, le insofferenze, gli insopportabili incontri della giornata di ognuno sfogati e liberati in delitti senza castigo&lt;/em&gt;”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quanti di noi farebbero degli omicidi che nelle stesse intenzioni sono commessi durante il corso della giornata. Quanti! Pensateci. Iniziate a sommarli e vedrete quanti sono. Fate come ho fatto io all’indomani della lettura del libro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il primo che nelle intenzioni ho fatto fuori è stato il condomino del piano di sopra che ancora, dopo le innumerevoli volte che gli è stato detto, continua a fumare nell’ascensore, e poi a seguire, il portiere, che non è mai in guardiola per farsi il secondo lavoro (e io pago), e poi lo stronzo che ha posteggiato in doppia fila impedendomi di uscire dal posteggio con la macchina, per finire all’omicidio della fornaia che mi ha venduto il pane duro, dopo tanti anni che sono suo cliente. Ecco un semplice esempio di cosa ha fatto Max Aub nel suo &lt;em&gt;Delitti esemplari&lt;/em&gt;. Ha dato sfogo a quella parte cinica e umana che sta dentro ognuno di noi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono 82 omicidi che potremmo definire normali. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono di qualunque nazionalità, età, sesso, condizione sociale. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Sono omicidi universali, senza tempo. Impuniti, o meglio autoassolti. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nessun moralismo, solo il piacere di abbandonarsi alla soppressione fisica di chi si detesta, e senza che abbia fatto qualcosa di particolare. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Nessuna follia omicida, nessuna pietà, solo il piacere di sbarazzarsi dell’altro, dove tutto assurge la veste della possibilità, pur restando impossibile, o meglio, dove tutto potrebbe essere drammaticamente possibile. Dove la violenza è giustizia, nella mente di chi si crede nel giusto, nella mente dell’omicida doloso che in generale agisce obbedendo ad un raptus improvviso, magari per uno stupido motivo. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;I moventi sono i più insoliti e al contempo i più normali possibili: Odio, rancore, antipatia, noia, ripicca, semplici opinioni in contrasto che sconfinano nel cinismo e nell’insopportabilità assoluta del prossimo; nella sua sofferenza e disagio sociale, il tutto vissuto come un potente atto liberatorio, senza alcun pentimento. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;I delitti sono pieni di una verve surreale, ricchi d’umor nero, anticamera della gratuita violenza di un film come Arancia Meccanica di S. Kubrik o dell’ironica violenza come Pulp fiction di Quentin Tarantino. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Aub è una lettura che fa sorridere amaro, che fa riflettere come un’improvvisa sferzata, che fissa i pensieri degli esseri umani per quelli che sono, e che abortiscono nel mondo reale, anche se ultimamente, nella vita d’ogni giorno, fantasia e realtà, dramma e follia sono sempre più presenti in ognuno di noi. Nei nostri affetti, nelle nostre cose, nel nostro mondo di mediocrità.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Navigando in internet ho trovato su Youtube le immagini del “&lt;em&gt;Primo premio festival internazionale cinema giovani&lt;/em&gt;” di Torino (1988) dove buona parte dei delitti esemplari è recitata da strepitosi attori come Duilio Del Prete, Renato Scarpa, Marco Zannoni, Pina Cei, Luca Zingaretti e c’è persino il sommo Andrea Camilleri, che recita la seguente confessione di Aub: &lt;em&gt;La squartai dal basso in alto, come una pecora, perché guardava indifferente il soffitto mentre faceva all'amore&lt;/em&gt;. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-5522393355139901804?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/5522393355139901804/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/09/delitti-esemplari-1957.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/5522393355139901804'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/5522393355139901804'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/09/delitti-esemplari-1957.html' title='Delitti esemplari (1957)'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_bAgQQB2Lkts/TJH7FQ3my4I/AAAAAAAAAOk/ecFjJrBJmME/s72-c/delitti+esemplari.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-7336176370735625536</id><published>2011-08-23T00:10:00.000-07:00</published><updated>2011-08-23T00:10:44.319-07:00</updated><title type='text'>Le cose di cui sono capace</title><content type='html'>&lt;div align="left" style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.gruppoperdisaeditore.it/PerdisaImager.aspx?path=alta&amp;amp;name=978-88-8372-553-1" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320px" qaa="true" src="http://www.gruppoperdisaeditore.it/PerdisaImager.aspx?path=alta&amp;amp;name=978-88-8372-553-1" width="213px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Alessandro Zannoni&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;PerdisaPop edizioni&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Lui si chiama Nick Corey, proprio come il protagonista di Colpo di spugna di Jim Thompson. All’anagrafe, però, il suo nome è Nicola Coretti: è lo sceriffo italo-americano della piccola cittadina texana di BakereedgePass e non è affatto uno stinco di santo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Nick Corey odia la sua città, odia il deserto, odia le vacche e tutti gli americani. Odia pure suo padre, che l’ha costretto a fare quel lavoro, ma più di tutto odia i grattacapi che gli dà chi infrange la legge.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Nick bestemmia, beve e, per debellare la delinquenza, usa metodi assai bizzarri, oltre che assolutamente fuorilegge. Un giorno il suo amico Rudy gli chiede aiuto: ha perso una grossa somma al gioco e per questo sta rischiando la vita. Nick deve trovare una soluzione, ma trovarla non è per niente facile, anche perché tutto accade alla vigilia del grande rodeo, quando la città si riempie di cowboy ubriaconi e attaccabrighe che vengono da tutto lo Stato a creare disordini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E poi, come se non bastasse, riappare anche Stella, la sua ex promessa sposa, appena uscita dalla galera…&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Zannoni torna in libreria più sporco, più cattivo, più audace che mai, con un omaggio dissacrante e spericolato al racconto di frontiera americano. Il romanzo riprende la struttura della tipica storia di oltreoceano per spingerla fino al parossismo, riuscendo a portare una ventata d’aria fresca nel contesto della narrativa italiana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Le cose di cui è capace Alessandro Zannoni le trovate quasi tutte qui, nella bellezza fottuta di questo romanzo. (Gian Paolo Serino)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: black; font-size: x-large;"&gt;Recensione di Ivo Tiberio Ginevra &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="color: red; font-size: large;"&gt;pubblicata su thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Premetto che non sono malato d’esterofilia americana e soprattutto che non mi piace il noir d’oltreoceano (fatte le dovute eccezioni ovviamente), quindi ho iniziato a leggere “&lt;em&gt;Le cose di cui sono capace&lt;/em&gt;” con la dovuta preconcetta antipatia, anche se la casa editrice presenta il libro di Zannoni come: “&lt;em&gt;una ventata d’aria fresca nel contesto della narrativa italiana&lt;/em&gt;”, pertanto, da amante della letteratura del mio paese non potevo esimermi dal leggerlo ed ho guardato con simpatia alla premessa dell’autore: “&lt;em&gt;fatte le dovute eccezioni, tipo Jim Thompson, John Fante e i fratelli Coen, in genere non sopporto gli americani&lt;/em&gt;”. Queste due righe mi hanno ben predisposto anche se fin dall’inizio il romanzo mi ha lasciato piuttosto perplesso, anzi l’ho anche trovato abbastanza volgare, e lo avrei francamente usato per accendere il barbecue (giacché siamo in America), ma ho continuato a leggerlo solo perché un prodotto targato Perdisa è sinonimo di serietà. Inoltre m’infastidiva anche il riferimento esplicito alla scrittura di &lt;strong&gt;Jim Thompson&lt;/strong&gt; (una delle dovute eccezioni) e soprattutto al suo Colpo di spugna; poi all’improvviso “LA LUCE”, quella vera, ed ho iniziato a godermi il romanzo, anzi a divorarlo, infine sono andato a rileggermi il libro di Thompson ed ho potuto apprezzare meglio il notevole sforzo che ha fatto Zannoni nella sua ultima creazione. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questa opera narrativa è, infatti, una spietata parodia del romanzo noir americano di frontiera, dove tutti i suoi classici ingredienti (puttane, alcool, pistole, amore e qualche morto ammazzato) sono derisi, infangati e stuprati in serissima veste e, al contempo, offerti come omaggio al grande Jim Thompson, e non solo a quello di Colpo di Spugna, ma andiamo con ordine.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Zannoni chiama il suo protagonista Nick Corey, proprio con lo stesso nome di quello di Colpo di spugna, anche se il suo Nick è un italo americano (Nicola Coretti all’anagrafe).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Entrambi i Nick sono sceriffi di una piccola cittadina Texana (Potts County per Thompson e BakereedgePass per Zannoni, per l’esattezza “&lt;em&gt;cittadina sperduta in culo al bisonte&lt;/em&gt;”) e sono dei veri bastardi, sadici e folli. Feroci e sprezzanti. Capaci di sapersi abbandonare alla forza bruta, all’abuso incondizionato del potere ed all’omicidio se qualcuno osa intromettersi o intralciare i loro piani: &lt;em&gt;Spengo tutto in un colpo solo, ‘sta storia è durata anche troppo. Col calcio della pistola gli assesto un colpo alla tempia…. Stringo la lingua tra i denti, mi accuccio su di lui e gliene fiacco un altro nello stesso punto – Stok – e ci metto parecchia forza per essere sicuro del risultato . Mi sembra abbastanza fuori uso, e magari è già bell’e morto, però gliene mollo un altro e sento un bel crack&lt;/em&gt;…(Zannoni) A tal proposito è anche osservabile un’altra analogia con l’opera di Thompson e precisamente con lo sceriffo Lou Ford di “&lt;em&gt;The Killer Inside Me&lt;/em&gt;” (&lt;em&gt;L’assassino che è in me&lt;/em&gt;), anch’esso senza scrupoli quando si tratta di sbarazzarsi del prossimo. E un’altra analogia, da intendersi decisamente come omaggio di Zannoni al maestro americano, la si trova nel capolavoro “&lt;em&gt;After Dark, My Sweet&lt;/em&gt;” (&lt;em&gt;E’ già buio dolcezza&lt;/em&gt;) dove il suo protagonista Willie Kid Collins si abbandona con cedevole delicatezza e lealtà emozionante, alla ricerca dell’amore e consolazione. Così fa il nostro Nick di Zannoni. Si abbandona. Pensa a Stella …&lt;em&gt;perché quella cazzo di donna non sono mica riuscito a togliermela dalla testa, maledetto me, anche se mi ha divelto e spaccato in due, anche se mi ha trattato come una merda e lasciato solo in balia del niente e senza una spiegazione, né un motivo…Se Stella fosse tornata a cercarmi e a chiedermi di riprenderla in casa, avrei dato un colpo di spugna e cancellato tutto, per poter tornare a sorridere, pur avendo la certezza di un futuro incerto&lt;/em&gt;. Più analogie di queste…ah! dimenticavo anche lo sforzo di Zannoni nel cadere nel grottesco così come Thompson in &lt;em&gt;Getaway&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Qualche differenza fra il nostro Nick e quello americano forse è solo trovabile nell’astuzia maggiore del secondo, che per raggiungere i suoi obiettivi preferisce passare sempre per sempliciotto e stupido, mentre il Nick di Zannoni è forte e temuto, ma entrambi sono più che determinati, violenti, schizzati, dediti all’alcool e soprattutto cattivi. Non scordiamoci che a Thompson si deve l’invenzione narrativa del tutore della legge, sadico e folle.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’altra sfida che Zannoni ha dovuto affrontare riguardava il linguaggio con cui mettere nero su bianco tutta la sua storia, partendo dall’obbligo di una rigorosa narrazione in prima persona. Sfida, questa, vinta con gran facilità, anche se s’intuisce perfettamente lo sforzo dello scrittore per adattarsi alla comunicativa del maestro americano, e badate, che non era solo una questione d’adattamento al linguaggio &lt;em&gt;Cristodidio&lt;/em&gt;, ma d’entrare in tutti quei meccanismi psicologici della narrazione stessa per arrivare ad un risultato finale scorrevole nella trama, preciso nella caratterizzazione dei personaggi, e soprattutto efficace nei dialoghi conditi anche di humour nero, perché il linguaggio è fondamentale per entrare nell’essenza stessa del noir di frontiera americano, fatto di piccoli inferni in una terra spietata. Questa parodia critica ed esagerata del linguaggio espresso ne Le cose di cui sono capace, colloca apertamente il romanzo non più in uno spaccato di letteratura americana, ma in un pulp/noir italiano di alto livello.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Suggerirei ad Alessandro, visto che ha già usato uno pseudonimo (&lt;strong&gt;Michelangelo Merisi&lt;/strong&gt;), di confezionare una grande bufala per i nostri amici lettori italiani convinti delle maggiori capacità degli scrittori americani e perché no? anche per gli stessi americani: Scrivi un bel romanzo come questo che hai appena finito e dallo in pasto con un tuo pseudonimo americano tipo John Peter Ford, oppure lancialo come un capolavoro ritrovato e inedito di Jim Thompson. Confeziona una bella bufala alla &lt;strong&gt;Max Aub&lt;/strong&gt;, così forse qualcuno, se non molti, potrebbero capire quanti fenomeni letterari inutili d’oltralpe stanno invadendo i nostri supermarket della cultura e magari esportiamolo facendo credere che sia un loro inutile prodotto nazionale. L’idea te l’ho data, a te perfezionarla, ma a condizione di regalarci un altro buon libro come quest’ultimo e credo proprio che è una cosa di cui sei capace.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Ivo Tiberio Ginevra &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-7336176370735625536?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/7336176370735625536/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/08/le-cose-di-cui-sono-capace.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7336176370735625536'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7336176370735625536'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/08/le-cose-di-cui-sono-capace.html' title='Le cose di cui sono capace'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-1647552460561306978</id><published>2011-07-12T06:32:00.000-07:00</published><updated>2011-07-12T06:32:47.844-07:00</updated><title type='text'>Semina il vento</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/wp-content/uploads/2011/06/semina-il-vento.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" m$="true" src="http://www.thrillercafe.it/wp-content/uploads/2011/06/semina-il-vento.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Autore: &lt;strong&gt;Alessandro Perissinotto&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Editore: Piemme&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Anno: 2011 Pagine: 275&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Trama in sintesi&lt;/strong&gt;:&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Forse è stato il caso o forse l’amore a condurre Giacomo Musso, maestro di trentacinque anni, al Braccio 6, nel reparto di massima sicurezza di un carcere del Nord Italia. Sulle labbra, la dichiarazione di innocenza; tra le mani, il giornale che ritrae in prima pagina il corpo senza vita di sua moglie. Su consiglio del proprio avvocato, Giacomo decide di raccontare la propria vicenda, l’inevitabile serie di eventi che lo ha condotto in quella cella. E così torna all’epoca in cui, per riuscire a sopravvivere a Parigi, alternava il lavoro di curatore di mostre per bambini, a quello di cameriere. Era in quel periodo che aveva conosciuto Shirin. Non l’aveva trovata subito bella, almeno non nel senso consueto del termine; era stato attratto piuttosto dalla storia che i suoi occhi sembravano celare, da quel profondo distacco verso chi le stava accanto, come se per lei la vita vera fosse altrove. Ci sono amori che iniziano all’improvviso, con notti memorabili, il loro invece era nato con la lentezza inesorabile delle cose fatte per durare. L’innamoramento, il matrimonio e poi la decisione che avrebbe cambiato le loro vite per sempre: lasciare Parigi per trasferirsi a Molini, sulle montagne piemontesi, nel paese dove lui era nato.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Lontano dalla frenesia della Capitale, tra le vecchie case di pietra e i rituali semplici di un posto che pareva essere rimasto indenne al trascorrere del tempo, Giacomo aveva rinsaldato il legame con la propria tradizione e Shirin aveva trovato una terra in cui far crescere quelle radici che le erano sempre mancate, quelle radici che i suoi genitori avevano reciso fuggendo dall’Iran e dalla rivoluzione islamica.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ma nessun luogo è al riparo dal vento dell’odio, dal fanatismo delle religioni, dall’arroganza del potere,dall’intolleranza strisciante. Così il paradiso aveva cominciato a scivolare verso l’inferno, prima piano, poi sempre più rapidamente, fino ad arrestarsi lì, in quella cella, con il tormento del ricordo d’un amore reso perfetto dalla morte.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Recensione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;di Ivo Tiberio Ginevra pubblicata su &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;Semina il vento&lt;/em&gt;, l’ultimo romanzo di Alessandro Perissinotto, è una lucida analisi del nostro malessere di vivere le nuove trasformazioni della società in costante inesorabile movimento.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È l’oggettiva analisi di un malessere vissuto come sfida preconcetta al rifiuto del nuovo e del diverso.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È un’impietosa analisi esasperata dei concetti di tradizione, amore, gelosia, menzogna e religione, fusi in una sola, semplice parola: “Odio”. Odio nei confronti di ciò che non è uguale a noi.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Tahar Ben Jelloun&lt;/strong&gt; nel suo saggio contro il razzismo conclude: “&lt;em&gt;Non incontrerai mai due volti assolutamente identici. Non importa la bellezza o la bruttezza: queste sono cose relative. Ciascun volto è il simbolo della vita. E tutta la vita merita rispetto. È trattando gli altri con dignità che si guadagna il rispetto per se stessi&lt;/em&gt;“. Mi permetto di continuare indegnamente applicando la lezione di Jelloun… il rispetto, quello vero, quello che porta all’abbraccio della diversità mantenendo il proprio essere, è quello che parte dal rispetto stesso delle parole. All’attenzione delle parole che si usano, perché le parole sono pericolose. Sanno ferire, sanno umiliare, sanno discriminare, sanno insegnare l’odio. E dall’odio nasce l’unica cosa concepibile. L’unica figlia dominatrice incontrastata delle disgrazie umane: “La morte”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Perissinotto è un maestro nel dipanare la tragedia dalla stilla delle parole, e riesce a caricarle d’ottusa preconcettualità, arroganza e miseria umana.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Nel romanzo l’autore si scaglia con forza magistrale contro i modi di dire e di fare. In particolare attacca un famoso proverbio: “Mogli e buoi dei paesi tuoi”, vissuto come anticamera dell’incomprensione il cui concetto generico alimenta il verme dell’intolleranza, che muta nell’ottusità dell’odio di tutti i personaggi dell’opera e che, inesorabilmente esplode nell’odio per odio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È il protagonista Giacomo Musso, nella sua postuma analisi che precederà il suicidio, a suggerire nel “rispetto” la chiave per superare le diversità e la soluzione per rendere migliore il nostro futuro interrazziale. È proprio dall’esame dei suoi sbagli che dobbiamo capire il bisogno di indignarci al comportamento arrogante e razzista dell’ottuso potere e della complice indifferenza della gente. È dalla tragedia del protagonista che Perissinotto lancia il suo incitamento all’uso responsabile delle parole che generano indifferenza e odio. All’amore per la vita alla quale è dovuto il giusto rispetto. Al rispetto delle altrui dignità senza discriminazioni culturali o religiose, senza fare d’ogni cosa fanatismo, o gretta tradizione.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo romanzo è una memorabile lezione di vita.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-1647552460561306978?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/1647552460561306978/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/07/semina-il-vento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/1647552460561306978'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/1647552460561306978'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/07/semina-il-vento.html' title='Semina il vento'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-3597194927905828112</id><published>2011-07-12T06:20:00.000-07:00</published><updated>2011-07-12T06:20:52.528-07:00</updated><title type='text'>Intervista a Massimo Maugeri</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_dbiVLTO2dz8/S_I0FcdFgrI/AAAAAAAABb0/Iz_Ngu8Rq5s/s1600/Sul+Romanzo_Massimo+Maugeri.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="267px" m$="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_dbiVLTO2dz8/S_I0FcdFgrI/AAAAAAAABb0/Iz_Ngu8Rq5s/s320/Sul+Romanzo_Massimo+Maugeri.jpg" width="320px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Intervista di Ivo Tiberio Ginevra a Massimo Maugeri pubblicata su &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ospite oggi su Thriller Café, Massimo Maugeri, del quale abbiamo recensito recentemente Viaggio all’alba del millennio; qui a seguire la chiacchierata con lui…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Dopo i romanzi Identità distorte e La coda di pesce che inseguiva l’amore, tutti si aspettavano un altro Thriller e invece è arrivato &lt;em&gt;Viaggio all’alba del millennio&lt;/em&gt;. Qual è stata la molla che ti ha fatto scrivere questa raccolta di racconti? Cos’è scattato dentro a Maugeri scrittore?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Sentivo l’esigenza a provare a fare i conti con questo scorcio di inizio millennio, prendendo come punto di riferimento alcune situazioni e tentando di ritrarle… per poi zoomare su alcuni particolari. Mi è venuto in mente di provare a raccontare questo nostro tempo con storie brevi (partendo da due racconti che avevo già scritto), cercando di incrociarle. Ecco. La molla è stata questa.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Come definiresti questo romanzo?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Mi fa piacere che tu definisca &lt;em&gt;Viaggio all’alba&lt;/em&gt; del millennio con l’appellativo di romanzo. In tanti, in effetti, mi hanno detto che le varie storie possono essere benissimo lette come i singoli capitoli di un’unica grande narrazione a largo respiro.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Venendo, dunque, alla tua domanda: come definirei questo libro? La prima parola che mi viene in mente è: “eclettico”… oppure “vario”. Ogni racconto – o capitolo – è diverso dall’altro per stile, linguaggio, approccio e punto di vista della narrazione. Ciò perché ho deciso di prestare “orecchio” e penna ai personaggi che si affastellavano nella mia testa, rispetto alle situazioni in cui si trovavano. Sentivo che ciascun personaggio e ciascuna situazione richiedevano di esser raccontati in maniera diversa. E così ho fatto.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Alla fine del libro troviamo una pagina dove si legge un passo di Le città invisibili di &lt;strong&gt;Italo Calvino&lt;/strong&gt;: &lt;em&gt;L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui; l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrire: il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio&lt;/em&gt;. Ci spieghi qual è il tuo inferno?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Amo molto Calvino. E credo che quel passo sia una delle più belle citazioni della letteratura del Novecento. Il mio inferno, o meglio la mia paura, è rischiare di rimanere invischiato nella prima delle due opzioni formulate da Calvino… che poi è quella più “facile”. Credo che da questo rischio non sia esente nessuno, soprattutto oggi… dal momento che viviamo in una società “accelerata” e mediaticamente “sotto assedio” dove il tempo per riflettere e per guardarsi dentro è sempre più esiguo. Nel momento in cui, però, smettiamo di riflettere e di guardarci dentro viene meno la possibilità di riconoscere quell’“inferno” a cui fa riferimento Calvino. E se non riconosci l’inferno, non puoi neppure riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno. È questo, il rischio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Quanto c’è di Massimo Maugeri dentro &lt;em&gt;Viaggio all’alba del millennio&lt;/em&gt;?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Tutto e niente, come spesso accade agli scrittori. I personaggi bussano alla porta e li fai entrare (per dirla come Dacia Maraini). Certo, è indubitabile che per “metterli in scena” devi prestare loro le tue facoltà intellettuali ed emozionali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Ho notato che alcuni racconti sono centrati sull’incomunicabilità, in particolare quella tra familiari. Hai una soluzione da suggerire per tornare a comunicare?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Nelle storie, come è giusto che sia, il lettore non troverà risposte, ma solo stimoli e spunti per porsi domande. Almeno spero…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il tema della “incomunicabilità”, così come quello della “crisi di identità”, è centrale e trasversale rispetto a questi racconti. E quello della incomunicabilità all’interno delle famiglie credo che sia particolarmente all’ordine del giorno. Io credo molto nella condivisione, nell’arte così come nella vita. E cerco di metterla in pratica. In ogni caso, in generale, ritengo che un primo necessario passo da compiere sia quello di riconoscere che il problema esiste.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Come mai hai scelto di narrare in seconda persona singolare?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Ho adottato questa scelta nel primo racconto, “Viaggio all’alba del millennio” (quello che dà il titolo alla raccolta) perché, a mio avviso, crea un effetto di maggiore coinvolgimento nel lettore. Desideravo che il lettore si sentisse chiamato in causa… come se quel “viaggio”, in un certo senso, interessasse proprio lui.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;proprio te, caro lettore.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Ti trovi meglio nei panni di scrittore minimalista o in quelli di scrittore Thriller?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Non saprei. Credo la mia scrittura sia piuttosto poliedrica. La cosa fondamentale, per me, è agguantare storie e personaggi… e prestar loro, come ho già detto, orecchio e penna.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Cosa ti è piaciuto di più di Massimo scrittore, quando hai riletto il libro?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Rileggere il racconto “Raptus”, volutamente zeppo di errori di ortografia e di grammatica (perché la voce narrante è quella di una donna poco istruita), e scorgere in esso un nuovo linguaggio con le sue “antiregole”. E, paradossalmente, non avere alcuna preoccupazione di trovare refusi. (Questa è una battuta: sorridere, prego!)&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;. Qual è il racconto di questo tuo libro al quale sei maggiormente affezionato? E perché?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Direi “&lt;em&gt;Muccapazza&lt;/em&gt;”, originariamente pubblicato nella rivista di letteratura “&lt;em&gt;Lunarionuovo&lt;/em&gt;” diretta da Mario Grasso. Era il 2003, se non ricordo male. Il motivo è di natura nostalgica, giacché quel racconto coincide con il mio esordio letterario “ufficiale”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Ti riconosci in particolare in qualcuno dei protagonisti di &lt;em&gt;Viaggio all’alba del millennio&lt;/em&gt;?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Per la verità, no. Non c’è un personaggio in particolare in cui mi riconosco, anche se…. Ti rispondo nella prossima domanda (che ho già adocchiato).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Scusa ma la domanda è obbligatoria: Hai paura a viaggiare in aereo?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Non particolarmente… ma ammetto che nei mesi successivi al crollo delle Torri gemelle di New York mi veniva istintivo guardarmi intorno nel tentativo di identificare possibili terroristi kamikaze.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Dopo il Thriller e la scrittura minimalista, sei alla ricerca di un nuovo format di linguaggio?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Sono sempre alla ricerca, per quanto riguarda il linguaggio. Credo sia una delle mie caratteristiche.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Progetti per il futuro?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Tanti. Continuare a portare avanti il mio blog: Letteratitudine. Proseguire il mio programma radiofonico di libri e letteratura che curo e conduco su Radio Hinterland. Ma soprattutto, continuare a scrivere. E non mancano nuove idee per ulteriori progetti…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Scriverai altri Thriller?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Penso di sì. Per certi versi il nuovo romanzo a cui sto lavorando assomiglia a un thriller.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;D&lt;/strong&gt;: Fatti una domanda e datti una risposta.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;R&lt;/strong&gt;: Domanda: Massimo, quand’è che toglierai da Letteratitudine quella ridicola foto di te con la “camicia celeste”?&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Risposta: Mai, perché mi ha portato fortuna e ci sono affezionato… anche se, nel tempo, quella camicia sarà destinata a diventare grigiognola a causa dell’inevitabile logorio.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Da ThrillerCafé, grazie a Massimo Maugeri per la disponibilità e l’augurio di poterlo ospitare di nuovo su queste pagine.&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-3597194927905828112?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/3597194927905828112/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/07/intervista-massimo-maugeri.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/3597194927905828112'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/3597194927905828112'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/07/intervista-massimo-maugeri.html' title='Intervista a Massimo Maugeri'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_dbiVLTO2dz8/S_I0FcdFgrI/AAAAAAAABb0/Iz_Ngu8Rq5s/s72-c/Sul+Romanzo_Massimo+Maugeri.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-3714397920224530468</id><published>2011-07-12T06:08:00.000-07:00</published><updated>2011-07-12T06:23:41.130-07:00</updated><title type='text'>Rosanero</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://lacasadeldiavolo.myblog.it/media/01/01/1630693651.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320px" m$="true" src="http://lacasadeldiavolo.myblog.it/media/01/01/1630693651.jpg" width="219px" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Autore: Maria Tronca&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div&gt;&lt;strong&gt;Editore: La tartaruga&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Anno: 2010&amp;nbsp; Pagine: 133&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Trama in sintesi:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Calogero Mancuso, un mafioso giovane e belloccio, viene ammazzato nel centro storico di Palermo per un regolamento di conti. Nello stesso momento Rosellina Restivo, una bambina di nove anni, cade dall’altalena e perde conoscenza. Vengono portati entrambi nello stesso ospedale. Quando Rosellina si sveglia è strana, violenta, dice un sacco di parolacce, ma continua a giurare che non è colpa sua. La verità è che l’anima di Calogero è entrata nel suo corpo. Calogero vede attraverso gli occhi di Rosellina e sente attraverso le sue orecchie. E, se lei glielo consente, riesce anche a parlare, con una voce inquietante, e a usare il corpo della ragazzina come se fosse il suo. Giorno dopo giorno, il mafioso scopre cosa significa vivere dall’altra parte della barricata, nell’incubo dell’estorsione. Affronta un segreto che sbuca dalle pieghe del suo passato. Vive l’angoscia del tradimento. Attraverso la vita di Rosellina tocca con mano il valore della lealtà, lo sdegno, la tenerezza. E a suo modo, insieme alla sua giovanissima alleata, riesce a far trionfare la giustizia. Poi abbandona il suo corpo, perdendosi tra le strade di Palermo. Dove andrà?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Recensione &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;di&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/strong&gt; &lt;strong&gt;pubblicata su &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Domenica, 29 maggio 2011&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Palermo è una città in festa.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;La sua squadra di calcio alle 20.30 disputerà la finale di coppa Italia contro l’Inter. Ovunque bandiere rosanero e ovunque c’è un clima d’allegria.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Compro a mio figlio, prima la bandiera con l’aquila stampata in bella mostra, poi il berrettino ed infine la magliettina del Palermo che vuole subito indossare.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Continuando la passeggiata entro, come al solito, in libreria e cercando fra gli scrittori siciliani vedo il dorso di un libro che s’intitola &lt;em&gt;Rosanero&lt;/em&gt;. Lo prendo. Ha una copertina che affascina subito: una bambina di dieci anni, forse, a braccia conserte con una pistola serrata nella mano destra. Un sfondo nero. Un viso diafano. Uno sguardo da adulto. Uno sguardo che non le appartiene.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Autore: Maria Tronca, non la conosco, ma leggere una scrittrice mi va proprio, 133 pagine, La Tartaruga editore (Baldini Castoldi Dalai). Oggi mi sento proprio palermitano. Lo prendo.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Albertino cammina felice dentro la sua larga maglietta e sbandiera i colori cantando: Rosanero alè ale. La gente lo guarda e sorride.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Anch’io ho una cosa rosanero. Un libro. Mi sembra bello.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Comincio la lettura prima di mettermi a tavola per il pranzo, ed è la fine. Giusto il tempo di mangiare e dopo una galoppata fino al traguardo delle 133 pagine. Inutile dire che mi è piaciuto molto.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;È un libro godibile e molto originale, con un titolo azzeccato, dove il rosa identifica la protagonista femminile Rosellina, una bambina di nove anni, ancora ingenua, pura, educata. Piena di tenerezza, tuttavia già segnata dal dolore per la perdita della madre e dalle preoccupazioni vissute dal padre che si arrabatta a lavoro per poterle dare una cultura, dei sani principi, una vita migliore. Il Nero è invece l’altro protagonista. Calogero Mancuso. Giovane boss mafioso emergente, sarcastico, spietato, arrogante e maleducato che incarna la cultura del male storico della terra di Sicilia.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il rosa e il nero. Rosanero i colori della squadra di calcio del Palermo. Città teatro del romanzo.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il nero per invenzione letteraria è costretto a vivere nel corpo di Rosellina, però la convivenza comincia subito male, perché il carattere beffardo di Calogero soverchia subito l’ingenuità della bambina… ma sono purtroppo costretti a vivere insieme. Proprio questo collante, nello scorrere delle pagine, porterà il nero a capire meglio le cose. A rivedere tutto il suo passato. Le sue ignobili azioni mafiose. Capirà cosa vuol dire il tradimento, la sopraffazione. Capirà quanto vigliacco è stato tutto il suo stile di vita. Quanto vigliacco è chiedere il pizzo a un poveraccio. E lo capirà vivendolo dall’infantile punto di vista della bambina, nella proiezione del nucleo familiare. E se questo non lo porterà mai a rinnegare la sua origine malavitosa e a consumare la vendetta, di contro, lo obbligherà ad sostenere la sua nuova famiglia e Rosellina stessa perché, oramai, è sopraffatto dai valori della solidarietà, del coraggio, della lealtà e soprattutto dalla delicatezza del mondo infantile.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il rosa e il nero. Il bene e il male.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Sono costretti a convivere nello stesso corpo e come nella migliore tradizione: è il bene che trionfa sul male.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Il romanzo si dipana ad un ritmo serrato, con un linguaggio personale intercalato da espressioni dialettali che danno credibilità ai personaggi, tutti ben delineati nei loro profili psicologici. La storia è fresca, godibile e a tratti geniale. La fine lascia intuire che potrebbe esserci un seguito con una nuova reincarnazione del male (oramai bene) all’interno di un cane (bastardo) simbolo della lealtà disinteressata. Forse vi potrà essere un nuovo capovolgimento dei tradizionali concetti del bene e del male… molto interessante. Lo aspetterò con ansia.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Per la cronaca ho avuto giusto il tempo di finire di leggere il libro e mettermi in macchina per andare a vedere la partita da Enzuccio, logicamente con mio figlio. È andata male. Abbiamo perso.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Un estratto del romanzo:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;[...] Adesso che Calogero sapeva che cosa gli era successo, pensava che era meglio quando non lo sapeva. Non si dava pace, ma era diventato meno loquace. Passava ore e ore in silenzio, a ricordare. E una volta, era notte, non ce la fece più e si mise a piangere come un bambino.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Rosellina si svegliò, aveva sete, la gola arsa, si toccò la fronte, scottava, andò in bagno a bere, e poi si sciacquò la faccia con l’acqua fredda.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Si asciugò e si guardò alla specchio, per la prima volta da quando era tornata a casa. Si guardò negli occhi, più in fondo che poteva e disse:&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Mi dispiace che sei morto. Ma smettila di piangere che non riesco a dormire”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Calogero smise all’istante, rimase zitto per un attimo, sentì il cuore che gli batteva forte ma non era il suo, era quello di Rosellina.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Minchia! Ma allora mi senti!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“E smettila anche di dire parolacce, sempre parolacce dici, sei proprio vastaso. Certo che ti sento, non stai zitto un attimo!”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;E allora perché non mi rispondevi?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Perché…perché ci avevo paura, pure adesso ce l’ho… mi pareva di essere invasata…che eri il diavolo…e poi non lo sapevo se eri vero o no… cioè, mi pareva che sentivo le voci perché il colpo alla testa mi aveva fatto un poco spostare… e pensavo che se non gli davo retta alle voci alla fine se ne andavano”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ma perché, senti altre voci?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“No, solo la tua. Ogni tanto quella della mamma, ma non è vero, sono io che mi parlo da sola come se mi parlasse la mamma, mi dico le cose che mi diceva lei… per sentirmela accanto, ma lei non mi ha mai parlato…”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ah! E allora perché dici le voci, al plurale?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Perché si dice così. Quando uno è pazzo si dice che sente le voci, non una sola, tante… e pure se è una sola si dice che sente le voci”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Vabbé, come dici tu! Ma anche tua madre è morta?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Sì”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;E quan…&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Non ne voglio parlare, per favore”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ah! Va bene, scusa. Ma com’è che sono… dentro a te?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Non lo so. E non mi piace”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;E figurati a me se mi piace! Essere intrappolato nel corpo di una picciridda. Ma se propia doveva essere non potevo finire nel corpo… chi sacciu… di uno ricco, famoso… un pezzo grosso! E invece qua m’imprigionarono che è quasi peggio di essere all’Inferno!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Calogero però si sentiva meglio. Era morto, e vabbé, ma almeno non era più solo. E poi il fatto che Rosellina potesse sentirlo e comunicare con lui lo faceva sentire meno morto.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Che gentile!”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Grazie! Ma… mi pigghi pu culu?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Guarda che non ti capisco se parli in dialetto”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Maria Santa e chi sei la baronessa Stoccaminquattro!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Sei un grandissimo maleducato, buona notte!”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;No no! Aspetta… scusami!, scusami!, veramente. Io sono contento che mi senti e mi parli, dico vero. Gr…grazie.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Prego”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;E adesso che facciamo?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Facciamo che io me ne torno a letto e cerco di dormire che domani ho scuola, e cerchi di dormire pure tu. Ma… tu dormi?”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Non lo so, ma mi pare di sì, non lo capisco tanto bene.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Se dormi meglio, se non dormi cerca di stare zitto, per favore”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Va bene, ma domani parliamo?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Sì, ma dopo scuola. E mentre sono a scuola devi stare zitto, sempre, e non dire mai le parolacce. Promettilo”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ma io mi annoio a stare sempre zitto, minchia!, cinque ore zitto devo stare!&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Ecco, hai detto un’altra parolaccia. Se domani mentre sono a scuola mi parli e mi fai distrarre, o dici parolacce che non so perché dico pure io, e la maestra mi rimprovera di nuovo e chiama papà, giuro, giuro sulla tomba di mia madre che non ti risponderò mai più!”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Ok, ok… va bene! Minc… mamma mia quantu sii camurrusa!… camurrusa si può dire?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Prometti!”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Prometto, prometto… butt… buttigghiazza ‘ra miseria! Va bene così?&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Insomma, facciamo finta che va bene. Buona notte”.&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Rosellina…&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Eh…”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Un’attra cosa, l’urtima, te lo giuro… te lo ricordi il giornale dell’attra volta? Quello dove c’era la mollica? Quello delle cotol…&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;“Quello dove eri morto? Certo che me lo ricordo. Perché?”&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;br /&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;Perché vorrei sapere che cosa c’è scritto… com’è che… sono morto… [...]&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-3714397920224530468?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/3714397920224530468/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/07/rosanero.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/3714397920224530468'/><link rel='self' type='application/atom+xml' 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href="http://www.thrillercafe.it/gli-assassini-di-cristo-ivo-tiberio-ginevra"&gt;http://www.thrillercafe.it/gli-assassini-di-cristo-ivo-tiberio-ginevra&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-4721533005908526533?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/4721533005908526533/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/07/recensione-degli-assassini-di-cristo-su.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4721533005908526533'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4721533005908526533'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/07/recensione-degli-assassini-di-cristo-su.html' title='Recensione degli ASSASSINI DI CRISTO su Thriller Caffè'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-8288438737114603938</id><published>2011-06-23T00:01:00.000-07:00</published><updated>2011-06-23T00:05:37.548-07:00</updated><title type='text'>Recensione de GLI ASSASSINI DI CRISTO di Ivo Tiberio Ginevra</title><content type='html'>&lt;a href="http://www.lacrisi2009.com/2011/05/gli-assassini-di-cristo.html?spref=bl"&gt;La Crisi 2009: Gli assassini di Cristo&lt;/a&gt;: "Gli assassini di Cristo - Ivo Tiberio Ginevra - Robin Edizioni Il libro si apre con una furia iconoclasta che pervade una città della S..."&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-8288438737114603938?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/8288438737114603938/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/06/recenzione-de-gli-assassini-di-cristo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/8288438737114603938'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/8288438737114603938'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/06/recenzione-de-gli-assassini-di-cristo.html' title='Recensione de GLI ASSASSINI DI CRISTO di Ivo Tiberio Ginevra'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-357600499574280699</id><published>2011-06-22T23:55:00.000-07:00</published><updated>2011-06-22T23:55:28.921-07:00</updated><title type='text'>recensione de GLI ASSASSINI DI CRISTO di Ivo Tiberio Ginevra</title><content type='html'>&lt;a href="http://thrillerpages.blogspot.com/2011/06/gli-assassini-di-cristo-di-ivo-tiberio.html"&gt;Thrillerpage....Thriller Gialli e Noir....: Recensione de GLI ASSASSINI DI CRISTO di Ivo Tiberio Ginevra&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-357600499574280699?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='related' href='http://thrillerpages.blogspot.com/2011/06/gli-assassini-di-cristo-di-ivo-tiberio.html' title='recensione de GLI ASSASSINI DI CRISTO di Ivo Tiberio Ginevra'/><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/357600499574280699/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/06/recensione-de-gli-assassini-di-cristo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/357600499574280699'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/357600499574280699'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/06/recensione-de-gli-assassini-di-cristo.html' title='recensione de GLI ASSASSINI DI CRISTO di Ivo Tiberio Ginevra'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-2543118958159377813</id><published>2011-06-20T06:15:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T06:15:29.522-07:00</updated><title type='text'>Viaggio all'alba del millennio</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.mondolibriblog.com/wp-content/uploads/2011/05/Viaggio-allalba-del-millennio-di-Massimo-Maugeri.jpg?30862" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" i$="true" src="http://www.mondolibriblog.com/wp-content/uploads/2011/05/Viaggio-allalba-del-millennio-di-Massimo-Maugeri.jpg?30862" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Autore: &lt;strong&gt;Massimo Maugeri&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Editore: Perdisa Pop&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Anno: 2011&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Recensione&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’ultima fatica di Massimo Maugeri è un’antologia di racconti, 11 per la precisione, che sebbene all’apparenza sembrino godere ognuno di vita propria, alla fine formano il corpo unico di un grande romanzo, dove addirittura l’ultimo di questi: “La città di Elio Fante” ha al suo interno la “genialata” di far vivere tutti i protagonisti delle precedenti storie così formando un’opera indivisibile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ma il collante di tutti i racconti, il motivo conduttore, lo troviamo alla fine del libro, dove al centro di una pagina si legge un passo di Le città invisibili di Italo Calvino&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui; l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrire: il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ecco la chiave che apre tutte le serrature! L’inferno dei viventi. Allora e solo allora, dopo avere finito di leggere il libro, capisci che il suo scrittore ti ha consegnato delle storie che non dimenticherai facilmente, perché reali, tangibili, in una sola parola: VERE. Vere perché riflettono con lucidità settoriale le nevrosi e le paure dell’uomo contemporaneo: Le nostre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questi 11 racconti sono storie di ansie, aspettative tradite, grottesche messe in scena di una realtà esasperata, ma pur sempre reale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;I racconti che compongono la raccolta e che devono necessariamente essere letti nell’ordine voluto dallo scrittore sono:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Viaggio all’alba del millennio&lt;/strong&gt; che riflette la nostra psicosi esasperata e parossistica di attentati aerei in seguito al tragico 11 settembre americano, sollevando al contempo la paura per il diverso da noi, rappresentato nella specie dal confratello mediorientale, con le sue profonde differenze religiose, etiche, sociali.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Ho un regalino per te&lt;/strong&gt; è un crudo racconto che seziona le dinamiche dettate dall’indifferenza del rapporto di famiglia fra una madre e un figlio, con un umorismo nero degno di nota.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Bianco e nero&lt;/strong&gt; è un racconto che resterà scolpito nella mente del lettore perché affronta con ricercata umanità la piaga dell’immigrazione e del razzismo con i suoi barconi della speranza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;L’abito nuziale&lt;/strong&gt; riporta alle godibili atmosfere paradossali dei racconti di Gogol e Cechov, dove la paura del matrimonio e delle sue nuove aspettative di vita è vissuta nell’incognita di una macchia di sangue nell’abito da sposa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Muccapazza&lt;/strong&gt; tocca il tema della solitudine dell’uomo moderno che si abbandona ai processi di autoesclusione dalla società, inglobando tutte le proprie pulsioni di vita nelle dinamiche di rapporti virtuali, anche sessualmente goduti innanzi al computer. Un rifiuto della realtà di pirandelliana memoria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Aclas&lt;/strong&gt; ripropone le tematiche del razzismo, ma stavolta le affronta in modo costruttivo, con una invenzione ricca di grande umanità che genera il risveglio della coscienza e del vivere sociale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Ratpus&lt;/strong&gt; narra con un linguaggio estremamente originale, le drammatiche vicissitudini di una povera donna che all’improvviso resta sola ad affrontare la povertà, le ambiguità familiari, le grettezze della miseria umana e soprattutto il venir meno dei valori di una vita onesta, trovando il suo riscatto morale in un raptus omicida.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Mind Games&lt;/strong&gt; è il dramma della perdita, dell’aberrante elaborazione del lutto che trova la sua logica nel rifiuto della realtà. Nel rifugio della pazzia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Sono&lt;/strong&gt; è la grande costruzione stilistica di un dramma familiare nel giorno del compleanno più desiderato. Dove il giovane protagonista invece di essere consegnato alla vita adulta è gettato nella tragedia di un coma. Un racconto di morte e rimpianto, ma non senza speranza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;La nonna di Lucio&lt;/strong&gt; racconta un’altra storia di solitudine e incomprensione familiare, stavolta fra nonna e nipote, scritta con un umorismo degno di nota.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;La città di Elio Fante&lt;/strong&gt; è la summa di tutte le storie precedenti innestata in una Catania svogliata e vissuta da un gruppo di giovani che riflettono la loro indifferenza verso il mutamento della società e dei loro stessi rapporti d’amicizia. Questo racconto riesce a ricongiungersi a quello iniziale chiudendo così un circolo perfetto che si autorigenera.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il risultato finale è una costruzione stilistica raffinata, così come tutto il linguaggio dell’opera che denota una non comune capacità narrativa di Massimo Maugeri, estremamente personale, contemporanea, intensa e a tratti umoristica, dove la rabbia, il dubbio, l’incomunicabilità, il consumismo, ed i valori eterni della famiglia, amicizia e umanità, sono analizzati con occhio spietato che riesce a cogliere le loro involuzioni cariche di una moderna nevrosi piena d’inganni, ma al contempo ricca della speranza che tutto possa migliorare all’alba del nuovo millennio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;pubblicata su &lt;/span&gt;&lt;a href="http://www.thrillercafe.it/"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;www.thrillercafe.it&lt;/span&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Visita il blog Letteratitudine Massimo Maugeri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-2543118958159377813?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/2543118958159377813/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/06/viaggio-allalba-del-millennio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2543118958159377813'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2543118958159377813'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/06/viaggio-allalba-del-millennio.html' title='Viaggio all&apos;alba del millennio'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-2911541695616277722</id><published>2011-06-20T06:02:00.000-07:00</published><updated>2011-06-20T06:02:29.092-07:00</updated><title type='text'>Il commissario Bordelli</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.alfonso76.com/immagini/blog/commissario_bordelli.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" i$="true" src="http://www.alfonso76.com/immagini/blog/commissario_bordelli.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Autore: &lt;strong&gt;Marco Vichi&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Editore: Guanda&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Anno: 2002&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Trama in sintesi:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Firenze, estate 1963. La città è deserta per le vacanze e assediata dal caldo e dalle zanzare. Il commissario Bordelli passa la notte a rigirarsi nelle lenzuola, dopo giornate di banale routine estiva sbrigata da quei pochi rimasti, come il poliziotto Mugnais e il nuovo arrivato, Piras. Quand’ecco che una telefonata gli annuncia una morte misteriosa: una ricca signora viene trovata morta, accanto al letto un bicchiere con le gocce per l’asma e sul comodino il flacone perfettamente chiuso. Ma è difficile pensare a un attacco improvviso della malattia, come spiega l’anatomopatologo. Bordelli indaga sui singolari personaggi che frequentavano la villa della donna, tutti dotati di un alibi di ferro, ma c’è qualcosa che non lo convince.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Recensione&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ho letto il primo libro della saga del Commissario Bordelli quando uscì nel 2002 edito dalla Guanda e ricordo bene che mi piacque molto quel poliziotto cinquantenne, ex partigiano, scapolo non per vocazione, con la sua sigaretta in bocca e una esistenza disordinata asservita al lavoro e agli ideali di giustizia e libertà.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ricordo bene che mi piacque la sua ambientazione nella Firenze anni 60, in bilico fra la tipica spontanea genuinità del suo essere città semplice e la strisciante contaminazione affaristica del dopoguerra da “prima repubblica” dove inizia la scalata al potere di una classe di governanti che darà i suoi assurdi frutti da pentapartito vent’anni dopo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ricordo che mi piacque molto quello strano concetto di giustizia del commissario Bordelli, servo della legge, ma che l’applica distinguendo fra gli uomini. Un’umanità, la sua, ricca d’intelligenza, dove un misero ladro che delinque solo per necessità, riesce ad avere la schietta amicizia del commissario, contrariamente ad altri rampanti colleghi d’ufficio che mai l’avranno come il questore Inzipone.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ricordo che mi piacque molto quella cappa d’aria calda, mirabilmente descritta, che avvolgeva la città spogliata dalla maggior parte dei suoi abitanti fuggiti al mare, e quei superstiti boccheggianti nell’afa con le camicie sudate.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ricordo che mi piacque molto lo stile di Vichi così semplice e scorrevole, ma al contempo così cesellato nella costruzione dei pochi personaggi secondari, ognuno destinato a sopravvivere a lungo nella memoria del lettore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;A distanza di nove anni ricordavo tutto questo ad eccezione della trama gialla. Proprio questa è stata la molla che mi ha fatto venire la voglia di rileggerlo, ma non trovandolo più nella mia libreria (sicuro prestito non più restituito) l’ho ricomprato nell’edizione Tea.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ero molto curioso di riconfrontarmi col mio vecchio giudizio, quindi mi sono tuffato nella lettura e oggi, con estrema franchezza posso dire di non essermi sbagliato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Nella rilettura del libro il commissario ha mantenuto il suo fascino e forse ancora di più ho gustato la sua completezza umana e l’ottimo tratteggio di tutti i personaggi secondari dell’opera, a partire dal suo aiutante sardo Piras.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Del poliziotto Bordelli mi è ripiaciuto vedere il suo inserimento nel tessuto sociale degli anni sessanta, ma più di ogni altra cosa il suo essere terreno e credibile del tutto diverso dai colleghi americani perfetti, supertecnologici, sempre dal grilletto facile in situazioni “pazzesche”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Soltanto la trama gialla l’ho trovata un po’ debole, ma la ritengo alquanto attinente al lavoro quotidiano di un commissario di polizia e soprattutto credo che sia stata solo un pretesto per scrivere un bel libro della memoria, ricco di nostalgia e ricordi della guerra partigiana, molti dei quali realmente vissuti dal padre di Vichi durante i suoi combattimenti contro i nazisti, d’altronde il ringraziamento dell’autore al genitore è piuttosto esplicito e si conclude con una bella frase: “Se oggi lui fosse vivo credo che sarebbe contento di vedere che quelle storie vivono in questo romanzo”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;In conclusione il libro d’esordio del commissario Bordelli è un davvero un buon libro ricco di sincera umanità..&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;pubblicato su &lt;a href="http://www.thriller/"&gt;http://www.thriller/&lt;/a&gt; cafe.it&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-2911541695616277722?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/2911541695616277722/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/06/il-commissario-bordelli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2911541695616277722'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2911541695616277722'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/06/il-commissario-bordelli.html' title='Il commissario Bordelli'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-5942112605991247928</id><published>2011-05-09T11:29:00.000-07:00</published><updated>2011-05-09T11:29:02.734-07:00</updated><title type='text'>CONCETTO AL BUIO</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_mU3uyihJsog/TFbFQY1N5RI/AAAAAAAAABs/ZLgum9jKlR8/s1600/concetto.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" j8="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_mU3uyihJsog/TFbFQY1N5RI/AAAAAAAAABs/ZLgum9jKlR8/s320/concetto.jpg" width="225" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&amp;nbsp; ROSARIO PALAZZOLO&lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&amp;nbsp; Perdisa Editore &lt;/span&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&amp;nbsp; Pagine 120&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E perciò, visto che sei il più grandissimo, fai una cosa piccola per me, caro gesù: da adesso in poi, e per tutto il tempo del mio racconto, non ti mettere nessuna espressione, fatti di niente, ascolta la storia che infilerò dentro al foglio e non spiccicare parola, perché solo così potrò scrivere senza vergogna tutto quello che è successo, solo così potrò azzerare per poi ricominciare daccapo… e allora ci stai a questo giochetto? ci stai a scancellarti da ogni dove? grazie gesù mio, allora schiodati dalla croce e scomparisci, per favore.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;A Palermo c’è un ragazzino segregato in una stanza buia. Due donne hanno appena sprangato con delle assi di legno la sua porta, per lasciarlo morire d’inedia. Nel frattempo scorre come un diario una lettera a Gesù crocifisso: una storia segreta e difficile, con un padre silenzioso, una madre arcigna, un prete che impartisce supplizi morali… Di chi è questa storia? E chi è quel ragazzo?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;RECENSIONE &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Frugo in libreria alla ricerca di un qualcosa d’astruso da leggere. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ho voglia di un testo complesso, difficile, magari pieno di quelle universali realtà, ma corto rigorosamente corto. L’occhio mi cade su &lt;em&gt;Concetto al buio&lt;/em&gt; un piccolo libro dalla veste grafica elegante edito da Perdisa Pop, quindi con alle spalle la regia di quel consumato demiurgo di Luigi Bernardi, “una garanzia” mi dico. L’autore del romanzo è Rosario Palazzolo, mio conterraneo, le pagine 120, costa poco, ha tutto quello che cerco, lo prendo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Scopro subito che sono stato ingannato dal titolo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Concetto non è un’idea, un pensiero in genere. Volendo usare lo stesso linguaggio del narratore (per il signor Zanichelli, che ha scritto il vocabolario che c’ho io, concetto vuol dire nozione che la mente si fa di ciò che è qualcosa e sta tra le parole concessore e concezionale) e io allora non mi faccio persuaso perché Concetto è in realtà il nome di un adolescente che vive in un degradato quartiere di Palermo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ho parafrasato il modo di esprimersi di Concetto per far capire subito che il linguaggio è uno dei tratti geniali di questo romanzo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Rosario Palazzolo, prestato dal teatro alla narrativa, ha trasmesso in quest’opera il frutto esasperato di una sua personale ricerca stilistica della lingua parlata, intrisa anche di humour e d’espressioni dialettali, che in bocca ad un ragazzino danno uno spessore indimenticabile ed una forza drammatica inaudita a questa storia di miseria umana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Concetto al buio&lt;/em&gt; vive anche di un altro esercizio stilistico, consistente nella sensibile riduzione della punteggiatura e nell’eliminazione delle maiuscole, il tutto all’interno di periodi incredibilmente lunghi e a tratti di proposito sgrammaticati. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il combinato disposto di queste due regole stilistiche rigorosamente applicate dallo scrittore forma un mix d’inaudita forza emotiva alimentata di continuo dalla semplicità di una voce narrante al buio. Quella appunto di Concetto, tredicenne che sa di morire in modo orribile senza aver colpa alcuna, come agnello sacrificale sull’altare della menzogna. Il romanzo è, infatti, il trionfo della falsità, della grettezza morale sulla nobiltà d’animo, della cattiveria dei grandi sull’innocenza dei più piccoli e dei più deboli. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;È una storia dove la speranza non esiste e al suo posto c’è solo una cupa disperazione narrata da una voce al buio che sa di morire. Dove il buio amplifica la forza drammatica del racconto e dove Concetto non è più un nome, ma il simbolo della verità che va taciuta, o meglio raccontata ad un Gesù attraverso un monologo trascritto in un diario testimone dell’assurda tragedia dell’uomo saldamente legato all’ipocrisia di una morale insensata spinta fino al parossismo della tragedia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il nostro tredicenne protagonista, nonostante la sua giovane età, è già stato ampiamente forgiato dalla vita degradata del quartiere dove vive, dalla prima tragedia familiare, dall’incomunicabilità totale con i suoi genitori e i parenti, e da dio che attraverso il suo ministro lo profana nel corpo e nell’anima. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il nostro protagonista è disarmante nella sua semplice comunicazione della verità ed altrettanto semplice è vedere come il mondo esterno lo fa tacere con le sue complicate e incomprensibili regole legate alla cultura dell’omertà e del pensiero di quello che dice la gente. Due tematiche tanto care a Pirandello che per anni ha sviluppato nei suoi lavori e che oggi sembra aver lasciato in eredità a Rosario Palazzolo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Basta, non voglio dire altro perché è evidente il mio apprezzamento per quest’opera dai tratti geniali e ringrazio l’autore per avermi dato questo gran piacere inventando un nuovo originale modo di scrivere. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;NO! Ripensandoci ho una cosa da dire, ma è rivolta alle grandi case multinazionali dell’editoria: Finitela di pubblicare solo autori di best-seller che spesso non hanno nulla di best se non le solite tematiche trite e ritrite. State appiattendo tutto. Fate un salto nelle vostre stesse librerie per accorgervi dell’eguaglianza tematico-letteraria disarmante che state creando. Date spazio a nuovi autori di talento che devono essere conosciuti per la bellezza delle loro storie e la grandezza dei loro contenuti. Lasciate a casa, o specialmente all’estero qualche orribile best-seller e dedicatevi al vostro nobile mestiere d’editori pubblicando anche chi vale ed ha qualcosa di buono, o di nuovo da dire. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;In conclusione sono 120 pagine di frustate dove la voce di &lt;em&gt;Concetto al buio&lt;/em&gt; ha la stessa forza di un cappio che stringe lentamente la sua morsa fino in fondo. Il fondo dell’impotenza di una verità “&lt;em&gt;buttanissima&lt;/em&gt;.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;pubblicato su Thriller cafè.it&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div align="justify"&gt;﻿&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-5942112605991247928?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/5942112605991247928/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/05/concetto-al-buio.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/5942112605991247928'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/5942112605991247928'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/05/concetto-al-buio.html' title='CONCETTO AL BUIO'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_mU3uyihJsog/TFbFQY1N5RI/AAAAAAAAABs/ZLgum9jKlR8/s72-c/concetto.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-1920799508776946976</id><published>2011-03-23T14:42:00.000-07:00</published><updated>2011-03-23T14:44:25.411-07:00</updated><title type='text'>Non fare la cosa giusta</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRy84OBmed69TNpmG5z1PJ4D6kbEOEHcoUdoLnRsmd39Unl5f6R" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" r6="true" src="http://t2.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRy84OBmed69TNpmG5z1PJ4D6kbEOEHcoUdoLnRsmd39Unl5f6R" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;di Alessandro Berselli&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;• Formato: Libro&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;• Pagine: 240&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;• Lingua: Italiano&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;• Editore: Perdisa Pop&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;• Anno di pubblicazione 2010&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Claudio Roveri è un informatore medico scientifico. Conduce una vita di apparenze. Apparentemente è un professionista affermato, ha una famiglia felice, nessun motivo, per non sentirsi soddisfatto, in realtà le cose non vanno così bene. Roveri cova il disagio. Odia Bologna, che è diventata una città così diversa da come se la ricordava. Negri, punk e zingari ai semafori, e quella sensazione di degrado che ha ogni volta che cammina per il centro. Roveri odia, ma non fa nulla. Si rifugia nella famiglia, negli amici di sempre, nel lavoro. Fino a quando reagisce, assecondando la sua vera natura. Una sera durante un rapporto sessuale con una giovane dottoressa conosciuta per lavoro, sente suonare il cellulare, ma non risponde. A chiamare è sua figlia, in cerca di aiuto. La vita di Claudio Roveri, da quel momento in poi, cambierà una volta per sempre. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Dirò subito che &lt;em&gt;Non fare la cosa giusta&lt;/em&gt; è un ottimo libro. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Che è un vero noir senza via di scampo e che vorrei vederlo vincitore di quei famosi premi letterari dove autorevoli tromboni scrittori dispensano la loro saggezza infinocchiando libri difficili, a volte scritti male e che non lasciano nulla dentro se non quelle solite scontate riflessioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Berselli racconta la crisi dell’uomo contemporaneo e lo fa senza particolari paroloni con una storia ben scritta, semplice e nera, con misura, originalità e soprattutto affidandosi a una prosa dal ritmo crescente fino al punto da farsi leggere senza soste.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Fin dall’inizio colpisce subito l’inconsueto e azzeccato utilizzo della seconda persona quale forma narrativa: &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;“&lt;em&gt;Non ho mai tradito tua madre. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Non che non ci abbia mai pensato, non sono mica un santo. È solo che alla fine ho fatto prevalere il senso di responsabilità. L’etica della famiglia, se così la vogliamo chiamare. &lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Rileggo la frase.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Senso di responsabilità, etica della famiglia. Sono ridicolo, ho appena iniziato a scriverti e già me la sto raccontando.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Ne prendo atto. Ricomincio da capo.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Ho sempre avuto paura. Paura di essere scoperto, di non riuscire a farla franca. Non sono bravo a mentire, Erica, e tua madre è troppo furba per non accorgersene.&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;em&gt;È per questo che non l’ho mai tradita&lt;/em&gt;.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Sembra di leggere una lunga lettera che Claudio Roveri, il protagonista del romanzo, indirizza alla figlia Erica, ma non è così. Non è una lettera. È solo un monologo, o meglio, è una grande invenzione narrativa che ha il meritevole compito di mettere ben chiari e fin da subito, gli ingordi sensi di colpa divoratrici della personalità di un padre teso solo alle gioie effimere borghesi del suo tempo, a scapito delle uniche certezze irrimediabilmente perdute della famiglia, dell’amore coniugale e più di tutto, dell’amore fra un genitore e la figlia adolescente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Nella prima parte del romanzo abbiamo un protagonista che ha speso tutti i suoi primi quarant’anni di vita per correre dietro alle apparenze (vedi la bella casa, la bella moglie avvocato, la bella figlia studente), alle prospettive di una carriera brillante, all’effimero (come il bisogno dell’aperitivo preservale nei locali chic del centro città), e con il dio denaro al di sopra di tutto. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Claudio Roveri fin dall’inizio della storia ha già sviluppato questi temi feticistico borghesi volti alla raccolta “dell’inutile prezioso” a scapito della certezza emotiva. Si è già consumato nell’autocompiacimento narcisistico del proprio IO, in costante ricerca di realizzare altri edonistici bisogni, come tradire la moglie, ovviamente con una bella donna, ovviamente in carriera, ovviamente elegante, ovviamente porca, ovviamente riservata e soprattutto capace di non intaccare i suoi beni sociali conquistati, e mi riferisco ovviamente alla famiglia, ovviamente al prestigio sociale, ovviamente a quei beni di consumo che danno un significato alla vita. La sua vita. Altrettanto ovviamente, Roveri ha cognizione del disagio che caratterizza le sue certezze, ma impegnato com’è a correre dietro al suo IO, non tenta neanche una volta di risolvere il malessere della famiglia, magari cercando un dialogo con la moglie o con la unica figlia oramai diciassettenne. Non prova neppure ad annullare la distanza creatasi fra loro, considerandola incolmabile. Non fa nulla per entrare in quel mondo di cose a lui distanti e incomprensibili, in una sola parola nel semplice mondo degli adolescenti. Eppure Claudio Roveri adora sua figlia e sa bene di avere sbagliato in tutto: “&lt;em&gt;fallire come marito è un peccato veniale, ma non esserci come padre è la voce peggiore che può capitare in un bilancio esistenziale&lt;/em&gt;”. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Il protagonista è in tutto e per tutto cosciente del fallimento, ma non reagisce. Continua a rifugiarsi nell’effimero con l’unica conseguenza di assecondare la noia partorendo un insopportabile disagio che lo porta ad essere intollerante verso ogni cosa ad iniziare dalla sua città che oramai detesta, e a tutte le forme di vita diverse da lui (zingari, barboni, giovani colleghi, extracomunitari, ecc...). È un disagio che dapprima cresce lentamente (litiga con il compagno di scuola della figlia, attacca briga con un giovane collega in un ambulatorio, ha un acceso diverbio con Luca lo psicologo) e poi matura uccidendo il cane del vicino, pigliando a schiaffi una zingara, bruciando vivo un barbone, ma proprio quando l’attenzione del lettore è rivolta alla discesa negli abissi di Roveri, oramai intento a &lt;em&gt;non fare la cosa giusta&lt;/em&gt;, ecco che Berselli ha quel colpo di genio che rende unico questo romanzo: Termina la prima parte all’apice del suo interesse per iniziarne una seconda diversa. Una seconda del tutto inaspettata e spettrale che getta il lettore in un turbinio di pensieri ed azioni dove non fare la cosa giusta è l’unico imperativo che legittima l’agire del nostro personaggio che oramai ha capito e detesta senza remissione alcuna la sua vita inutilmente condotta. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Le effimere certezze di uno stimato e benestante professionista quarantenne si sono trasformate in palliative menzogne e inadeguate finzioni non più in grado di trattenere i freni inibitori dell’uomo oramai deciso a scendere nell’abisso. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;È in questo clima che Roveri compie degli atti inconsulti che paradossalmente gli danno iniezioni di autostima fino alla distruzione generale. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Non voglio commentare oltre, perché toglierei il piacere al lettore di godersi un bel finale del tutto inaspettato e finisco incensando quest’opera narrativa di Alessandro Berselli e complimentandomi con quel grande saggio di Luigi Bernardi abituato da sempre a &lt;em&gt;fare la cosa giusta&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Ottima e comunicativa anche l’immagine di copertina in perfetta sintonia con il romanzo ed il suo recondito significato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: x-large;"&gt;(recensione pubblicata su Thrille Cafè)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-1920799508776946976?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/1920799508776946976/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/non-fare-la-cosa-giusta.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/1920799508776946976'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/1920799508776946976'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/non-fare-la-cosa-giusta.html' title='Non fare la cosa giusta'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-7690756036107959279</id><published>2011-03-23T09:29:00.000-07:00</published><updated>2011-03-23T09:29:20.428-07:00</updated><title type='text'>Il ragazzo dai capelli rossi - Piergiorgio Di Cara</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="https://lh4.googleusercontent.com/-Kv7h-tuVbew/TYofvc2Ua-I/AAAAAAAAAEo/KLE2mX-JGoo/s1600/ilragazzodaicapellirossi.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" r6="true" src="https://lh4.googleusercontent.com/-Kv7h-tuVbew/TYofvc2Ua-I/AAAAAAAAAEo/KLE2mX-JGoo/s1600/ilragazzodaicapellirossi.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Autore: Piergiorgio Di Cara &lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Editore: Perdisa Pop&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Anno: 2007&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Informazioni: pg. 113&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il ragazzo dai capelli rossi è finalmente maggiorenne, e solo. Suo padre è stato ammazzato, e lui stesso ne ha vendicato la morte, uccidendo a sua volta. La vita scorre noiosa, il ranch, qualche capatina in città, niente di particolarmente eccitante. E oltre? Oltre c'è l'America, il più grande paese della terra. Il ragazzo dai capelli rossi decide di andare a vedere se è davvero così.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;…ma chi me lo doveva dire di leggere un western! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Grazie ai remainders ho acquistato su un sito di vendita libri on line “Il ragazzo dai capelli rossi”. Un western pazzesco che mi porta a valutare il suo autore Piergiorgio Di Cara, fra gli scrittori più eclettici del nostro panorama letterario contemporaneo. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Questo romanzo breve è un piacevole cambio di registro del narratore palermitano che abbandona le sue terrene storie poliziesche per donarci uno spaghetti-western concentrato di tutta una cultura italiana del genere, che si snoda fra i fumetti di Tex Willer, il cinema di Trinità e le atmosfere di Sergio Leone come collante. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È un omaggio alle nostre gioventù cresciute per strada a giocare con pistole e fucili, a indiani e cowboys. Il ragazzo dai capelli rossi mi ha riportato in mente quelle sparatorie pazzesche con i miei cugini e gli altri ragazzi del quartiere, combattute nei cortili e fin dentro le aiuole incolte piene d’ortiche. Ricordi sbiaditi in bianco e nero, nel cinema muto dell’infanzia perduta che ancora adesso ha il sapore della felicità innocente. Ricordo che tutti volevamo avere lo sguardo alla Terence Hill, oppure quello a fessura di Bud Spencer, e volevamo essere buoni o cattivi come Lee Van Cleef e avere per amici Kit Carson e il suo indiano. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di Cara bastardo, con il tuo romanzo mi hai buttato indietro di quarant’anni per farmi respirare quella pura gioia innocente che la vita mi ha strappato semplicemente facendomi crescere. Mi hai ricordato che nei miei giochi ero “Il ragazzo dai capelli rossi” coinvolto mio malgrado a uccidere i nemici che mi cercavano come le mosche cercano il miele, senza che io avessi fatto niente. E li uccidevo con la mia infallibile mira e con i miei alleati cugini, Rosario, Ninni … e c’era anche Isabella …la ragazza (irraggiungibile) che nei sogni mi aspettava innamorata, dopo avere ammazzato Mimmo, il cattivo che la voleva toccare. E avevo pure un cavallo nero come la notte, che mi portava veloce da lei. E avevo tanto altro ancora…&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Di Cara grazie. Con la tua storia hai fatto rivivere per qualche ora “Il ragazzo dai capelli rossi” che ho scoperto di avere ancora dentro, e che era ancora vivo. Non era morto, era solo nascosto dai cumuli di pensieri che massacrano i cinquantenni, che fra bisogni terreni e affanni giornalieri per la prima volta iniziano a pensare: “quanto ancora mi resta da vivere.” &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Scusate se non ho parlato del romanzo, ma alla fine non c’è niente da dire, ha tutto come nella migliore tradizione del western puro. È bello e ve lo consiglio, ma dovete saperlo leggere. Dovete respirarlo ad occhi chiusi. Dovete viverlo e abbandonarvi liberi alle suggestioni che vi evocano la vostra vecchia infanzia spensierata oramai sepolta dalle rate del mutuo in un camerino della memoria.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Un ultima cosa rivolta a Luigi Bernardi e la dico nel linguaggio western: “Sei bravo straniero. Non sbagli un colpo”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Splendida copertina.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-7690756036107959279?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/7690756036107959279/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/il-ragazzo-dai-capelli-rossi.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7690756036107959279'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7690756036107959279'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/il-ragazzo-dai-capelli-rossi.html' title='Il ragazzo dai capelli rossi - Piergiorgio Di Cara'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='https://lh4.googleusercontent.com/-Kv7h-tuVbew/TYofvc2Ua-I/AAAAAAAAAEo/KLE2mX-JGoo/s72-c/ilragazzodaicapellirossi.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-3172189113202943456</id><published>2011-03-08T13:35:00.000-08:00</published><updated>2011-03-08T13:36:51.956-08:00</updated><title type='text'>IL SUPREMO CARDINALE                  un racconto di Ivo Tiberio Ginevra</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.ivoginevra.it/Recensioni/cardinali.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="221" q6="true" src="http://www.ivoginevra.it/Recensioni/cardinali.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;In un’epoca assai lontana e molto confusa dove il potere temporale è della polizia, Italo sta per essere nominato Cardinale. E’ inginocchiato in fondo alla piccola sala ed indossa un vestito nero, elegante e lucido, con una medaglia d’oro che brilla nello scuro della sua persona. Ha le mani giunte sotto il mento rasato fresco e lo sguardo attento e fisso sul Supremo Cardinale che benedice i presenti in una Prefettura affollata consegnando gli eleganti baschi color oro, simbolo del potere e clou della cerimonia. Fra poco il Supremo Cardinale nel suo lussuoso abito da cerimonia avanzerà verso Italo, ma Italo non è felice. E’ solamente incredulo. Molto incredulo. Guarda fisso il Supremo e continua a restare incredulo eppure, mai nessuna promozione è stata meritata come la sua. Un’onesta politica, una dedizione totale al lavoro, un’incessante opera divulgativa di modernizzazione moralizzata, un’onestà ormai diventata simbolo dei suoi meriti. Il popolo lo ama, i Magistrati sono dalla sua parte, i Prefetti lo viziano e perfino il Papa chiede costantemente sue notizie. Tutto insomma. Tutto…… eppure Italo ha paura. Nella sua pura ingenuità ora che il potere è a pochi passi da lui, resta ancora incredulo. “Si tratta di uno sbaglio se sono qui! Certo, che cosa ho fatto di così speciale per meritare quest’altissima carica? Perché io e non qualcun altro?”. Che umili pensieri nel suo cervello. Intanto il religioso avanza, stringe le mani e consegna i baschi d’oro che i nuovi cardinali non indossano. Ora è il turno di Italo. Tutti applaudono. Anche lui come gli altri riceve il grande potere ed anche lui lo tiene in mano. Poi, dopo la cerimonia, in una saletta attigua il Prefetto con la sua tonda faccia invita tutti i neo-cardinali ad indossare il berretto e, come vuole la tradizione, risvoltato. “E’ molto buffo” pensa Italo “anzi ridicolo. Se un domani sarò Supremo questa meschina scaramanzia la farò sparire per sempre, insieme a questo grossolano Prefetto che ormai è un inferiore a tutti gli effetti e continua a dare queste volgari pacche sulle spalle. Tutto questo non è serio e noi abbiamo bisogno di serietà ed onorabilità partendo dalla base, altrimenti non si è creduti”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Sono passati ventidue anni e già da tre Italo è il Supremo Cardinale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il popolo lo imita, lo stima, lo crede giusto ed onesto e così è. Nell’arco del suo mandato Italo ha fatto imponenti riforme e tante altre cose belle e buone. Nomina i Cardinali sempre giusti e onesti. E’ lui il simbolo d’ordine e polizia mondiale. L’Imperatore ha proposto la sua nomina al soglio Pontificio e fra qualche giorno sarà nominato Papa. Finalmente, dopo tanti secoli di governo arabo è un cattolico a sedersi sull’ambito trono, ma un piccolo particolare, insignificante nella sua tradizione, purtroppo ancora in vigore per i Papi e chissà come sfuggito alla riforma dell’ordine legale, può costargli tutto. Può distruggere in un solo attimo tutta la sua opera e principalmente la sua immagine. Nella corsa al trono di Dio, Italo ha dimenticato che un Papa è ancora legato al vecchio e superato rito della cresima e per essere Papi bisogna essere cresimati. Lui non lo è, e proprio grazie alle sue riforme non lo potrà mai essere, né per altro può abolire questo requisito ora che sederà sul soglio pontificio. Nel frattempo, Italo come un dio viene eletto Papa, ed il Cardinale Saucier nominato dall’Imperatore per il controllo dei requisiti formali di legittimità del nuovo Papa. E’ proprio Saucier, già tempo nominato Cardinale da Italo, il suo controllore. Proprio quel Saucier che gli piacque tanto per il suo carattere incorruttibile, sarà quello che lo sputtanerà e lo ricoprirà di fango e merda fino a farlo sprofondare, proprio come lui stesso gli ha insegnato a fare con gl’imbroglioni. “No! Tutto questo si deve evitare. Si deve evitare. L’ordine mondiale resterebbe sconvolto. Bisogna intervenire subito. Per prima cosa è necessario farlo tacere, non sarà facile ma si conosce il suo prezzo” o meglio, Italo conosce benissimo il punto debole di Saucier, ed è lì che lo colpirà; una bella nomina a Supremo Cardinale più il titolo di primo consigliere del Santo Uffizio se starà zitto e questo è subito dopo l’investitura, poi in seguito altri favori, e se non dovesse bastare altro potere, denaro e donne a volontà. Comunque, poi sarà necessario farlo uccidere. “No, meglio ucciderlo personalmente per evitare scandali e testimoni. Un po’ di veleno…..E’ meglio simulare un incidente, un banale e disgraziatissimo incidente che lo farà volare fuori della finestra”, ed Italo sarà addolorato e la parola di un Papa peraltro testimone dell’accaduto basterà a far archiviare le indagini.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Tutto è andato come previsto. Tutto è in regola, gli uomini credono molto nell’onestà di Saucier. Italo è ufficialmente salito sullo scranno papale ed il suo primo atto di Dio in terra è stato quello di far nominare Saucier Supremo Cardinale e Primo Consigliere del Santo Uffizio con la seguente motivazione “…per le sue doti di onestà, incorruttibilità, religiosità ed attaccamento al dovere.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il pontificato di Papa Italo XI passò alla storia come il più breve di tutti i tempi. La balaustra del vetusto Palazzo Prefettizio cedette proprio sotto il peso dello sventurato Italo mentre era a colloquio con il suo Primo Consigliere. Fu un volo di circa trenta metri, dove il disgraziato Papa Italo trovò una morte terribile e all’istante. Ovviamente non fu aperta nessuna inchiesta. Bastò semplicemente la descrizione dell’accaduto da parte dello sconvolto Primo Consigliere e Supremo Cardinale … Saucier.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;I funerali furono solenni e l’intera umanità pianse Papa Italo. Saucier disse un gran bene del Santo Padre, e pianse pubblicamente commovendo tutti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Quindici giorni dopo i funerali, il Supremo Cardinale Saucier fu segnalato all’Imperatore quale successore di Italo e solo dopo altri tre giorni divenne Papa. Governò con il nome di Papa Italo XII. Si! proprio di Italo come ebbe lui stesso a dire nel giorno della sua incoronazione “….nel rispetto ed imperitura memoria di quel grande Papa da tutti noi amato che fu Italo XI, nostro maestro e da oggi guida spirituale per noi tutti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Saucier era cresimato e non ebbe problemi. Pontificò quattro anni e fu ricordato come l’uomo del rinnovamento morale e spirituale. Purtroppo ancora a tutt’oggi le circostanze della sua morte rimangono un mistero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-3172189113202943456?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/3172189113202943456/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/il-supremo-cardinale-un-racconto-di-ivo.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/3172189113202943456'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/3172189113202943456'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/il-supremo-cardinale-un-racconto-di-ivo.html' title='IL SUPREMO CARDINALE                  un racconto di Ivo Tiberio Ginevra'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-2046097816414766163</id><published>2011-03-08T13:29:00.000-08:00</published><updated>2011-03-08T13:29:32.911-08:00</updated><title type='text'>Un tipo tranquillo</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://www.illibraio.it/gallery/storye2/Vichi_Un%20tipo%20tranquillo3269_img.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" q6="true" src="http://www.illibraio.it/gallery/storye2/Vichi_Un%20tipo%20tranquillo3269_img.jpg" width="206" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Siete sicuri di non avere dentro di voi una bestia immonda capace di realizzare il più turpe dei vostri desideri?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Siete sicuri che resterà sempre in letargo?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Qualunque sia la risposta vi dico che c’è.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Che un giorno potrebbe svegliarsi, rompere i legacci e scatenarsi per il suo univoco piacere che è il vostro inconfessabile desiderio segreto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Mario Rossi, il protagonista dell’ultimo romanzo di Marco Vichi “Un tipo tranquillo”, questa bestia ce l’ha. Non sapeva d’averla e quando lo ha scoperto credeva pure di domarla, ma rotta la catena, la bestia ha soddisfatto il suo desiderio rosso e vivo e la tela si è imbevuta avida come un prato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Mario Rossi, un uomo tranquillo, come tanti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;In lui è tutto ok. Ogni cosa è tranquilla. E “tranquilla” vuol dire avere una cuccia, uguale alle altre. Mediocre, comune, scontata, dozzinale. In una sola parola: “Sicura”. Tutto sicuro e tranquillo a cominciare dal suo nome. Anonimo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Per 63 anni, Mario Rossi è andato a spasso con la sua bestia rinchiusa nella scatola.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;A spasso con lui in tutti i luoghi, in ogni circostanza.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Per tutti gli anni della sua tranquilla esistenza, la bestia è stata con lui.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Non aveva neanche pensato d’averla, ma un fatto comune. Una circostanza imprevedibile, ma naturale, l’ha svegliata. E questa ha dovuto rincorrere tutto il tempo perso, fino a strapparlo con i denti, fino alla vita stessa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Un tipo tranquillo è un gran bel romanzo e Marco Vichi è uno scrittore sensazionale, un narratore del nostro tempo, maestro nel descrivere la psiche dell’italiano medio, che vive le angosce e le solitudini in una gabbia sicura dalle fondamenta standard, piatte, monotone, abitudinarie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Mario Rossi è un tipo insoddisfatto e domato. Desideroso e appagato dal “nulla” comune. Vestito di una personalità insignificante, sicura e mediocre.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La struttura del romanzo ha una costruzione naturale, intelligente e soprattutto perfetta a livello psicologico, con un’alternanza di personaggi semplici e complessi allo stesso tempo, affogati nella mediocrità borghese, dove alla fine, risalta solo la felicità illusoria data dal modello negativo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Quando si sveglierà la bestia dentro al tipo tranquillo, e sarà libera di fiutare il limite delle convenzioni, allora sarà facile per lei avere la meglio sul mediocre domatore e trascinarlo nel baratro della sua autoconsapevolezza dei desideri insani.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il finale del libro è imprevedibile.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Deve essere assolutamente metabolizzato prima di esprimere un qualsiasi giudizio, perché ha la forza potente di sprigionare elementi contrastanti fra loro, scuotendo i limiti della fantasia del lettore che ha dovuto aspettare la fino alla fine il compimento della metamorfosi del protagonista.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Un tipo tranquillo è indubbiamente un romanzo degno di stare in libreria accanto al “Fu Mattia Pascal” e “Lo strano caso del dottor Jekyll e del sig. Hyde”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ogni secolo ha la sua bestia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-2046097816414766163?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/2046097816414766163/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/un-tipo-tranquillo.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2046097816414766163'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2046097816414766163'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/un-tipo-tranquillo.html' title='Un tipo tranquillo'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-7108440545903973482</id><published>2011-03-08T13:23:00.000-08:00</published><updated>2011-03-08T13:23:07.640-08:00</updated><title type='text'>Qui si fanno miracoli</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.ivoginevra.it/Recensioni/quisifannomiracoli.png" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" q6="true" src="http://www.ivoginevra.it/Recensioni/quisifannomiracoli.png" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Qui si fanno miracoli era la scritta pubblicitaria esposta da una bottega palermitana specializzata nel dipingere ex-voto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il devoto si recava alla bottega, raccontava l’episodio, il pittore prendeva qualche appunto o direttamente faceva uno schizzo sulla latta e pattuiva il prezzo. Il pittore poi completava il disegno con una certa libertà, attendendosi ai criteri generali ed allo stile pittorico della propria bottega.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Atto di devozione e di gratitudine personale, l’ex-voto dipinto, oltre che per sciogliere un’obbligazione, viene offerto come esigenza di comunicazione per affermare la potenza miracolosa della Madonna, che si venera nel Santuario della Madonna della Milicia, ed in questo modo la gratitudine personale diventa comunitaria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Gli ex-voto del Santuario a pochi chilometri da Palermo, legati al culto della Madonna della Milicia, sono stati accuratamente restaurati e raccolti in un Museo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;I pezzi sono circa quattrocento, esposti in uno spazio che li mostra in successione temporale, come una processione di eventi drammatici umani che soltanto l’intervento della Madonna ha trasformato in eventi meravigliosi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La collezione costituisce una fotografia pittorica della vita, usi, costumi e credenze della società palermitana dal 1842 ad oggi.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Quest’arte massicciamente diffusa a livello popolare, si divide anche per aree geografiche, aventi alla base la natura economica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Si usava la latta, perché il poco costo del materiale facilmente reperibile e riciclato, si ricavava dalle scatole di sardine che i droghieri vendevano al dettaglio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Molti sono i temi sviluppati nella collezione. Alcuni ex-voto richiamano episodi della storia siciliana, l’impresa dei Mille, le rivolte di contadini, la battaglia di Dogali, ma sono le malattie, gli interventi chirurgici, gli incidenti sul lavoro, ed i salvataggi miracolosi dei pescatori sorpresi dalle tempeste, che fanno la parte rilevante negli ex-voto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Caratteristica degli ex-voto dipinti è che essi non venivano firmati: il pittore con questo gesto di umiltà, partecipava all’atto di devozione del miracolato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;A completare la formalizzazione pittorica c’è sempre la rappresentazione in alto a destra della Madonna della Milicia , di S. Francesco in ginocchio nell’atto di adorarla e quasi sempre la sigla “V.F.G.A.” che significa “Votum Fecit Gratiam Accepit” (voto fatto per grazia avuta).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Con profonda convinzione l’Amministrazione Provinciale di Palermo ha voluto promuovere e sostenere la pubblicazione di un volume sugli ex-voto del Santuario della Madonna della Milicia, a pochi chilometri da Palermo, in una elegante e raffinata veste grafica, interamente a colori ed in carta patinata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Autore del volume è padre Giuseppe Bucaro, che ha condotto i suoi studi e le sue ricerche sugli ex-voto, riuscendo a dare all’opera un alto valore culturale e storico che unisce gli aspetti fondamentali del rigore dell’analisi storica e dei simboli della fede assunta a devozione con illuminante valore scientifico.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Ginevra e alcuni brani trascritti dal libro di padre Giuseppe Bucaro&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-7108440545903973482?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/7108440545903973482/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/qui-si-fanno-miracoli.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7108440545903973482'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7108440545903973482'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/qui-si-fanno-miracoli.html' title='Qui si fanno miracoli'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-441014730633873757</id><published>2011-03-08T13:10:00.000-08:00</published><updated>2011-03-08T13:15:34.810-08:00</updated><title type='text'>Si fosse n’auciello</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://digilander.libero.it/aoc.cosenza/foto_cardellino_06.JPG" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" q6="true" src="http://digilander.libero.it/aoc.cosenza/foto_cardellino_06.JPG" width="305" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Si fosse n’auciello, ogne matina&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;vurria cantà ‘ncoppa ‘a fenesta toja:&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;“Bongiorno, ammore mio, bongiorno, ammore!”&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;E po’ vurria zumpà ‘ncoppa ‘e capille&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;e chianu chiano, comme a na carezza&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;cu stu beccuccio accussì piccerillo,&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;mme te mangiasse ‘e vase a pezzechillo…&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;si fosse nu canario o no cardillo&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Totò (Antonio De Curtis)&lt;/span&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-441014730633873757?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/441014730633873757/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/si-fosse-nauciello.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/441014730633873757'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/441014730633873757'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/si-fosse-nauciello.html' title='Si fosse n’auciello'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-8767469702269559619</id><published>2011-03-08T13:02:00.000-08:00</published><updated>2011-03-08T13:02:39.598-08:00</updated><title type='text'>Concorso nazionale di narrativa “Caffè Letterario Moak” 2011</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.coffeeurope.eu/news3/premio%20letterario%20moak%20logo%20.gif" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" q6="true" src="http://www.coffeeurope.eu/news3/premio%20letterario%20moak%20logo%20.gif" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Se vi piace scrivere storie e vi piace il caffè, vi segnalo l’undicesima edizione del premio letterario Moak.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Lo stile è libero, ma il tema è obbligatorio sul caffè.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La giuria è fatta da scrittori e critici più che competenti, il premio per i tre vincitori è in denaro, e c’è tempo fino al 21 Aprile 2011 per inviare gli elaborati.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questa volta il caffè non lo bevete, ma scrivetelo. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Vi trascrivo il bando del premio.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Art.1&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’azienda Caffè Moak ed l’Associazione Culturale Kronos indicono per l’anno 2011 la 10° edizione del concorso di narrativa Caffè Letterario Moak.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Art.2&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Si concorre inviando un solo racconto inedito in lingua italiana sul caffè (tema da intendere nella sua accezione più ampia, come luogo di incontro, bevanda, chicco, pianta, etc.).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La lunghezza del racconto va da un minimo di 5 ad un massimo di 20 cartelle.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Per cartella si intende una pagina dattiloscritta di 30 righe, pari a 1800 caratteri, spazi inclusi. (Per eventuali chiarimenti si consulti la pagina faq del concorso.)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Art.3&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il racconto va inviato in numero di 6 copie, di cui 5 anonime ed una sola firmata a conclusione del racconto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Insieme al racconto va inviata la scheda tecnica con i dati, le generalità e una breve presentazione dell’autore. La scheda è scaricabile dal sito del concorso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il racconto e la scheda vanno inviati anche in copia digitale in formato Word, tramite cd da allegare alle copie cartacee, o via e-mail all’indirizzo del concorso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Art.4&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Gli elaborati vanno spediti entro e non oltre il 21 aprile 2011 al seguente indirizzo: Associazione Culturale Kronos, via Risorgimento 10/B, 97015, Modica (RG).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Farà fede il timbro postale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Art.5&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La quota di partecipazione al concorso è fissata in € 17,00, da versare sul C/C Postale n° 57725301, intestato a: Centro di Formazione e di Iniziative Culturali ed Ambientali, via Risorgimento 10/B, 97015, Modica (RG). La ricevuta di versamento va allegata alle copie del racconto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;È possibile pagare la quota tramite assegno o in contanti, da inserire nella busta con le copie del racconto; oppure on-line tramite le Poste Italiane, utilizzando il codice IBAN del conto corrente del Centro di Formazione: IT36 X076 0117 0000 0005 7725 301.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Art.6&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;In occasione della 10° edizione del concorso la giuria è composta dai presidenti che si sono susseguiti in questi anni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;È presieduta da Walter Pedullà (critico letterario) e costituita da:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■Roberto Alajmo (scrittore)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■Guido Conti (scrittore)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■Salvatore Ferlita (critico letterario)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■Raffaele Nigro (scrittore)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■Massimo Onofri (critico letterario)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La Giuria d’onore è composta dai seguenti membri dell’azienda Moak:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■Giovanni Spadola (Presidente);&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■Sandro Spadola (Direttore generale);&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■Annalisa Spadola (Direttore marketing).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;e dai seguenti rappresentati delle istituzioni pubbliche:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■Presidente della Provincia Regionale di Ragusa;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■Assessore alla Cultura del Comune di Modica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Art.7&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La Giuria, secondo giudizio insindacabile, indicherà, tra tutti gli elaborati:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■i racconti segnalati (i racconti ritenuti più meritevoli);&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■i racconti vincitori (i primi tre racconti tra quelli segnalati).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Art.8&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Saranno premiati i primi tre racconti:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■1° classificato: € 1.500,00.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■2° classificato: € 1.000,00.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;■3° classificato: € 500,00.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Gli autori vincitori sono tenuti a presenziare alla cerimonia di premiazione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Art.9&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;I racconti finalisti e vincitori saranno pubblicati sul volume del Concorso “I racconti sul caffè”, edizione 2011.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Art.10&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’organizzazione del Concorso, se necessario, si riserva la facoltà di apportare modifiche al regolamento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La partecipazione al Concorso implica l’accettazione del presente regolamento.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ai sensi della Legge 196/2003 si informa che i dati personali relativi ai partecipanti saranno utilizzati unicamente ai fini del Concorso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Per ogni altro aspetto non contemplato nel presente bando fanno fede e ragione le vigenti norme di legge. Per ogni controversia legale è competente il Foro di Modica (RG).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;PER INFORMAZIONI&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Pagina faq del sito ufficiale del concorso&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Associazione Culturale Kronos – Sara Giunta&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;tel.: 0932.763940; 0932.906607 – cell.: 339.3350886&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;web: www.caffe-letterario.it&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;email: info@caffe-letterario.it&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-8767469702269559619?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/8767469702269559619/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/concorso-nazionale-di-narrativa-caffe.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/8767469702269559619'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/8767469702269559619'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/concorso-nazionale-di-narrativa-caffe.html' title='Concorso nazionale di narrativa “Caffè Letterario Moak” 2011'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-5646277553092378188</id><published>2011-03-08T12:54:00.000-08:00</published><updated>2011-03-08T12:54:36.038-08:00</updated><title type='text'>Accade davvero</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://popnews.it/wp-content/uploads/2010/12/ChiVuolEssereMilionario.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" q6="true" src="http://popnews.it/wp-content/uploads/2010/12/ChiVuolEssereMilionario.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div align="left" style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il fatto:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Martedì 1 marzo 2011 ore 19.00 – Canale 5, trasmissione “Chi vuol essere milionario”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il Presentatore Gerry Scotti ad un concorrente legge per un valore di 1.500 euro, la seguente domanda (una di quelle facilitate per rompere il ghiaccio):&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;&lt;em&gt;Chi elegge il Presidente della Repubblica Italiana?&lt;/em&gt; &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;a) &lt;em&gt;Il Consiglio dei Ministri&lt;/em&gt;;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;b) &lt;em&gt;Il Senato&lt;/em&gt;;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;c) &lt;em&gt;Il Presidente del Consiglio&lt;/em&gt;;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;d) &lt;em&gt;Il Parlamento&lt;/em&gt;.&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il concorrente entra in palese difficoltà e ritenendo la cosa “&lt;em&gt;una roba per anziani&lt;/em&gt;”, ritiene che sia eletto dai senatori.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il presentatore, anche se organo neutrale per istituzione televisiva, insinua il dubbio e consiglia di usare uno dei tre aiuti a disposizione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il concorrente accetta il suggerimento e siccome ritiene la domanda di carattere nazional-popolare decide di ricorre all’aiuto del pubblico presente in sala.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il pubblico interpellato si divide in un verdetto paritario, infatti, metà ritengono che Presidente della Repubblica sia eletto dal parlamento e l’altra metà, dai senatori.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;A questo punto il concorrente obbligato a decidere, sceglie di fidarsi di quella metà di pubblico che ha indicato i soli senatori e ovviamente sbaglia perché il Capo dello Stato è eletto dal parlamento in seduta comune, ed è eliminato dal gioco.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Le considerazioni:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Un volta qualcuno disse: “Qui o si fa l’Italia o si muore” e qualcun altro disse ancora: “Abbiamo fatto l’Italia, ora facciamo gli italiani” e adesso, a 150 anni dall’unità d’Italia ed a 63 anni dall’entrata in vigore della Costituzione della Repubblica Italiana, mi domando: come dobbiamo reagire quando in un programma televisivo assistiamo a questo incredibile sfoggio d’ignoranza, o meglio con chi dobbiamo incazzarci? Forse con Garibaldi? O con Enrico De Nicola che firmò la nostra Costituzione? Oppure con il nostro sistema scolastico, o la nostra società usa e getta, o con i nostri governanti che hanno permesso degli attacchi d’ignoranza di tale proporzione, oppure con questo o con quello. Io me la prendo solo con i curatori del programma di Gerry Scotti che si sono permessi di fare una domanda così stupida a scapito dello spettacolo, quando il nostro concorrente e tutto il pubblico in sala avrebbe potuto applicarsi e dare soddisfazioni con qualche bella domanda di gossip magari su chi ha il culo più a mandolino fra la Belen o la Canalis?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Volevo commentare il fatto, ma mi mancano le parole, o meglio, mi viene da dire solo Povera Italia ed ho la voglia di prendermela con tutti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-5646277553092378188?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/5646277553092378188/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/accade-davvero.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/5646277553092378188'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/5646277553092378188'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/accade-davvero.html' title='Accade davvero'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-6797885759102725194</id><published>2011-03-08T12:45:00.000-08:00</published><updated>2011-03-08T12:45:00.724-08:00</updated><title type='text'>La storia della bambola</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://files.splinder.com/aacadb1238d0f8130717bf916781d76b_small.jpg" imageanchor="1" style="margin-left: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" q6="true" src="http://files.splinder.com/aacadb1238d0f8130717bf916781d76b_small.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Giampaolo, il mio amico di Fb, mi ha inviato questo racconto di Paul Auster tratto dalle “Follie di Brooklin”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;È la storia di Kafka e la Bambola. Pare che sia vera. Alcuni critici ne parlano. Se vi piace recentemente è uscito un libro di Jordi Sierra I Fabra Jordi “Kafka e la bambola viaggiatrice” edito da Salani. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“Una lettura obbligata per chi ama le belle storie e indispensabile per coloro che non smetteranno mai di leggere Franz Kafka.”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;La storia della bambola&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;strong&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E’ l’ultimo anno della vita di Kafka, il quale si è innamorato di Dora Diamant, una ragazza di diciannove o vent’anni che è fuggita dalla Polonia lasciando la sua famiglia di ebrei chassidici e ora vive a Berlino. Ha la metà dei suoi anni, ma è lei che gli dà il coraggio di andarsene da Praga … una cosa che lui desiderava da tempo … e diventa la prima e unica donna con cui Kafka abbia convissuto. Arriva a Berlino nell’autunno del 1923, e la primavera dopo muore, però quei pochi mesi sono probabilmente i più felici della sua vita. Malgrado il deperimento della salute. Malgrado i problemi sociali di Berlino: scarsità di generi alimentari, violenza politica, l’inflazione più alta della storia tedesca. Malgrado la certezza di avere ancora poco da vivere.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Tutti i pomeriggi Kafka va a fare una passeggiata nel parco. Generalmente lo accompagna Dora. Un giorno incontrano una bambina in lacrime, che singhiozza da farsi scoppiare il petto. Kafka le chiede cosa c’è che non va e la bambina risponde che ha perso la sua bambola. Lui subito comincia a inventare una storia per spiegarle l’accaduto. «La tua bambola è andata a fare un giro», le dice. Lei gli chiede: «E tu come lo sai?» «Perché mi ha scritto una lettera», le risponde Kafka. La bambina sembra sospettosa. «Ce l’hai qui?» gli domanda. «No, mi spiace, – fa lui. – L’ho lasciata a casa per sbaglio, ma domani la porterò con me». E’ cosi convincente che la bambina non sa più cosa pensare. Possibile che quell’uomo misterioso stia dicendo la verità?&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Kafka torna subito a casa per scrivere la lettera. Si siede a tavolino e Dora, osservandolo mentre scrive, nota la stessa serietà, la stessa tensione che mostra quando sta componendo una sua opera. Non vuole prendere in giro la bambina. Questa è una vera fatica letteraria, e lui è ben deciso a compierla nel migliore dei modi. Se riuscirà a presentare alla bambina una bugia bellissima, e convincente, sostituirà la bambola perduta con una realtà diversa: falsa, forse, ma veritiera e credibile secondo le leggi della narrativa.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’indomani Kafka si precipita al parco con la lettera. La bambina lo sta aspettando, e dato che non ha ancora imparato a leggere gliela legge lui ad alta voce. La bambola è molto spiacente, ma si è stancata di vivere sempre con le stesse persone. Ha bisogno di muoversi e di vedere il mondo, di fare nuove amicizie. Non è che non voglia bene alla bambina, però desidera cambiare aria, perciò dovranno separarsi per qualche tempo. Infine la bambola promette che scriverà alla bambina ogni giorno e la terrà al corrente di quello che sta facendo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Già è incredibile che Kafka si sia preso il disturbo di scrivere quella prima lettera, ma ora si dedica al progetto di scriverne una nuova ogni giorno … al solo scopo di consolare la bambina, che fra l’altro per lui è una perfetta estranea, un esserino incontrato per caso un pomeriggio in un parco. Che tipo di uomo fa una cosa simile! E’ andato avanti per tre settimane. Tre settimane. Uno degli scrittori più geniali che siano mai vissuti ha sacrificato il suo tempo … un tempo sempre più scarso e prezioso … per comporre le lettere immaginarie di una bambola smarrita. Secondo la testimonianza di Dora scriveva ogni frase con una cura maniacale del dettaglio, e la sua prosa era precisa, spiritosa e avvincente. In parole povere, era la prosa di Kafka, e lui per tre settimane andò tutti i giorni al parco e scrisse ogni volta una nuova lettera alla bambina. La bambola diventa grande, va a scuola, conosce altre persone. Continua a ripetere alla bambina che le vuole bene, ma allude a certe complicazioni che le rendono impossibile il ritorno. A poco a poco Kafka prepara la bambina per il momento in cui la bambola sparirà dalla sua vita per sempre. Si spreme per creare un finale soddisfacente temendo che se non lo troverà si possa rompere l’incantesimo. Dopo aver vagliato alcune ipotesi, alla fine decide di far sposare la bambola. Descrive il giovanotto di cui lei si innamora, la festa di fidanzamento, le nozze in campagna, perfino la casa dove ora abitano la bambola e suo marito. E poi, nell’ultima riga, la bambola dice addio alla sua vecchia e affezionata amica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ma a questo punto naturalmente la bambina non sente più la mancanza della bambola. Kafka le ha dato in cambio qualcos’altro, e alla fine delle tre settimane le lettere l’hanno guarita dal suo cruccio. Lei ha la storia, e quando una persona è abbastanza fortunata da vivere all’interno di una storia, da vivere in un mondo immaginario, i dolori di questo mondo svaniscono. Perché fino a quando la storia continua, la realtà non esiste più.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-6797885759102725194?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/6797885759102725194/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/la-storia-della-bambola.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/6797885759102725194'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/6797885759102725194'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/la-storia-della-bambola.html' title='La storia della bambola'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-2351593921697719460</id><published>2011-03-08T12:15:00.000-08:00</published><updated>2011-03-08T12:17:52.232-08:00</updated><title type='text'>Booktrailer: Gli Assassini di Cristo - Un giallo-noir di Ivo Tiberio Ginevra</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;object class="BLOGGER-youtube-video" classid="clsid:D27CDB6E-AE6D-11cf-96B8-444553540000" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0" data-thumbnail-src="http://3.gvt0.com/vi/UOfYESX76ks/0.jpg" height="266" width="320"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/UOfYESX76ks&amp;fs=1&amp;source=uds" /&gt;&lt;param name="bgcolor" value="#FFFFFF" /&gt;&lt;embed width="320" height="266" src="http://www.youtube.com/v/UOfYESX76ks&amp;fs=1&amp;source=uds" type="application/x-shockwave-flash"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&amp;nbsp;Robin Edizioni - Romanzo di Ivo Tiberio Ginevra&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;Da Aprile in libreria&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;Creazione Booktrailer: Anna Squatrito &lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-2351593921697719460?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/2351593921697719460/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/booktrailer-gli-assassini-di-cristo-di.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2351593921697719460'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2351593921697719460'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2011/03/booktrailer-gli-assassini-di-cristo-di.html' title='Booktrailer: Gli Assassini di Cristo - Un giallo-noir di Ivo Tiberio Ginevra'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-4191419458676696272</id><published>2010-11-28T09:33:00.000-08:00</published><updated>2010-11-28T09:33:34.802-08:00</updated><title type='text'>LA FESTA DEI MORTI</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TPKSX1-RGbI/AAAAAAAAADc/XvchB6BfTiA/s1600/pupidizucchero2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="240" ox="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TPKSX1-RGbI/AAAAAAAAADc/XvchB6BfTiA/s320/pupidizucchero2.jpg" width="320" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;di Ivo Ginevra &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Noi in Sicilia abbiamo “i morti”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Mi spiego meglio. È una vecchissima tradizione dove la notte dell’uno novembre i morti, cioè le anime dei parenti defunti, fanno trovare al risveglio dei bambini, dolci (la frutta di martorana – marzapane), la pupaccena (una statuetta di zucchero solidificato con l’interno cavo a forma di pupo siciliano) dei biscotti secchi (detti ossa di morto) ed un regalo di poco conto (a me regalarono un fucile con i tappi). Poi si va al cimitero e quel cordone ombelicare che lega la famiglia, sebbene reciso dalla morte fisica, vive e si tramanda nelle generazioni.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Quella dei morti è una festa pagana tipica della nostra tradizione. L’origine che si perde nella notte dei tempi è sicuramente tribale e anticamente consisteva nell’offerta simbolica di alimenti di forma umana da parte dei defunti con l’intento di tramandare nei vivi la loro forza e il loro ricordo (riti ancora in vigore in qualche tribù dell’Indonesia e dell’Africa).&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La tradizione si è anche rafforzata nel tempo con l’usanza del pranzo offerto dai vicini di casa del defunto ai familiari che avevano subito la perdita del parente, dato che non avevano potuto provvedere ai loro bisogni alimentari.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questa tradizione grazie ad Halloween rischia ora di scomparire, infatti, i mercati rionali che in questo periodo erano invasi di luci, colori sgargianti, sapori, odori e luccichii di giocattoli stanno per essere soppiantati da una marea di colori neri, lugubri e porcherie di plastica fatti da teschi, pipistrelli e costumi da streghe d’indubbio gusto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Grazie anche al bombardamento mediatico i nostri bambini al posto della frutta di martorana, adesso vogliono un zucca di plastica. Vogliono un tetro abito nero ed un trucco sanguinolento come se fossimo a carnevale, e in definitiva non vanno più al cimitero a rendere un omaggio ai morti facendo scomparire una buona tradizione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Anche la scuola e soprattutto quella materna ed elementare, grazie ad un personale poco attento contribuisce molto a soppiantare questa educativa tradizione tipicamente nostra.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La festa dell’attesa del regalo col giorno del ricordo si sta velocemente trasformando in una pacchianata americaneggiante, non sentita, inutile, diseducativa, stupida e soprattutto estranea alla nostra cultura, oramai tesa alla globalizzazione, all’appiattimento del tutto, ed a scimmiottare malamente lo sterile modello americano.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Mi fanno pena i nostri figli che crescendo non avranno come me il ricordo del sorriso mio nonno che nella mattina della festa, regalandomi la frutta di martorana, il pupo di zucchero, ed il fucile di latta mi diceva: “&lt;em&gt;questi te li ha portati la nonna che non c’è più e ti pensa sempre&lt;/em&gt;”. Poi andavamo a portarle un fiore al cimitero.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Tenetevi pure Halloween.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-4191419458676696272?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/4191419458676696272/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/11/la-festa-dei-morti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4191419458676696272'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4191419458676696272'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/11/la-festa-dei-morti.html' title='LA FESTA DEI MORTI'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TPKSX1-RGbI/AAAAAAAAADc/XvchB6BfTiA/s72-c/pupidizucchero2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-3981471118728981463</id><published>2010-11-28T09:30:00.000-08:00</published><updated>2010-11-28T09:30:20.237-08:00</updated><title type='text'>QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.garzantilibri.it/dbimmagini/QuerPasticciaccio.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ox="true" src="http://www.garzantilibri.it/dbimmagini/QuerPasticciaccio.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;CARLO EMILIO GADDA&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Garzanti Editori.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Recensione di Ivo Ginevra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;È impossibile fare una recensione a questo Romanzo con la “R” maiuscola e, di fatto, non la farò perché non so fare quei discorsi da professoroni sull’importanza di questo lavoro nell’ambito della letteratura italiana del novecento. Se me n’arrogassi il compito dovrei scrivere dell’arte del Belli nella parlata in romanesco, e dovrei fare riferimenti anche a Manzoni e “La ricerca dello stile necessario”. Dovrei trattare necessariamente dell’importanza che il dialetto, e la lingua parlata aveva, ha ed avrà nella storia dell’opera narrativa, e spingermi fino al nostro secolo con riflessioni su Camilleri, Niffoi, ecc., ma ripeto non sono quel professore che potrebbe dire, quanto altri emeriti critici hanno già detto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dico solo che mi è piaciuto e anche molto.&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dico che da siciliano ho letto, sì con un po’ di difficoltà quest’opera intrisa di spirito romano, ma che alla fine ho capito tante cose sulla romanità che forse non avrei afferrato leggendo altri romanzi su Roma.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dico che questo classico non deve cadere nel dimenicatoio e che dovrebbe essere insegnato nelle scuole e soprattutto in quelle del Lazio obbligatoriamente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dico che il grande regista cinematografico Pietro Germi ha fatto uno splendido film, con il grande Saro Urzì, e che anche questo non dove essere dimenticato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dico che me pure venuta la voglia di parlarci in romanesco e quasi quasi in faglja me ce diverto pure a parlaglje, se così se’ scrive.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Solo per farvi capire quanto è bello il romanzo, quanto grande è la genialità del suo autore, e soprattutto, per farvi leggere sto capolavoro di “Quer pasticciaccio brutto de via Merulana”, vi trascrivo alcune frasi del romanzo che sono più eloquenti di migliaia di discorsi cattedratici, cominciando dalla descrizione del suo protagonista e credetemi, c’era da trascriverlo tutto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Ingravallo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Tutti oramai lo chiamavano Don Ciccio. Era il dottor Francesco Ingravallo comandato alla mobile: uno dei più giovani e non si sa perché, invidiati funzionari della sezione investigativa: ubiquo ai casi, onnipresente negli affari tenebrosi………Vestito come il magro onorario statale gli permetteva di vestirsi e con una o due macchioline d’olio sul bavero, quasi inpercettibili però, quasi un ricordo della collina molisana.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;…..In simili materie Don Ciccio era piuttosto versato : intuizione viva, e fino dagli anni della pubertà: aperta, poi, a tutti gli incontri demici della stirpe “fertile in opre e acerrima in armi”.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Un dubbio naturalmente. Un dubbio perfido però…che gli faceva dolorar le tempie, un dubbio dei più Ingravalleschi, dei più Doncicciani&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;“Mah” pensò Don Ciccio per confortarsi “qualunque figlio ‘e bona femmina è illibato, fino al suo primo amore … con la questura.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Il collega di Ingravallo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;…&lt;em&gt;Per quello che era donne, poi, e sfruttatori de donne, amore, amanti, matrimoni veri, matrimoni finti, corni e controcorni, nun c’era che lui, se po’ dì. …be’ lui in quela fanga, ce schizzava dentr’è fora come un autista de piazza. Lui sapeva a memoria tutte le coppie, co tutte le parentele e tutte le ramificazioni che je sbottaveno fora a primavera, o in testa o giù de testa:… co tutti l’incastri possibili: nascita, vita, morte e miracoli. Sapeva li buchi ch’affittaveno, e quanno se moveveno da qua pe annà là, le cammere matrimoniali, li cammerini, le cammere a ore, li sommiè e insino l’ottomane, co tutte le purce che ce stanno de casa, una per una.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Il maresciallo Santarella&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Con la pelle generosa degli italici, nelle lor messi cotti a luglio, a sole trebbiato: una salute da sensale di campagna.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;La notizia criminis&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Quando i due agenti gli dissero: “Se so’ sparati a via Merulana: ar duecentodicinnove: ner palazzo de li pescicani…”, un fiotto di sangue incuriosito, forse angosciato, gli inondò il ventricolo di destra.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Descrizione dei luoghi&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Una di quelle grandi case dei primi del secolo che t’infondono, solo a vederle, un senso di uggia, e di canarinizzata costrizione. Davanti al casermone color pidocchio una folla.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;La folla e le metafore di Ingravallo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Nell’andito e in portineria un’altra piccola folla, inquilini dello stabile: il cicaleccio delle donne. Ingravallo salì al terzo piano della scala A. Giù seguitò la gran ciarla: le voci spiegate o addirittura canore delle femmine, emulate da qualche trombone maschio, a quando a quando ne venivano addirittura sopraffatte: come le cervici chine delle vacche dalle gran corna del toro&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;….Era una confusione di voci e di aspetti: serve, padrone, broccoli….Vocine agri o infantili aggiungevano dinieghi o conferme. Torno torno un barboncino bianco scodinzolava eccitato e de tanto in tanto abbaiava puro lui: il più autorevolmente possibile.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Le donne volevano sapè. Tre o quattro, deggià, se sentì che parlaveno de nummeri: ereno d’accordo p’er dicissette, ma discuteveno sur tredici&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;La vittima&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;La signora Liliana di quando in quando, si sarebbe creduto sospirasse. Ingravallo notò che due o tre volte, a mezza voce, aveva detto mah! Chi dice ma, cuore contento non ha.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;L’azione criminale&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Lui rivoltosi, le aveva puntato una pistola sulla faccia: “Azzittete befana, sinnò te brucio”.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Gli avvocati&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Oh! Gli avvocati! Com’erano simpatici! E che buoni clienti! Bisognò un attimo, ma mai ad esser lei la cliente loro, cogitò.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Descrizione di un’inquilina&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;La Menegazzi nun s’era potuta pettinà: pareva una perucca de peli de granturco co li nastri, quello che ci aveva in testa. Diceva che il palazzo aveva la maledizione dentro i muri.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;La stampa&lt;/strong&gt; (piuttosto attuale già da allora e invasiva…solo quando vuole)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Era venerdì. Li cronisti e il telefono avevano rotto l’anima tutta la sera: tanto a via Merulana che giù, a Sante Stefene. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Le indagini &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Le indagini si sarebbero dovute estendere a mezza penisola, con un lento monsone di fonogrammi.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;“bè: allora dite: subito, bisogna rispondere, cara la mia madama: no pensarci un secolo. A pensarci tanto l’è di sicuro una bugia.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Il volto gli si illuminò dell’aurora del ci siamo&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Descrizione del fabbro&lt;/strong&gt; (superba)&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Da ultimo fu chiamato un fabbro. Un vereo Don Giovanni delle serrature: ciaveva un mazzo de rampini co un beccuccio in fonno, e je bastava de faje appena er solletico o coll’uno o coll’antro, che quelle già se sentiveno de nun potè più resiste. Pareveno come una donna virtuosa che perde i sensi&lt;/em&gt;. &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Una bella ragazza con la dote&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Era una splendida figliola, ed era un cofano di gioie… Era una figliola, con una scatoluccia: di cui loro, i Valdarena, avevano affidato al marito la chiavicina: e il diritto di servirsene, tric tric: il santo usufrutto&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Una confessione&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;…lei arrossì, abbassò gli occhi sul ventre, come l’Annunziata quanno che l’angelo se mette a spiegaje tutta la faccenda: poi prese coraggio a risponne… &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Lo spirito romano di Ingravallo &lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Era una giornata meravigliosa: di quelle così splendidamente romane che perfino uno statale di ottavo grado, ma vicino a zompà ner settimo, be’, pero quello se sente aricicciasse ar core un nun socchè, un quarche cosa che rissomija a la felicità.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;“Amico, che amico! amico ‘e chi?” Raccolte a tulipano le cinque dita della mano destra, altalenò quel fiore nella ipotiposi digito-investigativa tanto in uso agli Apuli.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Ereno passati li tempi belli …che pe un pizzico ar mandolino d’una serva a piazza Vittorio, c’era un brodo longo de mezza paggina.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/em&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Ingravallo e il vino&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;A Marino, artro che quel’ambrosia ce sta! A la grotta de sor Pippo ce steva un bianco malvagio: un vigliacchetto de quattr’anni in certe bottije che cinque anni prima averebbe elettrizzato il ministero….&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Il risveglio di Ingravallo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;A&amp;nbsp;occhi ancora chiusi o quasi, infilò le ciabattazze: che parevano attenderlo come due bestiole accucciate sul parquet: attendere i piedi ognuno il proprio…Un Apollo non più ventenne, un tantino pelosetto. Si grattò il testone, si appressò alla vaschetta, e dato libero corso alle linfe s’insaponò il naso e la faccia, il collo e le orecchie. Sgrullò il parruccone sotto il rubinetto alto del lavabo, con quei soffi e quelle strombate de naso, come di foca venuta a galla dopo le sue giravolte sott’acqua…&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Ingravallo e l’invidia&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Non s’azzardi d’accusà Giuliano, verga splendida della ceppaia, solo perché ne deve subire il confronto.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;“ah” fece Don Ciccio, “congratulazioni sentitissime”. Una smorfia atroce, una faccia di catrame…&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Le battute di spirito di Ingravallo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;“Ci vuol poco” grugnì don Ciccio fra sé e sé: “dove l’hanno comprata la nafta, da ‘o broccolaro?”.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Ingravallo e la donna&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;La personalità femminile – brontolò mentalmente Ingravallo quasi predicando a se stesso – che vvulive di? …’a personalità femminile, tipicamente centrogravitata sugli ovarii.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Riflessioni di Ingravallo sul ruolo del marito nel matrimonio senza figli&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;...mancandole i figli il marito cinquantottenne decade senza alcun demerito a buon amico, ma di gesso, a ornamento piacevole della casa, a delegato e segretario generale della confederazione dei soprammobili, a mera immagine ovvero, cioè, a manichino di marito: e l’uomo in genere è degradato a pupazzo. Un arnese che non serve.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;Antifascismo&lt;/strong&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Chi è certo d’avere ragione a forza, nemmeno dubita di poter avere torto in diritto. Chi si riconosce genio e faro delle genti, non sospetta d’essere moccolo male moribondo o quadrupede ciuco. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;…che da quanno nun c’era ancora sto Pupazzo a Palazzo Chiggi, a strilà dar barcone come uno stracciarolo.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Ladro de pentole e di casseruole a tutte genti: co la scusa de facce la guerra all’Inghilterra. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;…il testa di morto in pennacchi eruttò che la polizia….&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;em&gt;&lt;br /&gt;&lt;/em&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;…o da chilo ferente d’ ‘o palazzo Chigge. &lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-3981471118728981463?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/3981471118728981463/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/11/quer-pasticciaccio-brutto-de-via.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/3981471118728981463'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/3981471118728981463'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/11/quer-pasticciaccio-brutto-de-via.html' title='QUER PASTICCIACCIO BRUTTO DE VIA MERULANA'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-8565670101001170261</id><published>2010-11-28T09:16:00.000-08:00</published><updated>2010-11-28T09:16:06.998-08:00</updated><title type='text'>EVERYMAN</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/copertina/978885840056GRA.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" ox="true" src="http://www.einaudi.it/var/einaudi/contenuto/copertina/978885840056GRA.jpg" width="203" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;PHILIP ROTH&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;EINAUDI EDITORE&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Recensione di Ivo Ginevra &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Premetto subito che Everyman è un buon libro, che mi è piaciuto e che l’ho subito riletto;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;che Roth è indubbiamente uno dei più grandi scrittori contemporanei;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;che il dono di scrivere di Roth è fuori dal comune;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;che Roth è insuperabile nel dosare il racconto e bilanciare tutti i rapporti fra il protagonista e gli altri personaggi;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;che tutte le sue riflessioni sulla morte, la vecchiaia, la malattia resteranno indelebili nella mia memoria perché uscite fuori dall’intimo riflessivo di ogni uomo e narrate con una incisiva e disarmante semplicità;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;che la narrazione è piuttosto originale e procede fluida nel difficile campo dei salti temporali;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;che ho apprezzato molto l’autoironia, il nichilismo e la tragicomicità di Roth in questo racconto privo di qualsiasi metafora;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;che la chiusa del racconto con il dialogo fra il becchino ed il protagonista è una pietra miliare della letteratura contemporanea, in grado di richiamare alla memoria l’autorevole figura di un grande metafisico come “Amleto”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Tutto quanto premesso e considerato&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;mi autorizzo a criticare un papabile premio Nobel partendo dal titolo, perché non è azzeccato e non gli si addice per niente.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Io lo avrei chiamato “Morte, vecchia, malattia, pentimento di un pubblicitario di successo”, senz’altro il risultato sarebbe stato migliore. L’opera letteraria, infatti, parla proprio di un pubblicitario di successo in pensione, intento a fare i conti con la vita che gli è scivolata innanzi con tutti i suoi amori, e indugia sempre sulla continua demolizione del corpo da parte della vecchiaia e della malattia che lo porteranno inevitabilmente alla morte.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il romanzo è un continuo fare i conti con la morte. Inizia con il funerale del protagonista, continua con la scoperta della morte degli estranei e delle persone care, finisce con la propria morte, dopo avere visto lo scadimento del corpo attaccato dai morsi di una vecchiaia tiranna che tutto sbriciola, che tutto demolisce.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il nostro protagonista giunto alle soglie della senilità traccia il bilancio della sua vita, con la costante presenza delle malattie, ma non è un conto obiettivo che lo rende credibile, perché privo d’autocritica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Mai il protagonista di questo romanzo ha pensato di essere stato un uomo “fortunato”, di avere vissuto fino a 75 anni con una gran reputazione, con successo, con soldi, con donne stupende, viaggiando da Parigi ai Caraibi e circondato da tante belle cose che un Everyman qualunque non può permettersi di sognare.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Sì, ha anche sofferto, ma le pessime relazioni matrimoniali sono il frutto del suo esacerbato egoismo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ha sofferto per la morte dei genitori e delle persone care, ma chi non soffre o soffrirebbe per questo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ha sofferto perché malato, infatti, ha subito diverse operazioni al cuore con la paura che la malattia vinca sulla vita, ma permettetemi di dire che non c’è niente d’incredibile in tutto questo. Milioni di persone nel mondo tirano avanti in questa maniera, basti pensare che pure il sottoscritto è un cardiopatico ed ha subito 3 interventi al cuore (a proposito, la descrizione delle angioplastiche rende bene l’idea dell’estraneità del corpo nel processo operativo di una sala chirurgica ed è ottimamente descritta, ma non vi è alcun accenno in tutta l’opera, alla schiavitù della pillola, vero incubo di chi deve fare i conti con la malattia che giornalmente ti ricorda di esserci). Proprio per tutto questo il protagonista mi sembra privo d’attendibilità ed il libro a tratti riesce a scadere nella mera contabilità degli acciacchi, come in una qualsiasi operazione di ragioneria, dove il risultato finale è purtroppo sempre lo stesso.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Anche un altro titolo si sarebbe addetto a questo lungo racconto, come ad esempio: “La solitudine di un uomo di successo”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Questo perché il nostro acritico personaggio è solo nelle malattie, solo nella vecchiaia, solo nella morte stessa, ma non è quello che può definirsi un povero Cristo, un disgraziato segnato dalla vita, dal destino. È uno che ha dato, che ha preso anche molto, e che solo prima di morire, ha capito di avere bisogno degli altri.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;È un uomo che alla fine della vita paga il suo sviscerato egoismo, frutto della civiltà del benessere e capisce gli sbagli.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Manca una critica seppure velata da parte dello scrittore, al personaggio che dalla vita ha saputo prendere solo l’effimero, fatto di fama, soldi, donne a scapito dei valori fondamentali dell’esistenza umana.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Per finire permettetemi una terza e ultima disapprovazine sul titolo.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Se Everyman prende il nome da un classico dell’antica drammaturgia inglese che metaforicamente ha in sostanza l’appello di tutti gli uomini innanzi alla morte, la sua traduzione letterale in “ogni uomo” ha la pretesa universale di accumulare, svilire, forfettizare e soprattutto spersonalizzare ogni essere umano solo perché nasce, vive e muore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“Ogni uomo” non è uguale all’altro, perché vive in maniera diversa, perché affronta la vita, l’amore, la vecchiaia e la morte in maniera diversa dall’altro. L’assunto di Roth con la sua pretesa d’essere tutti uguali solo perché viviamo, amiamo e moriamo è troppo collettivo, comune, assolutista e cinico e non sposa il titolo del racconto, finendo per depistare il lettore che ovviamente non s’identifica.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Se è vero che tutti gli esseri umani hanno in comune una vita ed una morte, è anche vero che il percorso è sempre diverso per tutti, anche se porta allo stesso posto.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Proprio per questo ogni uomo non ha niente di comune con gli altri. Perché ogni uomo è diverso. Perché ogni uomo è arbitro del proprio destino.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-8565670101001170261?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/8565670101001170261/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/11/everyman.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/8565670101001170261'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/8565670101001170261'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/11/everyman.html' title='EVERYMAN'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-7344117816512782324</id><published>2010-11-28T09:13:00.000-08:00</published><updated>2010-11-28T09:13:06.450-08:00</updated><title type='text'>IN DUE SI UCCIDE MEGLIO</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: left;"&gt;&lt;a href="http://www.eclipse-magazine.it/images/stories/Letteratura/Letteratura_-_Saggi/In_due_si_uccide_meglio_-_Giuseppe_Pastore_e_Stefano_Valbonesi_-_Edizioni_XII.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="320" ox="true" src="http://www.eclipse-magazine.it/images/stories/Letteratura/Letteratura_-_Saggi/In_due_si_uccide_meglio_-_Giuseppe_Pastore_e_Stefano_Valbonesi_-_Edizioni_XII.jpg" width="223" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;GIUSEPPE PASTORE&amp;nbsp; &lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: left;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;STEFANO VALBONESI&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;“Quando i serial killer agiscono in coppia”&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;EDIZIONI XII&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Recensione di Ivo Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;"&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Capire perché una persona possa dedicare la propria esistenza all’omicidio e scandirla al ritmo delle violenze più efferate non è facile……. Tenendo presente ciò, capiamo allora come ancor più difficile sia capacitarsi del fatto che, a volte due perfetti sconosciuti possano unire le loro forze per perpetrare dei crimini orrendi e incamminarsi assieme lungo un percorso disseminato di morte. Partendo da tali considerazioni, questo libro non cercherà dunque di spiegare perché esistano assassini seriali di coppia. Questo libro vi mostrerà piuttosto cosa la malvagità combinata di due persone abbia potuto generare e come essa si sia manifestata&lt;/em&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ho volutamente trascritto parte dell’introduzione del libro perché l’essenza di questo lavoro sta tutta qui, proprio nell’introduzione, pertanto, leggendo questo volume non troverete le dissertazioni medico scientifiche, filosofiche, sociali ecc. ecc. di autori che hanno la pretesa di scrivere una pagina miliare nello studio della fenomenologia delinquenziale, ma troverete solo una lucida ed equilibrata narrazione di storie criminali, dove lo stile asciutto e incalzante guarda al fenomeno in se stesso applicando le varie teorie psicologiche elaborate dai migliori studiosi, direttamente ai singoli casi concreti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;È proprio la cura usata dagli scrittori nella descrizione dei singoli casi, utilizzando anche le confessioni dei serial killer, a far comprendere con disarmante semplicità le varie teorie degli studiosi del settore, come ad esempio quella dell’interazione “&lt;em&gt;incube succube&lt;/em&gt;”, della coppia Lake e Ng, o quella della “&lt;em&gt;mutua concordanza&lt;/em&gt;”, applicata alla “&lt;em&gt;coppia venuta dall’inferno&lt;/em&gt;” Lucas e Toole, oppure quella dell’”&lt;em&gt;uomo nel giusto&lt;/em&gt;” di Gallego e Williams, ma in questo libro nulla è più disarmante e realistico dei dialoghi criminali per far capire l’orrenda portata del fenomeno: “uccidere qualcuno è come fare una passeggiata, se volevo una vittima non dovevo far altro che procurarmela” (Henry Lee Lucas) o peggio : “….&lt;em&gt;Ng le taglia i vestiti&lt;/em&gt;. – “&lt;em&gt;Perché mi fate questo&lt;/em&gt;” chiede. “&lt;em&gt;Perché non ci piaci. Dobbiamo metterlo per inscritto?&lt;/em&gt;” “&lt;em&gt;Ridatemi mio figlio e farò tutto ciò che volete&lt;/em&gt;”. “&lt;em&gt;Farai tutto ciò che vogliamo in ogni caso&lt;/em&gt;”….&lt;em&gt;la ragazza non sa che sono già tutti morti&lt;/em&gt; (Lake e Ng)”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La scelta degli autori di concentrarsi solo sul fenomeno degli omicidi seriali di coppia è senz’altro una scelta vincente, perché va a colmare una lacuna nel panorama della letteratura specialistica, inoltre, la fenomenologia è molto ben studiata, infatti, dapprima tratta nei particolari le caratterizzazioni dei singoli “&lt;em&gt;predatori&lt;/em&gt;”, e poi analizza le dinamiche comportamentali della coppia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La perfezione dello studio è data anche dall’analisi d’alcuni dati statistici recenti e soprattutto dalle tipologie che formano la coppia: uomo/uomo, uomo/donna, donna/uomo, donna/donna, dove il primo indicato del duo è il dominante della coppia.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;L’esame degli scrittori oltre a scavare nel binomio di formazione dell’accoppiata seriale (amici, amanti, parenti), ne specifica statisticamente l’appartenenza allo status sociale (benestante, gay, lesbo) ed anche l’aspetto statistico geografico, che purtroppo attribuisce all’Italia un tragico primato.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il libro è arricchito pure da un’ottima bibliografia, dagli interventi dell’esimio criminologo Ruben De Luca e soprattutto dalla rigorosa descrizione dei crimini tratti dalle cronache giudiziarie.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Va rilevata anche l’ottima vena narrativa di Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi. Gli Scrittori, infatti, riescono con semplicità, chiarezza e precisione a trattare un argomento inquietante e assolutamente difficile, come quello degli omicidi seriali, con un apprezzabile tocco letterario, fra il noir incalzante ed il sociologico puro.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;In conclusione posso dire che quest’indagine di Giuseppe Pastore e Stefano Valbonesi sulla psiche umana deviata è raccolta in un libro che si legge tutto di un fiato e che sarà sicuramente d’aiuto a tutti gli operatori e non del settore.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ed anche se scontato, lasciatemelo dire: “&lt;em&gt;In due si scrive meglio&lt;/em&gt;”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-7344117816512782324?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/7344117816512782324/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/11/in-due-si-uccide-meglio.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7344117816512782324'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7344117816512782324'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/11/in-due-si-uccide-meglio.html' title='IN DUE SI UCCIDE MEGLIO'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-8646824359660494638</id><published>2010-10-09T03:15:00.000-07:00</published><updated>2010-10-09T03:15:19.861-07:00</updated><title type='text'>GLI ASSASSINI DI CRISTO</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TLA_OaQAufI/AAAAAAAAADQ/I0UQ-008weA/s1600/copertinalibro2.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ex="true" height="320" src="http://4.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TLA_OaQAufI/AAAAAAAAADQ/I0UQ-008weA/s320/copertinalibro2.jpg" width="195" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Ecco la copertina del mio primo romanzo che sarà disponibile in tutte le librerie da gennaio 2011.&lt;br /&gt;E' un giallo noir ambientato in Sicilia &lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=UOfYESX76ks"&gt;Guarda il Booktrailer Nero &lt;/a&gt;&lt;br /&gt;&lt;a href="http://www.youtube.com/watch?v=r7IEanLJ354"&gt;Guarda il Booktrailer Bianco&lt;/a&gt;&lt;br /&gt;Per informazioni e acquisto delle copie autografate contattare &lt;a href="mailto:ginevraivo@libero.it"&gt;ginevraivo@libero.it&lt;/a&gt; oppure entra nel sito &lt;a href="http://digilander.libero.it/ginevraivo/index.html"&gt;http://digilander.libero.it/ginevraivo/index.html&lt;/a&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-8646824359660494638?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/8646824359660494638/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/10/gli-assassini-di-cristo.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/8646824359660494638'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/8646824359660494638'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/10/gli-assassini-di-cristo.html' title='GLI ASSASSINI DI CRISTO'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TLA_OaQAufI/AAAAAAAAADQ/I0UQ-008weA/s72-c/copertinalibro2.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-5840450501111740698</id><published>2010-09-18T11:36:00.000-07:00</published><updated>2010-11-28T09:04:01.441-08:00</updated><title type='text'>TRAINSPOTTER</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TJUD-gH1JiI/AAAAAAAAADI/Bu3vAfW0sXI/s1600/Trainspotter.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" qx="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TJUD-gH1JiI/AAAAAAAAADI/Bu3vAfW0sXI/s320/Trainspotter.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;GIANFRANCO MANFREDI&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;FELTRINELLI&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Recensione di Ivo Ginevra&lt;/span&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Chiedo subito scusa a Gianfranco Manfredi se non lo conoscevo come scrittore, ma la dritta me l’ha data Serge Quadruppani nell’introduzione al racconto “La matematica non è un’opinione” inserito nella raccolta AA VV edita Mondadori con il titolo “14 Colpi al cuore”.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Quadruppani, e non è certo l’ultimo arrivato, scrive di Manfredi: &lt;em&gt;”….passando per il giallo ….considero Trainspotters un lavoro esemplare per rigore d’intreccio e forza dei suoi personaggi”.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ovviamente con una presentazione di questo tipo non potevo fare a meno di leggere Trainspotter, ma trovarlo non è stato facile perché il libro edito dalla Feltrinelli non è più in catalogo. Comunque, con un po’ di fatica e grazie alla famiglia di Internet l’ho trovato e posso tediarvi con una mia recensione.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Dico subito che n’è valsa la pena perché il romanzo è davvero bello ed anche se pubblicato nel 1989 resta spaventosamente attuale.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La storia cattura subito e focalizza in modo eccellente la figura del protagonista, già da quando era bambino e viveva &lt;em&gt;“…in quel piccolo asfittico buco di provincia”&lt;/em&gt;, infatti, allo zio che se lo portava via in macchina &lt;em&gt;“decantando le meraviglie della città con le opportunità che avrebbe trovato”&lt;/em&gt;, alla domanda&lt;em&gt; “Ti sei mai chiesto cosa vuoi fare da grande?”&lt;/em&gt; Sacha rispondeva semplicemente: &lt;em&gt;“Voglio guardare i treni”&lt;/em&gt;.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;E Sacha da semplice appassionato di treni diventa un Trainspotter. Uno di quelli, convinti, ossessivi. Uno di quelli che trascorre ogni momento libero della sua vita a studiare locomotive, linee ferroviarie, orari, treni. Uno che vive fino in fondo l’aria che si respira nelle stazioni, fra i binari ed i risucchi rapidi del vento smosso dai vagoni. Sacha è uno che erra sulle traversine fotografando, catalogando. Studiando. E proprio in uno di questi vagabondaggi inizia il suo ineluttabile destino mirabilmente narrato da Gianfranco Manfredi. &lt;em&gt;“……la processione dei vagoni sembrava interminabile. Sacha avrebbe quasi potuto toccarli. Faticava a tenersi dritto eppure non faceva nulla per scostarsi, come perso in una fantasticheria. Ebbe la sensazione di un rallentamento infinito mentre il vagone numero 6 gli scivolava davanti…. Una ragazza dai capelli azzurri… tutto era azzurro…un braccio scuro levato, un martello calato con forza… uno schizzo nerastro sul finestrino. La fuga dei vagoni si perdette stridendo, risucchiata da una galleria”.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Mai ho letto nella mia vita una descrizione d’omicidio più bella di questa. C’è tutto. Sorpresa, originalità, suspence, introspezione e soprattutto interrogativi. Molti.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Il bello di questo romanzo è che solo dopo poche pagine hai in tasca oltre al protagonista anche tutti i personaggi della storia, nonché i luoghi e contorni dell’azione straordinariamente descritti: &lt;em&gt;“Alle prime luci dell’alba, lo scalo di Lenz era abitato da poche persone silenziose, creature intermedie tra la notte e il giorno, isolati passeggeri in attesa di un locale, con la faccia del primo caffè. Nessuno badava a nessuno”.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Per non togliere al lettore il piacere di leggere Trainspotter smetterò di raccontare l’allucinate intreccio della storia, ma non posso tacere sulla magistrale descrizione psicologica dei personaggi co-protagonisti, e lo farò riportando le parole dello scrittore a proposito di Stepanie e Alex, per farvi capire quanto magistrale è stato il tocco di Manfredi… &lt;em&gt;“Ma Stephanie era un’altra cosa. Non mancava di stupirlo la sua arrendevolezza, quell’incredibile dote di obbedirgli in tutto con l’aria di farsi i fatti propri. Alex si sentiva sempre in debito con lei e reagiva insultandola, picchiandola, ma Stephanie era un muro di gomma, più dipendeva da lui e più lo faceva sentire dipendente. Perché non si accorgeva di avere delle tette da gran premio, un culo da favola, una pelle profumata, morbida, da gran puttana? perchè non forzava mai un gesto, uno sguardo, perché non sfruttava tutta la carica sessuale che si ritrovava?”&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Vale la pena di fare apertamente gli elogi a Gianfranco Manfredi per com’è riuscito a riassumere tutte le caratteristiche peculiari della tipologia d’assassini seriali nella coppia formata da uomo/donna (Alex e Stephanie) oggetto degli studi della moderna psicologia criminale. La psicologa Jennifer Furio nel suo Team Killer. A comparative study of collaborative criminals, sintetizza 7 punti caratteriali nei binomi criminali ed il nostro autore li ha compresi tutti e sette all’interno dell’accoppiata mortale Alex Stephanie, infatti:&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;1.&lt;/strong&gt; la donna è generalmente più giovane dell’uomo;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;2.&lt;/strong&gt; nella maggioranza dei casi l’uomo e la donna sono partner sessuali;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;3.&lt;/strong&gt; la donna conosce il suo partner in età giovanile 20/25 anni e sempre in un momento di estrema vulnerabilità emotiva;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;4.&lt;/strong&gt; la coppia agisce pianificando gli obiettivi, infatti la donna generalmente fa da esca per attirare la vittima;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;5.&lt;/strong&gt; il partner femminile è parte attiva nei delitti e asseconda i disegni criminale del compagno per la paura di perderlo e di restare sola;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;6.&lt;/strong&gt; L’uomo è il demiurgo della coppia e controlla ogni azione della donna, manovrandola in ogni circostanza;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;strong&gt;7.&lt;/strong&gt; La donna nel perdurare delle azioni delittuose diviene insicura e nutre del rancore nei confronti del compagno, pertanto è pronta a tradirlo, oppure a confessare i crimini sostenendo la difesa di essere stata manipolata.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Queste caratteristiche sono tutte insite nella storia della coppia criminale dov’è applicata con lucidità scientifica la teoria della &lt;em&gt;“dominanza”&lt;/em&gt; con un Alex perverso e malvagio e una Stephanie fortemente debole sul piano psicologico. I due una volta uniti in coppia formano una perfetta interazione &lt;em&gt;“incube-succube”,&lt;/em&gt; dove s’intenderà per incube la personalità dominante dell’uomo e succube quella suggestionabile della donna.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;La storia di Alex e Stephanie è quella tipica di una coppia di serial killer formata nella stragrande maggioranza dei casi, così come avviene nella realtà, con il rapporto di dominanza dell’uomo soggetto incube e della donna soggetto succube. Dove l’uomo è sempre il dominante.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;In conclusione Trainspotter è un romanzo strano, ben congegnato. Sembra statico, eppure si muove. È una continua metamorfosi psichica col suo inevitabile divenire freddo e spietato, dove tutti i termini usabili come ossessivo, folle, morboso convergono nel binario di Sacha e sfrecciano sulle rotaie fino a travolgere, eventi, vite, in &lt;em&gt;“uno schizzo nerastro”&lt;/em&gt; di devastante ossessività generale, dove vittime e carnefici sono ingoiati dal nero tunnel di una galleria.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Tutto lo svolgimento del romanzo è imprevedibile, incalzante e strano. Il finale assolutamente piacevole e geniale, dove la sudditanza psicologica lascia il passo alla folle logica efferata del delitto.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Trainspotter è davvero un bel romanzo e sarebbe più che giusto, dovuto, che la Feltrinelli ripubblicasse questo mirabile esempio di scrittura noir.&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;“ Il 321 ha già dodici minuti di ritardo.”&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;“ E’ importante?”&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;em&gt;Sacha non rispose. Guardava la massicciata. Erano seduti in macchina ad una decina di metri dai binari, su un prato bruciacchiato, senza luna e senza luce, solo le luminescenze verdastre del quadro dei comandi e la sigaretta accesa di Rita.&lt;/em&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Leggetelo….se lo trovate!!&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&amp;nbsp;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-5840450501111740698?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/5840450501111740698/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/09/trainspotter.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/5840450501111740698'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/5840450501111740698'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/09/trainspotter.html' title='TRAINSPOTTER'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://3.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TJUD-gH1JiI/AAAAAAAAADI/Bu3vAfW0sXI/s72-c/Trainspotter.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-4071751361588912564</id><published>2010-09-14T14:03:00.001-07:00</published><updated>2010-09-14T14:04:41.401-07:00</updated><title type='text'>kurosawa - sogni - il funerale</title><content type='html'>&lt;object height="405" width="500"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ig8eSqrg01w?fs=1&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;rel=0&amp;amp;color1=0x5d1719&amp;amp;color2=0xcd311b&amp;amp;border=1"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/ig8eSqrg01w?fs=1&amp;amp;hl=it_IT&amp;amp;rel=0&amp;amp;color1=0x5d1719&amp;amp;color2=0xcd311b&amp;amp;border=1" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="500" height="405"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-4071751361588912564?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/4071751361588912564/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/09/sogni-il-funerale.html#comment-form' title='1 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4071751361588912564'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4071751361588912564'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/09/sogni-il-funerale.html' title='kurosawa - sogni - il funerale'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>1</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-3087453939603708114</id><published>2010-08-29T02:58:00.000-07:00</published><updated>2010-08-29T02:58:11.543-07:00</updated><title type='text'>14 colpi al cuore</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/THos6oO_TKI/AAAAAAAAADA/Y299HuFArJw/s1600/14+colpi+al+cuore.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" ox="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/THos6oO_TKI/AAAAAAAAADA/Y299HuFArJw/s200/14+colpi+al+cuore.jpg" width="133" /&gt;&lt;/a&gt;AUTORI VARI&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;MONDADORI EDITORE&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recensione di Ivo Ginevra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il mio amico avvocato Nino Bonanno mi ha prestato da leggere un libro di Autori Vari edito Mondatori nel 2001, dal titolo “14 colpi al cuore”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quest'antologia è curata da Serge Quadruppani e gli scrittori che è riuscito a raccogliere sotto l’etichetta Mondatori sono di tutto rispetto, basti dire che il primo racconto è di &lt;strong&gt;Andrea Camilleri&lt;/strong&gt;, per l’appunto la “&lt;em&gt;Ballata per Fofò La Matina&lt;/em&gt;”, divenuto in seguito quel meraviglioso e singolare romanzo di “La stagione della caccia” edito Sellerio.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Gli altri “Autori Vari” sono tutti famosi al pubblico di appassionati del noir e li elenco in stretto ordine di pubblicazione del racconto: Gianfranco Manfredi, Laura Grimaldi, Nino Filastò, Massimo Carlotto, Santo Piazzese, Danilo Arona, Marcello Fois, Enzo Fileno Carabba, Eraldo Baldini, Michele Serio, Giacomo Cacciatore, Casare Battisti e Sandrone Dazieri. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ognuno di loro ha dato un racconto che è una piccola perla di 30 pagine circa. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A Quadruppani va indubbiamente dato il merito di avere saputo scegliere con cura questi autori e ognuno con il suo colpo sparato arriva dritto al cuore. Un cuore noir nella migliore tradizione italiana contemporanea.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ad 8 anni dalla sua pubblicazione quest’Oscar Mondadori regge bene il confronto con altre raccolte di racconti del genere. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Le storie sono tutte veramente belle e diverse fra loro e (ad eccezione di quella di Cesare Battisti che non mi è piaciuta per niente e che ritengo un infortunio) non ho nulla da dire se non un grazie a questi autori che mi hanno dato un autentico momento di piacere.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La bellezza&amp;nbsp;dell'antologia sta nel biglietto da visita consistente in un piccolo racconto consegnato dallo scrittore ad ogni lettore che non lo conosce o che lo ha solo sentito nominare, e l’effetto prodotto è quello di mettersi subito alla ricerca dei vari libri di questi autori; infatti non potrò esimermi di acquistare subito qualcosa di &lt;strong&gt;Gianfranco Manfredi&lt;/strong&gt; che sconoscevo ed ho ammirato nella sua storia dal titolo “&lt;em&gt;La matematica non è un opinione&lt;/em&gt;”. Stesso discorso vale per &lt;strong&gt;Laura Grimaldi&lt;/strong&gt; con il suo racconto: “&lt;em&gt;Tonio dai coltelli&lt;/em&gt;”, ed &lt;strong&gt;Eraldo Baldini&lt;/strong&gt; con la sua “&lt;em&gt;Spiaggia privata&lt;/em&gt;”. Pregevole anche la tensione creata da &lt;strong&gt;Michele Serio&lt;/strong&gt; in “&lt;em&gt;La casa infestata&lt;/em&gt;” e veramente bella la storia di &lt;strong&gt;Giacomo Cacciatore&lt;/strong&gt; dal titolo “&lt;em&gt;L’abbaglio&lt;/em&gt;”, dove in solo 31 pagine lo scrittore descrive brillantemente una storia di polizia intricata, con un linguaggio fresco e duttile, consegnandoci in modo caratterialmente completo il protagonista brigadiere di “piesse” in attesa si pensionamento, Vittorio Cacciamali. Un solo aggettivo per "&lt;em&gt;Cane mangia cane&lt;/em&gt;" di &lt;strong&gt;Marcello Fois&lt;/strong&gt;: bellissimo. Ha un incredibile personaggio e un finale strepitoso, così come il racconto di &lt;strong&gt;Massimo Carlotto&lt;/strong&gt; “&lt;em&gt;Storia di Gabriella vedova della mala&lt;/em&gt;” che riprende ed anticipa i suoi romanzi con l’ormai famoso Alligatore. Bello e irreale “&lt;em&gt;L’eclissi del granchio&lt;/em&gt;” di &lt;strong&gt;Nino Filastò&lt;/strong&gt;, e impeccabile come sempre &lt;strong&gt;Sandrone Dazieri&lt;/strong&gt;, nel suo inconfondibile stile asciutto dei “&lt;em&gt;I ragazzi del jukebox&lt;/em&gt;”. Il racconto di &lt;strong&gt;Santo Piazzese&lt;/strong&gt;, “&lt;em&gt;L’estate di San Martino&lt;/em&gt;”, è bello, originale e anticipa di poco il linguaggio perfetto del suo terzo romanzo “Il soffio della Valanga”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Se fossi stato componente di una giuria e per l’assegnazione del premio e mi fossero arrivati in finale questi 13 scrittori, avrei avuto serissime difficoltà per nominare un vincitore, ma poi senza voler togliere nulla dei propri meriti a nessuno, avrei scelto Fois perché completo nello stile ed in piena obbedienza al noir denso di colpi di scena. Una menzione l’avrei sicuramente data a Manfredi per la sua originalità, e poi anche a Cacciatore, Carlotto e Serio. Il maestro Camilleri l’avrei ovviamente messo fuori concorso e sono indegno anche di nominarlo.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Questo libro non lo restituirò mai più a Nino, anche se la Mondadori nel 2002 ha pubblicato un'altra edizione reperibile in commercio cambiando la veste grafica di copertina ed aggiungendo un racconto intitolato "&lt;em&gt;Reinhardt Klotz&lt;/em&gt;" dell’ottimo &lt;strong&gt;Carlo Lucarelli&lt;/strong&gt;, non presente in quello fregato al mio amico.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Ivo Ginevra&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-3087453939603708114?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/3087453939603708114/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/14-colpi-al-cuore.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/3087453939603708114'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/3087453939603708114'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/14-colpi-al-cuore.html' title='14 colpi al cuore'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/THos6oO_TKI/AAAAAAAAADA/Y299HuFArJw/s72-c/14+colpi+al+cuore.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-4452392156825537370</id><published>2010-08-21T06:20:00.000-07:00</published><updated>2010-08-21T06:20:36.600-07:00</updated><title type='text'>Koechlin</title><content type='html'>&lt;object height="385" width="480"&gt;&lt;param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/YG2AOks53vE?fs=1&amp;amp;hl=it_IT"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowFullScreen" value="true"&gt;&lt;/param&gt;&lt;param name="allowscriptaccess" value="always"&gt;&lt;/param&gt;&lt;embed src="http://www.youtube.com/v/YG2AOks53vE?fs=1&amp;amp;hl=it_IT" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"&gt;&lt;/embed&gt;&lt;/object&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-4452392156825537370?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/4452392156825537370/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/koechlin.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4452392156825537370'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4452392156825537370'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/koechlin.html' title='Koechlin'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-6688981520836978668</id><published>2010-08-21T02:53:00.000-07:00</published><updated>2010-08-21T02:54:12.932-07:00</updated><title type='text'>Paradise for all</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TG-hqlz05PI/AAAAAAAAACo/4PjL47RyXRY/s1600/Paradise+for+all.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ox="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TG-hqlz05PI/AAAAAAAAACo/4PjL47RyXRY/s320/Paradise+for+all.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;ALESSIO ROMANO&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;FAZI EDITORE&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;strong&gt;Recensione di Ivo Ginevra&lt;/strong&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;La frase: “Uno scrittore dilettante inizia a scrivere quando è in crisi. Uno vero smette” pag. 36&lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Alessio Romano è indubbiamente un autore dai tratti geniali. &lt;br /&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Mi ha costretto a rileggere il suo Paradise for all subito dopo averlo finito, e proprio per questo ne voglio parlare.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Innanzitutto gli si deve dar atto che il mix fra realtà e finzione è perfettamente riuscito.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;La scuola di scrittura Holden con i suoi insegnanti da un lato (Veronesi, Baricco ecc.), la bella Elena, Filippo, il protagonista Matteo, con gli altri personaggi di pura finzione dall’altro, convivono talmente bene da far sembrare tutti esistenti o del tutto inventati. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Non a caso i migliori personaggi descritti sono uno reale (Veronesi), uno immaginario (Elena), ed uno a mezzo fra realtà e finzione, cioè lo stesso Romano scrittore del romanzo e protagonista della storia col nome di Matteo, ma c’è anche “Alessio il pescarese e anche lui scrive abbastanza bene”.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Questa era una sfida di gran lunga limitativa e Alessio Romano l’ha vinta senza replica alcuna.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Altra bella cosa di questo romanzo è il linguaggio diretto, ironico, incalzante, originale, divertente e soprattutto attuale, senza goticità, retorica o esercizi stilistici, inoltre qualche colpo di scena disseminato ad arte mantiene costantemente sveglia l’attenzione del lettore. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;I tratti psicologici descrittivi dei protagonisti sono brevi, intensi, disponibili all’elaborazione mentale e chi legge li vede muovere conoscendo appieno le loro debolezze o qualità intellettive. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Queste 172 pagine sono un concentrato di una storia, maledetta, con droga, sesso, occulto, amicizia, potere, pazzia, bugie, violenza, amore e morte pervase da un intensa passione per la scrittura dei protagonisti di fantasia, di realtà e dello stesso Alessio Romano.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Un grande esordio questo Paradise for all. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ivo Ginevra&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-6688981520836978668?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/6688981520836978668/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/paradise-for-all.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/6688981520836978668'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/6688981520836978668'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/paradise-for-all.html' title='Paradise for all'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TG-hqlz05PI/AAAAAAAAACo/4PjL47RyXRY/s72-c/Paradise+for+all.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-7915008122668914463</id><published>2010-08-16T06:10:00.000-07:00</published><updated>2010-08-16T06:10:32.191-07:00</updated><title type='text'>Un colpo di vento</title><content type='html'>&lt;div class="separator" style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGk4qFypOcI/AAAAAAAAACY/zpibOb5P7_A/s1600/Un+colpo+di+vento.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ox="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGk4qFypOcI/AAAAAAAAACY/zpibOb5P7_A/s320/Un+colpo+di+vento.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;Ferdinand Von Schirach&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Edizioni Longanesi&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;Recensione di Ivo Ginevra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La frase : La posizione del giudice per le indagini preliminari è forse la più interessante della giustizia penale. Ha una breve panoramica su ogni cosa, non deve sopportare lunghi dibattimenti e non deve ascoltare nessuno. Ma questa è solo una faccia della medaglia. L’altra è la solitudine. Il giudice per le indagini preliminari decide da solo. Tutto dipende da lui, chiude le persone in prigione, o le lascia libere. Esistono mestieri più semplici (pag. 154).&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il libro è composto da 11 racconti, tratti dalla diretta esperienza che l’autore, avvocato penalista tedesco, ha raccolto durante la sua carriera.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Quello che colpisce il lettore in questo romanzo è l’incedere lento, disilluso e assolutamente senza emozioni del narratore, che tratta tutti i casi giudiziari dei racconti, con il distacco professionale dell’avvocato penalista, al quale non interessa se il suo cliente è colpevole o innocente, perché il suo compito è solo difenderlo.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il fascino del libro sta tutto qua, proprio nel tono distaccato di questa narrazione che in maniera del tutto asettica entra nella psiche del delinquente difeso anche con la consapevolezza che può aver commesso il crimine, pertanto la conseguente analisi del reo e di quanto lo ha portato a commettere il delitto, è diretta, semplice, senza aforismi, supposizioni, suggestioni o altre imperlature scientifiche, critiche, letterarie.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’autore procede per tutto il libro nella descrizione inesorabile dei casi giudiziari secondo una geometria che attinge i suoi spunti cardini dalla certezza del processo e consequenziale pena, contrapposta alla motivazione socioculturale che ha generato il crimine.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In tutte le 237 pagine del libro non c’è alcun appagamento professionale nella trattazione del singolo caso giudiziario. Non c’è soltanto una cruda descrizione del fatto di cronaca. Non c’è la ricerca spasmodica della verità. C’è solo la descrizione dell’uomo con la sua ineluttabile miseria spirituale.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ogni racconto ha qualcosa d’inoppugnabile.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Ivo Ginevra&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;P.S.&lt;br /&gt;“Il caso letterario dell’anno” mi sembra eccessivo e poco credibile&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-7915008122668914463?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/7915008122668914463/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/un-colpo-di-vento.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7915008122668914463'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/7915008122668914463'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/un-colpo-di-vento.html' title='Un colpo di vento'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGk4qFypOcI/AAAAAAAAACY/zpibOb5P7_A/s72-c/Un+colpo+di+vento.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-8749858390195289829</id><published>2010-08-14T12:45:00.000-07:00</published><updated>2010-08-14T12:46:10.965-07:00</updated><title type='text'>La paura della verità</title><content type='html'>&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Andrea Pazzaglia&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;span style="font-size: large;"&gt;Robin Edizioni&lt;/span&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://1.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGbx1ktORzI/AAAAAAAAACQ/NF__faBvyqU/s1600/La+paura+della+verit%C3%A0.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ox="true" src="http://1.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGbx1ktORzI/AAAAAAAAACQ/NF__faBvyqU/s320/La+paura+della+verit%C3%A0.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Recensione di Ivo Ginevra&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;“C’è un odore per ogni età della nostra vita”.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Andrea Pazzaglia in questo romanzo ci regala il personaggio di Leonardo Del Sapio. “Un po’ malinconico e amante della natura, che passa le sue giornate coltivando la terra, immerso nella tranquillità del podere dove abita. A quarant’anni ha finalmente trovato la vita che desiderava, circondato da amici con cui condividere una buona cena e più di qualche bicchiere di vino rosso. Amante delle donne, ma profondamente innamorato di sua moglie Mara, Leonardo scoprirà pian piano di avere un fiuto particolare nello svelare misteri apparentemente irrisolvibili”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Diciamo subito non è un giallo ricco di colpi di scena, con inseguimenti, sparatorie, caterve di morti ammazzati e poliziotti. È un giallo, semplice, tenero, equilibrato, intimista, con perle di saggezza, e riflessioni naturali che sebbene possano apparire ovvie e scontate di questi tempi non sono quasi mai scritte, lette, raccontate. Il fascino della scrittura di Pazzaglia è tutto qua, nel rapporto con il quotidiano, con la terra, gli affetti, la semplicità delle piccole cose. Dei piccoli gesti.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;È un libro piacevole che affascina col suo incedere pigro degli eventi. La forza di Pazzaglia sta proprio nell’aver saputo cogliere e ben rappresentare la gestazione del processo mentale che travolge, suo malgrado, il pacifico protagonista del romanzo trasformandolo da felice campagnolo in vero detective.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Il personaggio di Leonardo Del Sapio è fresco, umano, molto originale ed estremamente credibile. I suoi valori sono quelli classici della famiglia, dell’amore, dell’amicizia e sono mostrati senza retorica e falso perbenismo. Il linguaggio per esprimere questi concetti è essenziale, calibrato e al contempo nostalgico. Un ottimo mix. Trascrivo da pag. 13 una riflessione dell’autore sull’amico morto che esprime perfettamente il dramma dell’indifferente incedere del giorno a dispetto del dramma personale. “… Il senso dell’assurdo che accompagna la morte delle persone ancora sane l’aveva seguito per tutto il giorno, spesso nella vigna in maglietta e pantaloni da lavoro, sotto un sole vivo che pareva, dopo gli scrosci dei giorni scorsi, non volersi più riposare”. E poi ancora da pag. 14 la riflessione di Del Sapio sull’amico scomparso che oramai non vedeva da tempo: “….Era quasi un estraneo oramai, crediamo che l’amico resti lì ad aspettarci e di poterlo ritrovare in ogni momento, ma ogni giorno nuove cose lasciano i loro resti di colori e polvere ad otturare i vecchi canali di comunicazione per cui bastava un gesto o uno sguardo per capirsi. Si rimane un po’ a combattere per cercare di trovare la chiave, la parola, il lessico per riattivarli, poi con tristezza si capisce che restano solo i ricordi e quel fondo di rispetto e malinconia per ciò che ci siamo dati, per ciò che siamo stati….”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;In definitiva un ottimo esordio per Andrea Pazzaglia ed un nuovo protagonista quello di Leonardo Del Sapio, indubbiamente bucolico, ma tanto umano, e che spero di poter rincontrare ancora.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Leonardo potrebbe essere ognuno di noi se solo avessimo il coraggio di buttare la nostra valigia 24 ore in un fiume e andare a vivere in campagna coltivando la terra per un ottimo vino. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;“Lasciare la noia talvolta è più difficile di affogarci”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ivo Ginevra&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-8749858390195289829?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/8749858390195289829/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/la-paura-della-verita.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/8749858390195289829'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/8749858390195289829'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/la-paura-della-verita.html' title='La paura della verità'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://1.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGbx1ktORzI/AAAAAAAAACQ/NF__faBvyqU/s72-c/La+paura+della+verit%C3%A0.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-4905359809422570865</id><published>2010-08-13T07:15:00.000-07:00</published><updated>2010-08-13T07:15:57.145-07:00</updated><title type='text'>Memoria di una geisha</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGVTa9I_MWI/AAAAAAAAACI/24q-DVFb6A8/s1600/Memorie+di+una+geisha.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" ox="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGVTa9I_MWI/AAAAAAAAACI/24q-DVFb6A8/s200/Memorie+di+una+geisha.jpg" width="135" /&gt;&lt;/a&gt;Hollywood geisha! E' questa la frase che racchiude in se tutto lo sforzo ed il prodotto dell'accoppiata Spielberg Marshall, dai quali era logico aspettarsi di più. Molto di più. La storia è mielosa e strappalacrime fin dall'inizio (vendita della piccola bambina alla casa di geishe). Continua nell'addestramento alla professione, si ridicolizza nell'amore segreto della giovane geisha per il "direttore generale", lascia perplessi sulla riffa organizzata per cedere la verginità della gheisha, diventa priva di pretese nella oscura fase della guerra mondiale e pateticamente si conclude nel coronamento della storia d'amore fra i due protagonisti. In questo film c'è tutta la Hollywood bella e vuota dei grandi registi americani. Bello e vuoto è, infatti, il prodotto, che non tratta alcun tema in modo approfondito (e sì che ce n'era di carne sul fuoco). Bello e vuoto è lo schermo. Bella e vuota è l'interpretazione dei personaggi, usciti tutti ridimensionati da questa storiella (fatta eccezione per l'ottima Gong Li). E' tutto, tutto bello e vuoto e non lascia alcun spazio a riflessioni sui temi trattati, ma quel che peggio, tratta anche molto marginalmente la storia, cultura e filosofia della Ghescia e del mondo nipponico. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Ivo Ginevra&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-4905359809422570865?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/4905359809422570865/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/memoria-di-una-geisha.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4905359809422570865'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/4905359809422570865'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/memoria-di-una-geisha.html' title='Memoria di una geisha'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGVTa9I_MWI/AAAAAAAAACI/24q-DVFb6A8/s72-c/Memorie+di+una+geisha.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-2775740002000233554</id><published>2010-08-13T07:13:00.000-07:00</published><updated>2010-08-13T07:13:15.108-07:00</updated><title type='text'>La giostra dei criceti</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGVSrhAsWuI/AAAAAAAAACA/OS3gvneKLng/s1600/La+giostra+dei+criceti.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" height="200" ox="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGVSrhAsWuI/AAAAAAAAACA/OS3gvneKLng/s200/La+giostra+dei+criceti.jpg" width="124" /&gt;&lt;/a&gt;Manzini riesce a farti respirare l'aria della periferia degradata, con le sue miserie, ambizioni, atmosfere e odori. Ti attacca sulla pelle la speranza di chi vuol cambiare vita ad ogni costo, a prescindere dal prezzo da pagare, fosse anche la vita stessa l'ultimo prezzo. Guarda all'amore fraterno come un valore certo e lo tradisce come spesso avviene nella quotidianità giornaliera. Nel romanzo colpisce la descrizione effettuata dal Manzini, della voglia di un delinquente anti eroe, di anelare ad un’esistenza fatta dalle tradizionali certezze dei valori comuni (amore, famiglia), fino a trasformare un essere dalla condotta deprecabile, in simbolo di un immaginario riscatto con rinascita. Libro veramente gradevole! Ricco di una vena creativa piena di colpi di scena nella migliore tradizione del thriller. &lt;br /&gt;Da leggere. &lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;Ivo Tiberio Ginevra&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-2775740002000233554?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/2775740002000233554/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/la-giostra-dei-criceti.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2775740002000233554'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/2775740002000233554'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/la-giostra-dei-criceti.html' title='La giostra dei criceti'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGVSrhAsWuI/AAAAAAAAACA/OS3gvneKLng/s72-c/La+giostra+dei+criceti.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-3157150547114676869</id><published>2010-08-13T07:05:00.000-07:00</published><updated>2010-08-13T07:05:29.429-07:00</updated><title type='text'>L' uccisore di ombre</title><content type='html'>&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGVQ-4E1GII/AAAAAAAAAB4/kYZ9EeLTfv8/s1600/L%27uccisore+di+ombre.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" ox="true" src="http://4.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGVQ-4E1GII/AAAAAAAAAB4/kYZ9EeLTfv8/s320/L%27uccisore+di+ombre.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;Ho letto con piacere questo libro e devo dar merito al suo scrittore, di essere riuscito a creare il prototipo del killer per antonomasia, coniugando alla perfezione l’esigenza letteraria con l’introspezione psicologica, e questo fin dall’inizio, partendo proprio dal suo aspetto fisico “…. lo sguardo anonimo, il volto insignificante. Un uomo normale. Statura media. Corporatura asciutta. Capelli castani tagliati in modo poco vistoso, abbastanza corti ma non rasati. Vestiario sobrio. Niente segni particolari. Niente accento. Invisibile”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Perfetta e stimolante appare l’analisi che il personaggio fa di se stesso nella ricerca delle radici assassine: “…non bastano l’avvilimento e la nausea a dar ragione o a rendere accettabile e comprensibile una condotta come la mia. Eppure è da lì che tutto comincia ….. mi resi conto che l’alternativa all’annichilimento graduale di una esistenza monotona e assurda era ed è l’altrettanto assurda, ma consapevole, scelta di fare quello che nessuno vuol fare”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Indubbiamente apprezzabile è la sua forza: Nella mia normalità. Nell’insignificanza del mio aspetto risiede tutto il mio potere. Mi sento invincibile”. “ Mi sento bene. Solo come sono. Senza prospettive, senza domani, senza legacci, senza vincoli, senza regole. Quei dannati burocrati dovrebbero provare come ci si sente ad essere me”. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;La sua professionalità: “Tutta la mia attività si basa sul calcolo. Sulla programmazione e la previsione. Sulla consapevolezza dei potenziali pericoli. Sull’assunzione dei rischi calcolati”. ….”Sono una scheggia di perfezione e di integrità. Sono l’esempio di rettitudine in mezzo all’approssimazione, alla distrazione alla disattenzione”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La sua visione filosofica della vita: “Ho smesso di temere per la mia vita quando ho smesso di credere che avrebbe avuto un senso”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;La sua consapevole analisi: “Non c’è odio, in me. Non c’è rabbia. Non c’è desiderio. Non c’è sentimento né passione”.&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="border-bottom: medium none; border-left: medium none; border-right: medium none; border-top: medium none; text-align: justify;"&gt;Il suo humour: “Per i sicari dovrebbero esserci dei tabelloni come per i pugili. Vinte, perse, ko. Solo che per noi appena una è persa finisce il gioco. E tutte le vittorie sono per ko”.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Antoine è un Killer perfetto! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Bella è la storia. Asciutto e calzante il modo di raccontarla. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;A Giorgetti va il merito di aver creato un personaggio con un’introspezione completa, anche se criminale. Di perfetto criminale! &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;&lt;br /&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;L’unico neo, ma piccolo, sta nell’essersi prolungato in una ricerca di: “come è cominciato tutto”. A mio avviso questa interruzione ha dato una leggera discontinuità all’azione del killer, che alla fine riprende vigore con gli ultimi capitoli nel perfetto stile del romanzo noir.&lt;/div&gt;&lt;br /&gt;Ivo Ginevra&lt;div class="blogger-post-footer"&gt;&lt;img width='1' height='1' src='https://blogger.googleusercontent.com/tracker/8496948441491303057-3157150547114676869?l=ivoginevra.blogspot.com' alt='' /&gt;&lt;/div&gt;</content><link rel='replies' type='application/atom+xml' href='http://ivoginevra.blogspot.com/feeds/3157150547114676869/comments/default' title='Commenti sul post'/><link rel='replies' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/l-uccisore-di-ombre.html#comment-form' title='0 Commenti'/><link rel='edit' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/3157150547114676869'/><link rel='self' type='application/atom+xml' href='http://www.blogger.com/feeds/8496948441491303057/posts/default/3157150547114676869'/><link rel='alternate' type='text/html' href='http://ivoginevra.blogspot.com/2010/08/l-uccisore-di-ombre.html' title='L&apos; uccisore di ombre'/><author><name>IVO TIBERIO GINEVRA</name><uri>http://www.blogger.com/profile/01401260127589683672</uri><email>noreply@blogger.com</email><gd:image rel='http://schemas.google.com/g/2005#thumbnail' width='25' height='32' src='http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFWgPNGKtPI/AAAAAAAAAAM/2THugoTfxSs/S220/ivuccio.jpg'/></author><media:thumbnail xmlns:media='http://search.yahoo.com/mrss/' url='http://4.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TGVQ-4E1GII/AAAAAAAAAB4/kYZ9EeLTfv8/s72-c/L%27uccisore+di+ombre.jpg' height='72' width='72'/><thr:total>0</thr:total></entry><entry><id>tag:blogger.com,1999:blog-8496948441491303057.post-1949897630568716871</id><published>2010-08-02T07:10:00.000-07:00</published><updated>2010-08-02T07:10:00.704-07:00</updated><title type='text'>IL DIAMANTE CODALUNGA DA ESPOSIZIONE "STANDARD" (Poephila acuticauda)</title><content type='html'>Testo di Ivo Ginevra&lt;br /&gt;Foto Alcedo&lt;br /&gt;Pubblicato su Alcedo n. 10 anno 2003&lt;br /&gt;&lt;br /&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://3.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFbRDy_HE-I/AAAAAAAAABY/IXHyRBIKxOI/s1600/diam.codalunga+copertina.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" bx="true" src="http://3.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFbRDy_HE-I/AAAAAAAAABY/IXHyRBIKxOI/s320/diam.codalunga+copertina.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;La fauna australiana ha nel Diamante coda lunga uno dei suoi esemplari più tipici e addirittura più belli che un allevatore di Estrildidi possa desiderare. Questo splendido Poephila non crea assolutamente alcun problema per quanto riguarda il suo mantenimento in cattività o la sua riproduzione, pertanto in questa nota non starò a scrivere niente di tutto ciò; oggi voglio semplicemente richiamare l'attenzione sullo standard, partendo dalla considerazione che più sono i disegni ed i colori che deve possedere un soggetto, più sono le difficoltà espositive che si presentano. Infatti, un attento osservatore od un giudice andrà subito a guardare nei punti critici e gioco forza potrà tranquillamente emettere la sentenza; quindi, affinché si abbiano dei buoni verdetti non occorre soltanto conoscere i giusti criteri di valutazione degli uccelli ma, anche e soprattutto, saperli esaminare con attenzione ed umiltà, perché solo quest'ultima è la componente essenziale e necessaria per far crescere l'allevatore .... ed anche l'uomo che è in lui. Rimandando, quindi, l'allevatore per l'apprendimento dell'umiltà allo studio dei precetti di vita sciorinati dagli appositi educatori, staremo qui semplicemente a descrivere lo standard del Diamante coda lunga applicato della Federazione Ornicoltori Italiani, analizzando singolarmente le voci che lo compongono e cioè la forma, la proporzione, la taglia, il disegno, il colore, il piumaggio, il portamento e le condizioni generali.&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;LA FORMA, LA PROPORZIONE E LA TAGLIA&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Una considerazione particolare deve porre l’allevatore nella selezione del Diamante codalunga, proprio alla coda. E' già esplicito capire dal nome di questo diamante, che la coda è una delle principali voci di giudizio. Le due timoniere centrali devono addirittura misurare 9 cm., mentre le restanti penne hanno una lunghezza totale di 5 cm.. Il resto del corpo deve avere una misura d'altrettanti 9 cm. Quindi, riassumendo, la lunghezza complessiva ideale di questo soggetto è di 18 cm. equamente divisa a metà fra corpo e coda. Chiaramente è un difetto da penalizzare una coda troppo lunga o troppo corta. La forma deve esprimere nell’insieme, armonia e robustezza specialmente nelle parti superiori, mentre nelle zone inferiori in modo particolare nel ventre, è sempre da preferire un aspetto molto affusolato. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;Guardando il Codalunga frontalmente, questo deve esprimere nella parte testa-collo-petto, una buona possanza; infatti, per la testa è obbligatoria una forma trapezoidale ben piantata sul collo, con una base abbastanza larga rispetto al vertice e deve essere sporgente in avanti esprimendo fierezza. Il petto si presenta piuttosto arrotondato e pieno, conferendo al poephila un'impressione d'ottima salute. Se poco sviluppato o sporgente o addirittura eccessivamente largo subisce una penalizzazione da parte del giudice; stessa penalità è riservata ad un soggetto con il collo piccolo o corto. Gravissimo ed irrimediabile difetto è quello di possedere un collo stretto. Anche la testa piatta contribuirà a svalutare il codalunga. Per il resto, terminando il discorso sulla forma - proporzione - taglia, non scordiamoci che le ali non devono essere troppo lunghe rispetto al corpo, e che il ventre non si deve assolutamente presentare di forma tondeggiante e ciò grazie alla tendenza naturale del codalunga di appesantirsi di grasso. &lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFbRRtGXQ_I/AAAAAAAAABg/2iktTCVISjs/s1600/Diamante+codalunga3+Alcedo.jpg" imageanchor="1" style="clear: left; cssfloat: left; float: left; margin-bottom: 1em; margin-right: 1em;"&gt;&lt;img border="0" bx="true" src="http://2.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFbRRtGXQ_I/AAAAAAAAABg/2iktTCVISjs/s320/Diamante+codalunga3+Alcedo.jpg" /&gt;&lt;/a&gt;&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;IL DISEGNO &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I disegni distintivi di questo splendido diamante australiano sono quelli marcati e tipici dei Poephila. Infatti, anche i suoi cugini Diamante bavetta e Diamante mascherato hanno gli stessi tratti distintivi, e cioè la bavetta, le redini, il calzone. Nel diamante codalunga, la bavetta è più estesa possibile con forma trapezoidale ed assolutamente ben disegnata; i suoi cugini, invece, la possiedono più piccola, come nel caso del Diamante bavetta. Che la bavetta sia nettamente disegnata e più estesa possibile, è un requisito essenziale. Altro segno distintivo sono le redini, precisamente quella fascia che congiunge l'occhio con la parte superiore del becco. Queste devono essere qnch'esse ben nette, delineate e marcate. Viceversa, sottili o peggio interrotte, andranno a penalizzare notevolmente l'estrindide che, oltre a perdere una delle parti caratteristiche del proprio disegno distintivo, perderà completamente il fascino di mistero che questa striscia sa esprimere. Terzo elemento distintivo è il calzone, così chiamato parafrasando il capo tessile adoperato dall'uomo: infatti coprirà la gamba e contribuirà a fare una forma slanciata al ventre, o ad appesantirlo se quest'ultimo è grasso. Così come le redini e la bavetta,dev'essere ben delineato e più largo possibile. Vale anche per questo la penalità se la forma è sottile, sfumata, non simmetrica o peggio irregolare. Un pregio particolarmente ricercato e che spesso dai più viene scambiato per difetto, è quel sottile filo bianco che compare simmetricamente nelle remiganti esterne del diamante codalunga. Altro pregio da considerare particolarmente, ma anch'esso scambiato per difetto, è una macchia bianca e simmetrica che riguarda le due timoniere esterne. Anche la separazione tra il dorso e la nuca deve essere, come tutti i disegni di questo diamante, ben netta e delineata. &lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;IL COLORE&lt;/div&gt;&lt;div style="text-align: justify;"&gt;I colori del diamante codalunga vanno dal nero al bianco, dall’azzurro al ruggine, variano quindi interessando sia i lipocromi che le melanine, le eumelanine e le feomelanine. Rigorosamente nero smagliante e uniforme sarà il colore della bavetta, del calzone, delle redini, della coda e dell’occhio.La testa esprimerà un colore azzurrastro splendente dove risalterà un becco giallo nel diamante ancestrale, o rosso corallo nella sottospecie HEKI. Il petto ed il ventre avranno una colorazione uniforme e violacea, consentendo di far risaltare ancora di più il nero brillante della bavetta e dei calzoni. Il dorso partendo da un color ruggine particolarmente scuro andrà a fondersi con il grigio-marrone scuro delle ali. Il sottocoda ed il basso ventre saranno di colore biancastro.Le zampe saranno di un bel colore rosso corallo in pandane con il becco, anch’esso di questo colore nella varietà HEKI, mentre di un colore rosato nella specie ancestrale a becco giallo.Le femmine, generalmente hanno dei colori meno luminosi rispetto ai maschi con un colore leggermente più carico nella zona delle guance e del vertice.Il codione è di un bellissimo bianco candido.&lt;/div&gt;&lt;div class="separator" style="clear: both; text-align: center;"&gt;&lt;a href="http://4.bp.blogspot.com/_sjM77S1YMYI/TFbRpSjmDWI/AAAAAAAAABo/ItB4Yn5xWsc/s1600/Diama
